La banalità della bugia uccide

Di fake news, di notizie false, bias, si muore. Non come ha scritto Pierluigi Battista pochi giorni fa su “Il Corriere della Sera”: “Non esageriamo nella lotta alle fake news, invocando addirittura un algoritmo verità in grado di stanare le bugie annidate nella rete”. Guardiamo – intanto – al fenomeno dell’antisemitismo contro il popolo ebraico e contro l’ebreo collettivo, cioè Israele. Basterebbe ricordare quanto la politica genocida di Hitler sia stata alimentata da quel maledetto scritto del Novecento, i Protocolli dei Savi di Sion: un falso confezionato all’inizio del secolo dalla polizia segreta zarista, l’Okhrana. 

I Protocolli, frutto dell’assemblaggio di vari testi, tra cui brani di romanzi, descrivevano un imponente piano organizzato dagli ebrei per ottenere il dominio assoluto del mondo. I pogrom prima, il nazifascismo poi, l’islamofascismo ora, sono le mani che hanno impugnato l’arma dell’antisemitismo, obeso di bugie, per falciare vite.

“L’industriale ha dovuto scoprire cosa vuole la gente e darglielo. Il politico può appena accontentarsi di scoprire cosa la gente pensa di volere e prometterglielo”, ripeteva Henry Ford, fondatore della Ford Motor Company, celebre casa automobilistica, e lui celebre antisemita, il quale usò questa stessa dottrina per vendere macchine –chiaro!- ma anche per promuovere odio bugiardo contro gli ebrei: intravedeva i tentacoli di una piovra ebraica in ogni settore della vita americana, dall’industria cinematografica di Hollywood (promuoveva costumi e idee corrotte, contrarie allo spirito cristiano) fino alla musica jazz. Riteneva che gli ebrei controllassero il traffico degli alcolici, della prostituzione e truccassero le partite del campionato di baseball. “L’ebreo internazionale”, scritto da Ford, divenne un bestseller negli Stati Uniti e anche in Germania, dove fu letto con interesse da Adolf Hitler, che non a caso si premurò di citare Ford nel Mein Kampf e lo “omaggiò” anche della Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila, la massima onorificenza per i non tedeschi come regalo per il 75esimo compleanno del magnate americano. Nella Germania nazista la bugia popolare, l’attuale fake news, la Lügenpresse  era diventata un manganello per colpire a morte qualunque maldisposto.

Questo accadeva dell’epoca avanti-Internet, a.I.: cosa accade, ora, nel d.I., nel durante-Internet?

Niente di nuovo. Di bugia si continua ancora a morire. Ricordiamo cosa accadde a Ilan Halimi, giovane ebreo barbaramente assassinato in Francia dopo essere stato sequestrato, torturato e, una volta morto, gettato per strada solamente perché era un ebreo e, secondo la versione dei suoi assassini, “gli ebrei sono ricchi e non meritano di vivere” mentre quel povero ragazzo era un semplice commesso di un negozio; ma questo è quanto credono la maggior parte degli assassini drogati e storditi da “L’Odio più lungo” (così il professor Robert Wistrich definiva l’antisemitismo, e lui era il massimo esperto di questo pericoloso fenomeno).

Uno stesso episodio - senza morti grazie a dio - è accaduto sempre Oltralpe poco tempo fa dove tre persone hanno fatto irruzione in casa di una famiglia ebrea, picchiandoli e minacciando di ucciderli e dicendo “sei ebreo, hai soldi, prendiamo denaro dagli ebrei per dare ai poveri", finché uno di loro è riuscito a fuggire e allertare la polizia. L’odio contro gli ebrei si diffonde in modo preoccupante su Internet. Soltanto nel 2016, secondo una ricerca del Congresso ebraico mondiale, su siti, blog e social network sono stati pubblicati oltre 382mila post antisemiti, al ritmo di uno ogni 83 secondi in 20 diverse lingue, inseriti sui maggiori social network.

Ora, dunque, grazie alla Rete è più rapido vedere le conseguenze delle fake news: basta ammassarle con lievito di populismo e con un po’ di farina di storia, e cuocere il tutto con molti like in qualsiasi social-forno: Facebook, Twitter, YouTube, eccetera. Polpette avvelenate non solo per antisemiti. Ragioniamo su questo recente esempio “made in Italy”.

Pochi giorni fa si leggeva ovunque di una bambina, nove anni, di famiglia musulmana, residente a Padova, data in sposa ad un trentacinquenne che abusava di lei. Tutto falso e almeno dieci (!) redazioni giornalistiche nazionali (“La Stampa” ha dedicato addirittura un “Buongiorno” a questa fake news) hanno pubblicato questa notizia e giù di lì troppi politici l’hanno commentata fomentando chissà quante “teste calde” e quante “pance pensanti” già pronte a menar le mani. Non è avvenuto nessun incidente ma questo episodio ci dimostra come può essere banalmente attivata la macchina della bugia che, come visto, può produrre morte.

“La ragione per cui abbiamo due orecchie ed una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno”, consigliava il filosofo Zenóne di Cizio. Oggigiorno chissà cosa consiglierebbe di farne delle nostre dieci dita.