Zuckerberg: fuori la verità sui dati manipolati

Alla fine è arrivata anche una petizione sulla piattaforma Avaaz, meglio conosciuta come change.org: “Zuckerberg deve dire la verità”.  E si suppone che raggiungerà presto un numero spropositato di firme - obiettivo un milione - soprattutto di utenti Facebook che vogliono sapere come e perché i loro dati vengono venduti o fatti rubare di soppiatto alle tante organizzazioni o app che dir si voglia che gravitano come dei parassiti all’interno del grande blob.

Per ora siamo a quota 83mila firme in pochissime ore. In attesa dell’audizione di Mark Zuckerberg al Congresso Usa dell’11 aprile, che si preannuncia assai impegnativa, proprio il popolo social scende nella piazza telematica per fare la festa ai furbetti di Fb e dintorni. La lettera che si invita a firmare in un’ottantina di lingue diverse ha toni durissimi: “A Mark Zuckerberg, agli amministratori delle grandi aziende del web, a tutte le autorità regolatrici: quando è troppo è troppo. Vi chiediamo di proteggere le nostre democrazie, e senza aspettare oltre: dire la verità, su profili falsi e campagne di disinformazione, anche con controlli indipendenti. Mettere al bando i bot, e cancellare tutti i profili finti e di chi si finge qualcun altro. Avvisare i lettori, notificando gli utenti ogni volta che sono esposti a contenuti falsi o malevoli e rettificando i contenuti. Sostenere il fact-checking, un'armata indipendente abbastanza grande e veloce per fermare la marea di falsità. Nei prossimi mesi ci saranno altre elezioni importanti, dagli Usa al Brasile. Il motto di Facebook era 'Muoviti velocemente e rompi molte cose'. Ora dovete muovervi velocemente e aggiustare ciò che avete rotto. Cordialmente, da parte di cittadini di tutto il mondo”.

E’ evidente che qualcuno ha capito che ci vuole una qualche regolamentazione per evitare che questi social network vengano poi utilizzati dalle varie Cambridge Analytica, o dalle Casaleggio e Associati (nel caso nostro) per creare un consenso politico “post-parlamentare” spacciandolo per democrazia diretta. O magari anche solo per un improprio fine commerciale, semplicemente utilizzando i dati di milioni di persone schedate non di certo a loro insaputa. Quello che però molti non hanno capito, ma potevano ben immaginarselo, è che mettendo i fatti propri e della propria famiglia e cerchia di amici ogni giorno sui social avrebbero presto creato un database mostruoso che nessun servizio segreto, dai tempi di Stalin a oggi, avrebbe neppure mai osato di poter immagazzinare. Tutto gratis, “e lo sarà per sempre”, come assicura Facebook a chi si iscrive per la prima volta. “E te credo - verrebbe voglia di rispondere in romanesco - la merce sei tu”.