I big del web contro il terrorismo

La lotta al terrorismo corre sul web. Sono ormai decenni che l’Isis usa Internet come arma di reclutamento nel mondo. Ma dall’anno scorso, i big del web si sono uniti per combattere questa propaganda web. Google, Facebook, Twitter e Microsoft si sono infatti fuse nel Global Internet Forum to Counter Terrorism (GIFCT), un gruppo di lavoro il cui obiettivo è quello di identificare e mettere in atto le migliori strategie per impedire, o almeno rendere difficile, ai terroristi l'accesso alle piattaforme di condivisione online. Tutti insieme finanzieranno inoltre studi e ricerche per approfondire i fenomeni e individuare le migliori strategie di difesa. Un gesto necessario se si pensa che ogni giorno su Facebook ci sono 1,4 miliardi gli utenti attivi (ogni secondo vengono creati 5 account nuovi), vengono caricate oltre 300 milioni di foto e circa il 30% degli utilizzatori del social ha un’età compresa tra 25 e 34 anni. Un vasto bacino di giovani utenti potenzialmente condizionabili da messaggi propagandistici.

Sono dati che fanno impressione se si pensa che esiste un’intelligenza artificiale in grado di analizzare ogni singolo post e ogni foto. Il tempo di elaborazione è lungo ma sta dando i suoi frutti: su twitter tra luglio 2017 e dicembre 2017,  274.460 account sono stati definitivamente sospesi per violazioni relative alla promozione del terrorismo. Di queste sospensioni, il 93% consisteva in account contraddistinti da strumenti interni di proprietà antispam, mentre il 74% sono stati sospesi prima del loro primo tweet.

Sul social di Zuckerberg invece il 99% dei contenuti di terrorismo di ISIS e di Al Qaeda vengono rimossi e il contenuto viene rilevato prima che qualcuno nella comunità lo abbia contrassegnato e, in alcuni casi, prima che venga pubblicato sul sito. Una sinergia comunicativa e protettiva resa necessaria dopo i tanti episodi di proselitismo sulle piattaforme social. Giovani ragazzi e ragazze convinti sul web a diventare foreign fighters tramite video e foto di propaganda. D’altronde Internet permette ad aspiranti jihadisti europei di essere collegati in qualsiasi momento, e in modo economico e veloce,  a gruppi terroristi attivi in Siria e Iraq e di affiliarsi a network jihadisti presenti nel vecchio continente.

Una battaglia quella dei giganti della tecnologia che prevede ancora un percorso di “purificazione” lungo, ma  che sta trasformando i social network in spazi “ostili” per terroristi ed estremisti. Ancora una volta l’unione fa la forza.