Spotify: richiesta alla Sec per quotazione “diretta”

New York - Spotify avrebbe fatto richiesta per la quotazione “diretta” (Dpo) alla Securities and Exchange Commission. Lo scrive il sito Axios. Il servizio svedese di musica in streaming cerca il disco verde ad un'operazione che si distingue da una Ipo tradizionale. La differenza delle due modalità è chiara: con una Dpo non ci sarebbe alcun road show. Non ci sarebbe l'emissione di nuovi titoli. Nessuna banca di investimento verrebbe coinvolta. E non ci sarebbero underwriter nè periodi di lock-up. In buona sostanza, Spotify, con un investimento minimo, riuscirebbe a quotarsi. Secondo il sito Axios, l’approdo in Borsa di Spotify dovrebbe registrarsi entro il marzo di quest’anno. Anche se le voci sulla possibile quotazione circolano dal 2017. Spotify sarebbe il primo grande gruppo che decide di quotarsi attraverso una Dpo. Fino ad oggi, infatti, non è un mistero, la scelta è stata quasi esclusivo appannaggio delle piccole aziende attive nell’ambito del biotech. Il gruppo svedese potrebbe essere quotato al Nyse, considerato il cambiamento delle sue regole per le transazioni di questo tipo. Non a caso, prima di questa novità, le quotazioni dirette sono sempre avvenute sul Nasdaq. Lo scorso 21 dicembre il Wall Street Journal scrive che la  Sec si prepara a dare il via libera. Da allora, nessuna conferma. Fino ad oggi. Spotify nel 2015 viene valutata 8,5 miliardi di dollari. Pare che il valore odierno sia schizzato a circa 20 miliardi.