Android: la risposta   di “Big G” all’Ue

“Non vediamo l’ora di dimostrare che abbiamo progettato il modello Android in un modo che sia funzionale per i consumatori, ma anche che garantisca la concorrenza e che supporti l’innovazione in tutto il Continente”.

Questa la dichiarazione rilasciata lo scorso ottobre da Google, in seguito alla redazione da parte dell’Antitrust europeo di un fascicolo che li costringeva a pagare una maxi-multa per posizione dominante nel campo della ricerca sul mercato dei dispositivi Android. E con un giorno di anticipo dalla scadenza dei termini stabilito per l’11 novembre, l'ora tanto attesa è arrivata. Google ha infatti presentato all’Antitrust la sua difesa per scampare ad una multa che potrebbe raggiungere il 10 per cento del fatturato dell'azienda stessa, quindi 7,5 miliardi di dollari circa.

Nel dettaglio le accuse mosse alla società di Mountain View sono tre. Secondo quanto riportato da Reuters, che ha avuto accesso al documento, la ragione per cui si accusa Big G è la promozione della preinstallazione delle proprie applicazioni, come Google Search e Play Store, su smartphone e tablet, tramite incentivi economici.

In secondo luogo, aggiunge l’Antitrust Ue, Google “non può punire o minacciare le aziende per non aver rispettato le sue condizioni”.

Se già questi non dovessero essere argomenti sufficienti per condannare un colosso come Google, è importante sapere che nel momento in cui un produttore sceglie sistema operativo e negozio digitale di Google, gli viene chiesto di firmare un “Anti-fragmentation Agreement”, ovvero una clausola che gli impedisce di vendere prodotti che hanno installato una copia di Android.

A replicare alle accuse, Kent Walker (nella foto). Il senior vice president e rappresentante legale di Google, ha dichiarato che Android “non ha danneggiato la concorrenza, al contrario l’ha accresciuta”.

Infatti, secondo quando lo stesso Walker ha aggiunto sul blog di Google, “nessun produttore è obbligato a preinstallare alcuna app di Google su un telefono Android” e ha ricordato che i consumatori sono liberi di disabilitare ognuna delle app preinstallate in qualsivoglia momento. In disaccordo con la teoria sostenuta dalla Commissione europea secondo cui Apple e la società di Mountain View non sarebbero in competizione tra loro, Walker ha così proseguito: “L’89 per cento di coloro che hanno risposto all’indagine di mercato avviata dalla Commissione ha confermato che le due società sono in competizione tra loro, e ignorare la concorrenza con Apple significa non cogliere la caratteristica distintiva dell’attuale scenario competitivo degli smartphone”.

Il legale sembra certo che dopo aver valutato i contenuti della difesa, la Commissione potrà rivedere le accuse e ha così approfondito la questione sul blog del colosso americano: “Nel 2007 abbiamo lanciato Android, un sistema operativo mobile gratuito e open source. Gli smartphone allora erano una costosa rarità. Abbiamo voluto cambiare questa situazione, per stimolare l’innovazione e ampliare le opportunità di scelta per i consumatori, e ha funzionato. Per i produttori, avere a disposizione Android significa non dover comprare o sviluppare costosi sistemi operativi mobili. Il risultato? Gli smartphone oggi sono accessibili a prezzi notevolmente più bassi - a partire da soli 45 euro - e sono diventati molto più accessibili per molte più persone. Oggi - ha aggiunto Walker - ci sono oltre 24mila dispositivi, di oltre 1300 marchi, che utilizzano Android e gli sviluppatori europei hanno la possibilità di distribuire le proprie app a più di un miliardo di persone in tutto il mondo. Android non è una ‘strada a senso unico', è piuttosto un’autostrada con più corsie tra cui scegliere”.

Alla Commissione europea l’ardua sentenza.