Zuckerberg fa mea culpa

“Mi dispiace” per gli abusi effettuati sugli account degli utenti di Facebook.

Così Mark Zuckerberg scandisce le sue scuse in apertura dell’audizione alla Commissione congiunta Giustizia e Commercio del Senato, che dà il via alla maratona di due giorni al Congresso dove è stato chiamato a testimoniare dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Quasi un “rito di passaggio” per Zuckerberg, che si trova così sotto il fuoco di fila di domande a fare sì mea culpa, ma anche a difendere il modello Facebook e il suo “mondo”, pur promettendo di migliorare.

“È stato chiaramente un errore” credere a Cambridge Analytica quando dissero che avevano smesso di utilizzare impropriamente i dati degli utenti, “non avremmo dovuto fidarci soltanto della loro parola”, ha insistito Zuckerberg, mentre ha anche rivelato che i dipendenti di Facebook sono stati sentiti dalla squadra del procuratore speciale Robert Mueller che guida l’inchiesta sul Russiagate.

L’utilizzo del social media per interferire nelle elezioni americane è infatti l’altro tema su cui si concentrano i senatori. Un suo grande rammarico, ha detto Zuckerberg, la lentezza nel riconoscere la minaccia delle interferenze russe nelle elezioni 2016. Ma dopo le scuse e le ammissioni di colpa, il fondatore di Facebook vuole difendere la sua creatura e dimostrare che l’impegno a migliorare è reale, scandendo punto per punto i prossimi passi e le prossime strategie per tentare di non scivolare ancora. Questo mentre il social network offre una ricompensa, che può arrivare fino a 40mila dollari, agli utenti che segnalano l’uso improprio dei dati da parte degli sviluppatori di app, come è accaduto appunto nello scandalo Cambridge Analytica.

Facebook lancia così il programma “Data Abuse Bounty”, ispirato al “Bug Bounty”, quello usato dal social network per scoprire i bug, cioè le falle di sicurezza informatica e che prevedono un premio in soldi a chi le scopre e segnala. Il Data Abuse Bounty “premierà le persone che conoscono casi in cui un’app della piattaforma raccoglie i dati per venderli, usarli per truffe o per scopi politici”, spiega Facebook in un post ufficiale. Proprio come il Bug bounty, “ricompenseremo gli utenti in base all’impatto di ogni segnalazione. Quelli per i ‘bug’ più pericolosi fino ad ora hanno fruttato sino a 40mila dollari”. Le segnalazioni verranno esaminate “il più rapidamente possibile” e se verrà confermato l’abuso di dati, l’app incriminata verrà chiusa, verranno “intraprese azioni legali contro la società che vende o acquista i dati”, verrà “pagata la persona che ha fatto la segnalazione e avvisati tutti gli utenti interessati”. Intanto, oltre alle già annunciate notifiche agli utenti interessati allo scandalo Cambridge Analytica, Facebook lancia uno strumento accessibile a tutti per capire se si è stati colpiti dalla condivisione dei dati.

Secondo il sito The Next Web, si arriva a questo strumento attraverso un determinato link, oppure si trova digitando la parola “Cambridge” nella barra di ricerca del Centro assistenza di Facebook. Si accede così ad una pagina intitolata “Come posso sapere se le mie informazioni sono state condivise con Cambridge Analytica?”. Se non si è stati interessati alla fuga di dati apparirà il seguente messaggio: “In base alle nostre informazioni, tu e nessuno dei tuoi amici si sono registrati a This is your digital life”, cioè l’app “ponte” che ha fatto scoppiare lo scandalo sulla privacy. Questi sono i giorni più difficili, e un test per Zuckerberg abituato ad eccellere: deve dare prova di umiltà, ma di fermezza allo stesso tempo, davanti al Congresso, “l’America e possibilmente parte del mondo”, come è stato sottolineato dai senatori in apertura di audizione.