I sistemi politici autoritari e il controllo dei social media

L’utilizzo e il controllo dei social media rappresenta una preoccupazione importante per le autocrazie e le dittature della nostra attualità. Quando scoppiano le proteste o si organizzano imponenti manifestazioni, gli strumenti adatti al richiamo sociale sono i social media. Gli Stati e i vari dittatori sono consapevoli di tale dinamica e il controllo della rete internet e dei social media diviene un’azione politica di estrema importanza per non perdere il controllo e per cercare di dare una visione diversa delle proprie politiche all’estero. Esempio autorevole è quanto avvenuto in Bielorussia. Quest’anno, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha firmato una modifica della legislazione sui mass media e una sugli eventi di massa. La nuova legge sui media ha “ampliato l’elenco delle informazioni, la cui diffusione da parte dei media e delle risorse Internet è vietata”, in particolare risultati dei sondaggi di opinione pubblica relativi alla situazione sociopolitica condotti senza il necessario accreditamento e con collegamenti ipertestuali a materiali contenenti “informazioni vietate”.

Al procuratore generale, ai pubblici ministeri delle regioni, alla città di Minsk è stato attribuito il “diritto di limitare l’accesso alle risorse Internet e ai media online che diffondono le informazioni per promuovere attività estremiste”. A limitare l’accesso alle risorse Internet e bloccare i media, basta la valutazione della Commissione sulla sicurezza dell’informazione rispetto al possibile “danno agli interessi nazionali”. Inoltre, la legge consente anche di poter adoperare “misure volte a ridurre al minimo l’influenza straniera sul mercato dell’informazione bielorusso”. Non possono esservi organi di stampa o strutture associative di giornalisti creati da persone giuridiche straniere, cittadini stranieri o persone giuridiche con partecipazione straniera.

Anche per quanto riguarda la gestione degli eventi e delle raccolte fondi la mano dell’autorità non manca. Non si possono raccogliere fondi, ricevere e utilizzare denaro e altri beni per compensare il costo causato dall’azione penale per aver violato la procedura stabilita per l’organizzazione di eventi di massa e non si possono raccontare e diffondere gli eventi non autorizzati, nemmeno dai giornalisti che non possono organizzare o partecipare a eventi di massa nel corso del loro lavoro. Quanto approvato in Bielorussia aiuta a capire la forza dei social nel disintegrare un regime, comprendendo il perché di un’attenta analisi politica del fenomeno social. La capacità di penetrazione delle nuove modalità di proselitismo politico e sociale è rafforzata dagli algoritmi che regolano i social network e le autocrazie vogliono il controllo di tale mole di dati e informazioni.

L’obiettivo delle piattaforme è quello di trattenere gli utenti il più a lungo possibile su di esse, così da potergli offrire un maggior numero di contenuti sponsorizzati e poter acquisire il maggior numero di dati. Un sistema che risulta al centro delle politiche autoritarie di Stati che vogliono utilizzare i social per il controllo sociale scrutando con attenzione quelle manifestazioni di dissenso che proprio grazie ai social vanno diffondendosi. Una tematica che è al centro del dibattito anche nelle democrazie e negli Stati occidentali. Le recenti pressioni giuridiche contro i colossi dei social network, la tutela della privacy e la Guerra cibernetica che viene silenziosamente utilizzata dall’intelligence di varie Paesi contro le proprie visioni giuridiche stanno semplicemente distruggendo la democrazia e lo Stato di diritto. Il rischio è quello di imitare le politiche della Bielorussia e far divenire i social media da strumenti di democrazia a strumenti di controllo e autoritarismo.