L’aborto

La Corte Suprema americana ha cancellato la storica sentenza Roe versus Wade che da 50 anni tutelava il diritto all’aborto negli Stati Uniti. Pur coscienti che la grande maggioranza della popolazione sia favorevole all’aborto, vorremmo spingere a valutare il concetto di interruzione di gravidanza in tutti i suoi aspetti, non solo dal punto di vista parziale delle donne che, in considerazione della grande importanza di una maternità nella propria vita, sostengono il loro finale diritto di decidere se portarla avanti, tralasciando il fatto – per noi molto più considerabile – di compromettere con quest’intervento un’altra vita. Perché si tratta della vita di una persona che già esiste, non di rottamare un’automobile.

“Il corpo è mio e lo devo gestire solo io!”, sostengono a gran voce le donne. Sbagliano, perché dentro di loro, provvisoriamente, c’è il corpo di un altro: una persona in ottima salute, uomo o donna, che ha il solo difetto di non potersi ancora difendere. È molto giovane, è vero, ancor più di un bambino, ma non è certamente una colpa. Anche i bambini piccoli sono momentaneamente intelligenti quanto gli animali, ma non li uccidiamo per questo, visto che cresceranno per diventare come e forse migliori di noi. Chissà perché questa realtà viene ignorata non solo da chi ha l’egoistico interesse di disfarsi delle problematiche che un figlio comporta, cioè i genitori, ma addirittura dallo Stato, anzi da quasi tutti gli stati del mondo.

Di fatto, viene sostenuto un principio che è assolutamente sbagliato: quello che un bimbo nasce quando viene alla luce. Invece un bimbo nasce quando viene concepito, perché quel feto ha già l’aspetto, il Dna, l’intelligenza, le potenzialità complete di un individuo umano. E senza interventi successivi: basta aspettare e un feto si trasformerà in un uomo magari alto 1 metro e 90, che potrebbe anche essere un genio. Se la mamma di Leonardo avesse abortito, non sarebbe esistito Leonardo! Nel caso di Totò Rina, dirà qualcuno, sarebbe stato meglio. Ma chi può dire che nascerà un mafioso? E anche fosse, la pena di morte è vietata per tutti…

Ma un aborto è davvero come una pena di morte? Certo! Un feto viene fatto a pezzi, aspirato, perché è facile farlo. E l’ordine di ucciderlo nasce dalla madre, parente di primo grado, cosa considerata dalla legge (secondo noi a torto, ma è un altro discorso) un’aggravante. Una giovane madre in questi giorni ha accoltellato a morte la piccola Elena, e probabilmente sarà punita con un (meritato) ergastolo. L’avesse uccisa con un aborto prima che nascesse (era sempre Elena, no? Perché non lo capite?) sarebbe stata addirittura assistita dalle strutture sanitarie, che le avrebbero pure pagato l’aborto. Infatti, che differenza c’è fra un feto, un bambino e un adulto? La risposta è una sola: l’età, solo l’età! Gli esseri umani adulti, tutti, sono stati feti, poi bambini, poi adulti. Quindi un feto è un essere umano! Non lo diciamo noi: lo dice Platone nella Teoria della ghianda, dove la ghianda possiede già in sé la quercia che è destinata diventare.

Proviamo a leggere i commenti sulla decisione. L’Onu: “È un colpo terribile ai diritti umani delle donne”. Joe Biden ha lanciato un appello a Capitol Hill per ripristinare la sentenza Roe versus Wade come legge federale. Michelle Obama: “Ho il cuore spezzato per gli americani che hanno perso il diritto fondamentale di assumere decisioni informate in merito al loro corpo”. Del corpo del giovane nascituro si è dimenticata. Nancy Pelosi: “Una decisione crudele e scandalosa, ci sono in gioco i diritti delle donne.” Secondo lei è crudele impedire di uccidere. Hillary Clinton: “Infamia, un passo indietro per i diritti”. Dimenticano che qualcuna di lor prime donne non sarebbe nata, se la loro mamma avesse avuto voglia di non averle e avesse potuto disporre della legge che sostengono.

È evidente che, anche se ci sentiamo in minoranza e saremo probabilmente criticati, parlare dei diritti delle sole madri, ignorando quelli dei figli in arrivo, sia un vero e proprio egoismo mascherato con ipocriti paraocchi. Care signore (e cari padri), il figlio ormai c’è, non vogliamo dire “potevate pensarci prima con qualche metodo contraccettivo”, ma ormai è tardi. L’unico che abbiamo sentito sostenere che un essere umano nasce nel momento del concepimento e non in quello del parto, è il giornalista Mario Giordano.

Non fraintendeteci. Il nostro non è bigottismo e siamo tutt’altro che dalla parte della Chiesa, che quasi quasi non vorrebbe nemmeno i contraccettivi! Quello è Medioevo. Sosteniamo, anzi, che la legge dovrebbe seriamente attivarsi per aiutare a evitare i concepimenti non desiderati: informare bene, fin dalla scuola, sui metodi per impedire la fecondazione, che oggi sono tanti e facili. Fate l’amore, fatene tanto ma con precauzioni o attenzione: fino al concepimento va bene tutto, ma se scatta quel momento, che a seconda dei casi può essere felice o malaugurato, il nascituro comunque non si tocca! Si può rinunciare a riconoscerlo alla nascita, e lo Stato dovrebbe aiutare anche questa scelta sostenendo in tutti i modi le mamme, ma non si può eliminarlo prima solo per proprio comodo.