A rischio in Europa con l’Ia 20 milioni di posti di lavoro

martedì 20 febbraio 2024


I conti con la rivoluzione digitale sono appena iniziati. Per ora sono più gli aspetti negativi che quelli positivi. Per l’ultimo rapporto del Centre for European Policy sono circa 20 milioni i posti di lavori a rischio con l’arrivo (distorto) dello sviluppo dell’Intelligenza artificiale. A farne le spese potrebbero essere i lavoratori con buona formazione, cioè i più qualificati. In un passaggio del rapporto si legge che mentre i precedenti progressi tecnologici hanno aumentato le competenze dei dipendenti e quindi la produttività, per la prima volta nella storia, a causa dell’Ia, sono i manager, gli avvocati, i giornalisti, gli specialisti di marketing, i consulenti i più interessati a perdere il posto di lavoro entro il prossimo decennio. Si aprono quindi sfide epocali con la ricerca di nuovi modelli di welfare per mantenere alti i consumi, rafforzare la crescita di lavoratori che elaborano dati, promuovere una continua e aggiornata formazione. I pericoli sono rilevanti e per questo i vertici dell’Ue stanno accelerando il varo di norme di tutela sui tutte le piattaforme. Sono in vigore da ieri i nuovi regolamenti per fermare le fake news e limitare la proliferazione ad opera degli algoritmi.

Per Bruxelles è scattata l’ora X del Digital Service Act (Dsa), il regolamento approvato dai 27 Paesi dell’Ue sui servizi on-line. Le norme non riguardano più soltanto i Big Tech come Google, Amazon, Facebook, Istagram, TikTok ma si applicano ai contenuti di tutte le piattaforme dei fornitori di cloud, hosting per i siti web e degli intermediari che hanno utenti attivi nell’Unione. La normativa varata dai Governi Ue è la prima al mondo che regola sviluppo, immissione sul mercato e uso dei sistemi di Intelligenza artificiale. Un risultato di vasta portata dopo 3 anni di studi e contrasti politici per individuare un equilibrio tra innovazione e sicurezza, basato sul rischio della classificazione dei diversi tipi di Intelligenza artificiale (filtri antispam, dispositivi medici alle infrastrutture critiche di luce e gas, identificazione biometrica).

C’era il timore che l’Europa potesse rimanere indietro nella corsa globale già sviluppata negli Usa con la ChatGpt e in Cina. La partita è appena all’inizio per la piena operatività dei regolamenti. Alla crescita della disinformazione si sta aggiungendo un fenomeno nuovo che gli americani chiamano “deep video” e cioè video realistici ma completamente creasti da algoritmi. I primi ad allarmarsi per il lancio del servizio “Sora” da parte dell’azienda OpenAi che controlla ChatGpt operativa dalla fine del 2022 sono stati i produttori cinematografici di Hollywood, i quali temo che la possibilità di sfruttare l’algoritmo per creare video ad altissima qualità partendo da poche righe di testo, come già accade con le immagini grazie a Midjourney, metta a rischio migliaia di posti di lavoro e soprattutto a rendere difficile distinguere ciò che è reale.

Da quella data il mondo tecnologico non è stato più lo stesso e sono arrivate le risposte con Gemini, LLaMa. Le reazioni hanno portato all’accordo di fine 2023 in base al quale l’Ia può essere utilizzata nell’industria cinematografica a condizione di aiutare gli autori a non sostituirsi ad essi. Le promesse sono un conto ma i giochi sono aperti. Molti lettori non si rendono conto di cosa stiamo parlando. Microsoft ha 3 miliardi di utenti, 3mila miliardi di valore, Apple ne vale circa 2.800, Alphabet-Google è arrivato nel 2023 a 298 miliardi di ricavi, Amazon ha realizzato 575 miliardi di ricavi con utile di oltre 30 miliardi di dollari, Meta-Facebook (che ha compiuto 20 anni) ha fatturato nell’ultimo trimestre del 2023 circa 40 miliardi di dollari. Utili d’oro ma corrono anche i licenziamenti. L’anno scorso le mille maggiori imprese tecnologiche della West Coast Usa hanno licenziato 260mila addetti. Una ristrutturazione selvaggia.


di Sergio Menicucci