Ue: codice di condotta per contrastare le fake news

Il dizionario della lingua italiana “Treccani” definisce la voce “disinformazione” come qualunque “diffusione intenzionale di notizie o informazioni inesatte o distorte allo scopo di influenzare le azioni e le scelte di qualcuno (per esempio, dei propri avversari politici o dei propri nemici in un conflitto bellico)”. Il neologismo inglese “fake news”, invece, aggiunge a tale definizione una componente ancora più grave, quella del complottismo, della controinformazione o, più comunemente, della mistificazione dell’informazione.

Complice anche l’esponenziale diffusione delle notizie in Rete, la Commissione europea ha perciò proposto l’introduzione di un codice di condotta non vincolante per le piattaforme digitali con l’obiettivo di contrastare la disinformazione on-line, combattere le fake news e rendere più trasparenti le notizie pubblicate. Inoltre, l’intenzione è quella di creare una rete indipendente di verificatori di notizie nonché una serie di misure volte a incentivare un giornalismo di qualità e l’educazione ai media.

Nello specifico, la Comunicazione, presentata e inviata a tutti gli Stati membri in questi giorni, contiene un invito alle piattaforme e ai social media di mettersi d’accordo entro luglio su un codice di autodisciplina che garantisca trasparenza sui contenuti sponsorizzati (in particolare sui messaggi pubblicitari di natura politica), restringa il numero di possibili bersagli di propaganda politica e riduca il profitto dei vettori di disinformazione. Inoltre, chiede di fare maggiore chiarezza in merito al funzionamento degli algoritmi agevolando così la scoperta e l’accesso da parte degli utenti di fonti di informazione diverse che sostengano differenti punti di vista ma, soprattutto, di applicare misure per identificare e chiudere gli account falsi.

Secondo Julian King, Commissario europeo per l’Unione della Sicurezza, “l’offensiva delle notizie false e della disinformazione rappresenta una grave minaccia alla sicurezza delle nostre società. Il sovvertimento dei canali attendibili, eseguito per far circolare contenuti tendenziosi e controversi, richiede una risposta lucida basata su maggiore trasparenza, tracciabilità e affidabilità. È essenziale che le piattaforme di Internet combattano l’abuso della loro infrastruttura da parte di soggetti ostili e tutelino i loro utenti e la società”.

Ad oggi, quindi, ciò che si propone è monitorare l’attuazione del codice di condotta ma, se i risultati saranno insoddisfacenti, già si pensa di proporre azioni e misure obbligatorie anche di carattere regolamentare. Certo è che il documento presentato della Commissione europea è un primo passo verso la lotta di un fenomeno ormai senza confini.

Anche la Commissaria europea per l’Agenda Digitale, Marija Gabriel (nella foto), ha sottolineato che “le piattaforme e i social media devono diventare attori responsabili.  Siamo fiduciosi. Attendiamo dei risultati entro ottobre, altrimenti ci riserviamo il diritto di decidere in dicembre nuove misure”.

Quella che al momento è una dichiarazione di intenti, molti si augurano diventi presto un programma vero e proprio, con una strategia e dei vincoli ben definiti. Ma gli interessi commerciali ed economici rappresentano un limite prima ancora che una sfida. Tuttavia, le recenti rivelazioni del caso Facebook/Cambridge Analytica hanno dimostrato con estrema chiarezza come i dati personali possano essere sfruttati anche in contesti elettorali, influenzando (talvolta intenzionalmente), decisioni che riguardano la tenuta del principio democratico su cui si fondano gli Stati europei. Un rischio troppo alto e un pericolo troppo concreto per non affrontarlo anche a livello europeo.

Scorrendo sempre il dizionario, alla voce ‘verità’ si legge: “Carattere di ciò che è vero, conformità o coerenza a principî dati o a una realtà obiettiva. Relativamente a determinati fatti: sapere, conoscere, ignorare, cercare, scoprire, appurare la verità”.

Appunto, l’informazione è osservazione della realtà e la verità rimane l’unica notizia.