Sono desto? Sogno?

C’è qualcosa, molto, di folle. Vediamo, le cose non vanno. Inconcepibile che alla massima potenza produttiva corrisponda la massima possibilità di impoverimento. E, una ulteriore gravissima insensatezza, riguarda una situazione esistenziale: cos’è la cultura umanistica? La cultura che scandisce il tempo, ne ha coscienza: la brevità della vita, l’Umanesimo, De Brevitate Vitae! Questa breve vita, rapidissima quando è trascorsa, bisogna viverla felicemente (Aristotele). Una doppia sconfitta, la morte durante la vita, la morte morta! Siamo pazzi? Ostili alla vita? Non soltanto appassionati di vivere ma anche appassionati di non vivere? L’erotismo chiama la vita, ma ci travolge anche la disposizione distruttiva, la ossessione del negativo, lo strangolamento del sentire gioioso? L’indifferenza o il piacere dell’altrui penare?

La potenza scheletrita non la potenza sgorgativa di amore, stima, ammirazione, entusiasmo, potenza a favore della vita!? Parole, vero? Aspirazioni fantasiose, vero? E sia! Proseguiamo come stiamo (non)vivendo! Ansie? Ansie! Brutte notizie? Brutte notizie! Domani peggio del presente? Domani peggio del presente! Quanto mi dà godimento se i russi crepano! Quanto godo se gli europei naufragano! La guerra, e che è mai? Voglio una devastazione economica per la Cina! In tutto questo farneticume, l’incredibile, davvero: mai abbiamo posseduto mezzi tanto estremi per favorire l’umanità, e temiamo la guerra e la povertà! I mezzi a favore dell’umanità rivolti contro l’umanità. I mezzi enormi mai suscitati, la capacità massima d’ogni epoca e temiamo il crollo.

Possiamo tutti, tutti, considerare questa tumoralità che coinvolge ogni particella sociale? Anche per voglia di capire! La più assurda contraddizione della storia. La “politica” dovrebbe assumere questa ricerca: perché nell’epoca della massima potenza produttiva forse annegheremo nella più grande crisi economica mondiale? Che dite, bisogna indagare? È chiara la domanda? Altrimenti non usciremo, se non poniamo l’interrogazione. Inoltre, onestà. Ne vogliamo uscire, dalla crisi, o la vogliamo? O non c’è rimedio (impossibile!)? Personalmente ho netta la diagnosi, e la terapia. L’ho dichiarate e le ribadisco. Favorire la domanda mondiale estremizzando la produzione mondiale e modellando orari, salari, profitti a tale scopo. Chiarirò ulteriormente. La contraddizione odierna è che si vuole comprimere o l’offerta o la domanda. Non si stabilisce armonia tra le due condizioni. Non si ragiona in termini mondiali multilaterali (non globali unilaterali, tutt’altro, rovinosi).

Un minimissimo spunto. Considerare sogni questo sviluppo onnilaterale a cui tutti contribuiscono fa perdere che l’ostracismo sarà realistico ma conduce alla rovina (lo stiamo sperimentando o no?!). Al dunque, trovare la soluzione coerente: se possiamo suscitare benessere per tutto il mondo data la potenza produttiva saremo coerenti, ripeto, se andiamo per tale percorso naturale, appropriato. Che facciamo, impediamo l’un l’altro commerci, produzione, scambi? Possiamo produrre per tutto il mondo e lo impediamo! Si dice: ma se permettiamo, esempio concreto, a Cina e Russia di vendere favoriamo i nemici, la loro potenza.

È così. Allora? Favoriamo la domanda mondiale. c’è possibilità per tutti! è così. È la contraddizione tra potenza produttiva e limiti della domanda che attorciglia la situazione. Del resto, poche parole: contrastare lo sfogo produttivo di altri causa guerra! Lasciamo in dubbio questa vicenda, adesso. Vi è un cambiamento di mentalità indispensabile. Rifondare l’etica estetica. Vale a dire ridare la felicità della bellezza, della conoscenza. Chi ha piacere è meno aggressivo. Non vuole perdere la gioia di vivere. Mezzi per dare benessere, godimento estetico: perfino i greci ci invidierebbero. Ma sicuro, sono fantasia. Malattie, ansie, incomprensioni, conflitti dureranno.

Sì, ma perché non tendere anche al benessere ed alla bellezza? L’infelicità non è una via obbligata! Abituare i popoli al “sacrificio”, che scopo inopportuno, fallimentare, scaltresco! Oggi ho iniziato un corso di sociologia. Luigi Pirandello. Un’ora e mezzo di amore per la vita! L’eterna felicità annoierebbe, diceva Johann Wolfgang von Goethe, ma l’eterna preoccupazione intossica le vie biliari. Torniamo alla felicità. Esiste! Ma chi vuole essere infelice, faccia. Per sé.