Mostra di Venezia 2021: cinque film italiani in concorso

Paolo Sorrentino, Martone Martone, Michelangelo Frammartino, Gabriele Mainetti, Damiano e Fabio D’Innocenzo. Sei italiani per cinque film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2021. Un record. In programma dal 1° all’11 settembre, la settantottesima edizione del festival più antico del mondo, conferma le restrizioni anti-Covid dell’anno scorso, con l’introduzione del Green pass. Lungometraggi e autori di alto profilo: È stata la mano di Dio, del premio Oscar Sorrentino, è il racconto di una tragedia inattesa, che accade negli anni della Napoli di Maradona; Qui rido io di Martone è un film dedicato al grande attore comico e commediografo della Napoli dei primi del Novecento Eduardo Scarpetta (interpretato da Toni Servillo); Freaks Out di Mainetti, con Claudio Santamaria e Pietro Castellitto racconta la storia di quattro amici che lavorano in un circo, nella Roma del 1943, occupata dai nazisti; Il buco di Frammartino narra le vicende di una straordinaria impresa italiana di speleologia; America Latina, un thriller dei fratelli D’Innocenzo, con Elio Germano.

“Avremo film da tutto il mondo pochissime assenze, la presenza italiana è molto alta”, sostiene il direttore della Mostra Alberto Barbera. “Non si tratta – sottolinea – di voler sostenere il nostro cinema in un momento di difficoltà, ma invece testimonianza di uno stato di grazia”. Sorrentino, su Instagram, commenta così la notizia della selezione del suo nuovo film a Venezia: “Da ragazzi il futuro ci sembra buio. Barcollanti tra gioie e dolori, ci sentiamo inadeguati. E invece il futuro è là dietro. Bisogna aspettare e cercare. Poi arriva. E sa essere bellissimo. Di questo parla È stata la mano di Dio. Senza trucchi, questa è la mia storia e probabilmente anche la vostra”. Mainetti, che con l’opera prima Lo chiamavano Jeeg Robot ha dato una scossa al cinema italiano recente, spiega che Freaks Out nasce da una sfida: “Ambientare sullo sfondo della pagina più cupa del Novecento un film che fosse insieme un racconto d’avventura, un romanzo di formazione e, non ultima, una riflessione sulla diversità. Per farlo – ha dichiarato Mainetti – ci siamo avvicinati alla Roma occupata del 1943 con emozione e rispetto, ma allo stesso tempo abbiamo dato libero sfogo alla fantasia: sono nati così i nostri quattro freak, individui unici e irripetibili, protagonisti di una Storia più grande di loro”.

Martone ricorda che, “per tutta la vita, il grande Eduardo De Filippo non volle mai parlare di Scarpetta come padre, ma solo come autore teatrale. Quando suo fratello Peppino lo ritrasse spietatamente in un libro autobiografico, Eduardo – racconta Martone – gli levò il saluto per sempre. Venne intervistato poco tempo prima di morire da un amico scrittore: ‘Ormai siamo vecchi, è il momento di poterne parlare, Scarpetta era un padre severo o un padre cattivo?’. La risposta fu ancora sempre e solo questa: ‘Era un grande attore’. Qui rido io è l’immaginario romanzo di Eduardo Scarpetta e della sua tribù”.

(*) Nella foto in alto, Toni Servillo interpreta Eduardo Scarpetta nel film Qui rido io di Mario Martone

(**) Nella foto in basso è ritratta una scena di È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino