I moderatori filo-palestinesi di Facebook

“Ti ringraziamo per aver portato alla nostra attenzione il problema. Abbiamo controllato la foto e, anche se non viola uno dei nostri specifici standard della comunità, hai fatto bene a segnalarcela. Comprendiamo che potrebbe risultare comunque offensivo o di cattivo gusto per te, pertanto desideriamo aiutarti e vedere meno contenuti simili a questo in futuro”.

In questa maniera pretesca i moderatori evidentemente filo-palestinesi di Facebook hanno risposto a un cittadino israeliano, Yosif Tiles, che aveva osato segnalare un gruppo che già dal nome è tutto un programma, “Fuck Israel”, per una vignetta che è quella che potete vedere a corredo di questo articolo. Una mano che impugna una specie di coltello con la forma geografica dello Stato di Israele e lo utilizza per pugnalare una bambina inerme tra schizzi di sangue vari. Una delle tante che questo gruppo chiaramente antisemita oltre che di odio verso lo Stato di Israele può pubblicare impunemente sul social network da anni senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire.

Anzi, come proprio in passato è capitato a Tiles e non solo a lui, se si osa segnalare insistentemente questi episodi di odio antiebraico dei vari gruppi o pagine presenti su Facebook agli uomini di Mark Zuckerberg (i famigerati “moderatori”, molti dei quali filo-islamisti e assunti nei Paesi arabi e del terzo mondo “rivoluzionario”) si finisce per essere interdetti dal postare commenti sul social network per periodi che variano da un giorno a tre mesi.

Il mondo alla rovescia degli algoritmi e dei furbetti del mestiere che da Cambridge Analytica, giù giù fino alla Casaleggio Associati, sta mettendo in serio pericolo le nostre democrazie (con la manipolazione mistificata della realtà) oltre che la logica e il buon senso.