In Germania cade divieto simboli nazisti nei videogame

Finora venivano camuffati, seguendo il rigoroso divieto tedesco: e così una svastica diventava un triangolo. In futuro, invece, i simboli del nazionalsocialismo, nei videogames e nei giochi per computer, potrebbero anche essere ammessi. È la nuova prassi dell’associazione di categoria Usk (Autocontrollo software da intrattenimento), che vuole prevedere delle eccezioni alla norma generale, per mettersi alla pari con cinema e tv. Per ragioni artistiche o di contestualizzazione storica, è il ragionamento, il ricorso a simboli, che i tedeschi puniscono anche con il carcere, sarà - dopo valutazioni caso per caso - possibile. L’eccezione varrà, spiegano, nel caso in cui la rievocazione serva le ragioni “dell’arte, della scienza, della rappresentazione dei fatti del passato e della storia”.

Croci uncinate, rune delle SS, svastiche erano finora severamente proibite nel gaming, frequentato peraltro dai giovanissimi. “Al divieto del paragrafo 86 del codice penale non è cambiato nulla”, sostiene però l’Usk, secondo la quale i simboli saranno ammissibili soltanto in casi limitati, e da esaminare singolarmente. Il principio impugnato è quello della “adeguatezza sociale”, cui si rifanno cinema e televisione. Ma come funziona oggi? Nei videogames come “Call of duty” o “Wolfenstein II”, quest’ultimo in particolare ambientato nel nazismo, i simboli proibiti vengono radicalmente modificati. Wolfenstein II, nella versione tedesca, altera tutto il contesto: le truppe non esibiscono croci uncinate, Hitler non ha il famigerato baffetto. In futuro non è detto che il mascheramento sia ancora necessario. La nicchia dei videogiochi insegue dunque i media maggiori. E può farlo anche in base a un’apertura concessa dall’ente che tutela i minori in materia, ha spiegato la responsabile dell’Usk, Elisabeth Secker a Spiegel. Secondo la modifica del regolamento l’ammissibilità dei simboli può essere presa in considerazione nel caso di “giochi che propongano una rielaborazione critica del passato”.

Questo riscatto della lobby del gaming arriva in un momento in cui la rottura dei tabù sui nazi, in Germania, sembra diffondersi. Proprio in questi giorni il libro di una ventottenne uscita dal partito oltranzista Alternative fuer Deutschland, “Inside Afd”, racconta di come un noto editore estremista e l’esponente radicale di Alternativa, Bjoern Hoecke, abbiano analizzato i discorsi di Joseph Goebbels, per mettere a punto i comizi. Erano alla ricerca della chiave del successo degli anni ‘30, secondo l’autrice, Franziska Schreiber. I due diretti interessati, però, hanno smentito, minacciando una battaglia legale.