Un “bug” di Facebook rivela ai terroristi identità dei controllori

Un “bug” informatico avrebbe messo a rischio l'identità di alcuni controllori che su Facebook si occupano di rimuovere contenuti legati all'Isis, mettendo così a rischio la loro sicurezza. Una vulnerabilità che arriva proprio a poche ore dall'annuncio del social network di voler combattere i contenuti d'odio e la propaganda della violenza intensificando l'uso dell'intelligenza artificiale e coinvolgendo gli utenti.

"Secondo la nostra inchiesta sono state visibili solo piccole frazioni di nomi e non abbiamo mai avuto prove di minacce a coloro che sono stati colpiti", si difende la società di Mark Zuckerberg in merito all'esposizione dei suoi controllori rivelata dal Guardian ieri, spiegando di aver risolto il "bug" scoperto a novembre del 2016. La testata inglese ha però rintracciato uno di questi controllori, che si è nascosto nell'Europa dell'est, che ha detto che un gruppo legato all'Isis che lui aveva bannato aveva visto il suo profilo personale.

Ad essere interessati alla fuga di informazioni sarebbero stati 1.000 dipendenti della società che si occupano di moderare e rimuovere i contenuti inappropriati nella piattaforma. Quando la fuga di informazioni sensibili è venuta alla luce, Facebook ha messo in piedi una task-force. Nel frattempo i moderatori "messi in chiaro" hanno iniziato a sospettare che esistesse un problema dopo aver ricevuto richieste di amicizia da presunti terroristi o appartenenti a gruppi terroristici.

Resta il dubbio che combattere il terrorismo o altri contenuti controversi, resti un'impresa titanica nel colabrodo di Internet. Solo poche ore prima di queste rivelazioni del Guardian, Facebook aveva annunciato una intensificazione del suo impegno anche avvalendosi dell'intelligenza artificiale.