Nella terra dei Malaspina, fra castelli e misteri

La Lunigiana è un bellissimo angolo di Toscana che presenta attrattive storiche, archeologiche, artistiche e antropologiche veramente uniche, peccato che questo suo potenziale sia relativamente conosciuto e apprezzato. La Lunigiana è, infatti, terra di leggende, di tradizioni ancestrali, di chiese romaniche e, soprattutto, di numerosi castelli, fortezze e terre murate. Tale ricchezza è dovuta al fatto che la Valle del Magra fu, fino alla Rivoluzione francese, un’area feudale dominata dalla nobile famiglia dei Malaspina che, essendo di legge longobarda, nel corso dei secoli frazionò per via ereditaria, i suoi vasti domini in tanti piccoli potentati, ognuno col proprio castello, la propria corte, i propri borghi.

Fra tutte le fortezze della Lunigiana la più celebre è Fosdinovo che, nel 1340, Spinetta Malaspina trasformò in una magnifica residenza signorile, ben difesa da alte cortine e da torri semicilindriche. Le storie leggendarie che aleggiano su Fosdinovo sono tante e tali da rendere banali i colpi di scena tipici dei romanzi e dei film fantasy. Secondo il mito, fra le sue mura accadde di tutto: faide familiari, inganni, tranelli, giovani amanti fatti sparire nel “pozzo della dimenticanza” e fanciulle murate vive nelle segrete. Naturalmente Fosdinovo è abitata da un fantasma, presenza comune in tutta la Lunigiana; nel castello di Mulazzo, ad esempio, vi sarebbe lo spettro di Dante che si mostrerebbe soprattutto nelle notti di luna piena.

Il sommo poeta sarebbe stato accolto in questo maniero nel 1306 da Franceschino Malaspina, famoso per essere un giudice spietato, tanto che fece promulgare un codice di leggi che prevedeva per gli omicidi la morte per sepoltura: chi aveva ucciso avrebbe dovuto fare una terribile fine.

Sia trascinato – si legge nell’editto feudale – fino al loco della giustizia e poi sia piantato con il capo basso et i piedi di sopra di tale sorte che il capo sia sepolta nella terra sino alle ginocchia, ben distippato di terra attorno al capo sino ad esse ginocchia, talmente che in detta fossa in questo moda mora”.

A Treschietto, invece, dimorò Giovanni Gasparo Malaspina, una sorta di Don Rodrigo della Lunigiana. Egli era solito far rapire belle fanciulle per organizzare festini. Si dice che fece addirittura assalire un convento per sequestrare due giovani, da poco arrivate. Nessuno poteva opporsi alla sua sfrenata furia, tentò un certo Pierin Antonio Malatesta che provò a difendere le proprie figlie, ma non ebbe successo: le figlie andarono ad arricchire l’harem di Giovanni Gasparo e Pierin fece una brutta fine, raggiungendo il cimitero di Iera.

Oltre ai castelli in Lunigiana si trova anche bellissima fortezza della Brunella che domina Aulla, è perfettamente conservata e dotata di bassi bastioni e di passaggi segreti. Fu fatta erigere nel XVI secolo dal Marchese Adamo Centurione per controllare l’incrocio fra la strada della Cisa e quella per la Garfagnana. Si dice che nei sotterranei della rocca siano conservati dei forzieri ricolmi di monete d’oro, gli stessi sarebbero sorvegliati e protetti da spettri di soldati.

Un altro tesoro si troverebbe a Villafranca, che a partire dal 1571 ospitò una zecca concessa al marchese Guglielmo Malaspina dall’imperatore Massimiliano II. Qui venivano coniati la doppia e lo scudo d’oro, il mezzo ducatone e il quarto di ducatone d’argento, il cianfrone o mezza lira e il geminiano o cavallotto in argento, il soldo e il sesino in rame.

Per produrre le monete di maggior pregio occorreva l’oro e in un passaggio segreto sarebbero stati occultati numerosi lingotti. Il luogo della sepoltura del tesoro era conosciuto solo da una persona, che per somma prudenza disegnò una mappa consegnandola a un sacerdote, il quale a sua volta la nascose in un messale. In punto di morte il prete confidò a un suo nipote il segreto e questi si calò in un pozzo per recuperare l’oro, ma i tesori spesso sono maledetti: infatti una pietra si staccò dall’alto e spaccò la testa al malcapitato, cosicché i lingotti della zecca di Villafranca sono sempre in attesa che qualcuno, più fortunato, li recuperi.

Vi sarebbe da far cenno delle numerose pievi della Lunigiana, sovente splendide, quanto enigmatiche. Fra le tante voglio accennare a quella di Codiponte, con la canonica fortificata e all’interno due antichissimi fonti battesimali. Di grande interesse sono altresì le colonne con capitelli effigiati da alberi della vita e strani elementi geometrici, oltre che da sirene bicaudate.

Questi esseri fantastici potrebbero simbolicamente cennare al tempo ciclico, come l’uroboros, il serpente attorcigliato circolarmente che si morde la sua stessa coda o, invece, indicare un essere malvagio tipo il Leviatano, la cui esistenza tuttavia è dovuta a una volontà divina e sfugge alla comprensione umana.