“Social selling”: ecco i venditori-stalker

La tecnologia modifica le abitudini del mondo e con esse anche le forme di aggressione di tipo commerciale.

Una volta le casalinghe si radunavano nelle cucine per provare le nuove batterie di pentole a pressione o le scope elettriche che promettevano di rivoluzionare la vita delle malcapitate addette alle faccende di casa. Negli anni Ottanta anche il Belpaese cominciò ad assaporare il sogno americano della finanza e nelle case fecero irruzione incravattati ragazzotti alle prime armi che, usando tutti lo stesso vocabolario, provavano a rifilarti l’assicurazione piuttosto che il prodotto finanziario.

Pentole o contratti assicurativi, il metodo era sempre lo stesso: prendi un soggetto plasmabile, gli prospetti la bontà del prodotto piuttosto che proventi ragguardevoli attraverso la grande scalata del multi-level marketing e lo carichi a pallettoni fino a quando, messa in croce la cerchia familiare e quella degli amici, tiri fuori il sangue dalla fatidica rapa portando a casa il contratto. E così l’amico con il quale cazzeggiavi fino a un minuto prima ti si presentava a casa trasfigurato, a disagio nel suo vestito da pinguino e con un registro verbale inconsueto, con una cantilena veloce e nervosa manco stesse recitando la poesia di Natale. Dopo un’ora passata a mandarlo a stendere e a dirgli che non ti interessava il prodotto bisognava prenderlo di peso e portarlo sull’uscio perché i guru della comunicazione gli avevano insegnato a non mollare confondendo la perseveranza con l’insistenza.

Oggi i tempi sono cambiati e i metodi di rincoglionimento di massa hanno prodotto quello che potremmo definire “social selling”, una formula molto più subdola di porta a porta social che ti sbuca dal telefono, dalla Rete, principalmente dai social network.

Oltre ad essere cambiati i metodi di arruolamento di questo esercito di cyber-soldatini – e, come si diceva sopra, i canali di contatto dei potenziali clienti – sono mutati anche i prodotti oggetto del commercio: una volta ti vendevano la pentola, poi hanno cercato di venderti il futuro con i fondi pensione mentre oggi vogliono venderti uno stile di vita, il miraggio del benessere psicofisico. Basta avere un amico convinto di poter svoltare vendendo in Rete, di poter fare un secondo lavoro seduto comodamente davanti al computer ed ecco che lo stalking sui social media è assicurato, la webmolestia dell’amico che cerca di venderti la dieta improvvisata piuttosto che il personal trainer o il cosmetico miracoloso diventa una certezza. E non c’è modo di frenarlo in maniera gentile perché comincerà a bombardarti di messaggi prendendola alla lontana commentando le foto pubblicate sul tuo profilo (sembri ingrassato, sembri stressato) e poi giù con le soluzioni (ascoltami, segui questa dieta miracolosa, usa le alghe marine del vattelappesca, contattami e ti spiegherò come fare, è facile, io ci sono riuscito/a). Da quel momento l’escalation è dietro l’angolo e l’offensiva social ti sarà servita con l’arrogante insistenza tipica dell’invasato, manco fossi di fronte a un grillino quando insiste fino alla noia nell’intento di prenderti per sfinimento e farti accettare il fatto che Virginia Raggi sia un ottimo sindaco.

Miracoli del web, quell’immenso modo che ci avrebbe dovuto rendere più liberi e informati.