Giulia Cremaschi: il corpo come musica del mondo

La professoressa Giulia Cremaschi oggi ha quasi ottanta anni. Si muove con calma, fa conversazione senza nascondere una timidezza che conferisce profondità e valore ad ogni parola pronunciata. Sono rari i suoi sorrisi che illuminano un volto. Ha una straordinaria capacità di ascolto. Ha il merito di aver rivoluzionato il metodo di recupero e di riabilitazione delle persone affette prevalentemente da handicap auditivo. Persone che si sarebbero definitivamente spente negli istituti pubblici. Il merito della Cremaschi è stato prioritariamente quello di stabilire che i bambini sono tali, senza condizionamenti legati ad handicap. Il compito dell’esperto è quello di aiutare il piccolo a tirare fuori le proprie capacità rispettandone la personalità. L’azione di reviviscenza delle facoltà individuali parte da una impostazione fondamentale: liberarsi subito di schemi mentali e di pregiudizi.

L’azione quarantennale della professoressa ha avuto come base l’impostazione umanistica che ritiene qualsiasi diversità una ricchezza e non una condizione da ricondurre a tipologie statistiche definite “protocolli” come parametri di una normalità standardizzata da circolari ministeriali. Racconta di essere arrivata alla musica spontaneamente. Immediatamente comprende la fortissima relazione fra corpo, mente e vibrazione del mondo. Il corpo per la Cremaschi è uno strumento musicale, una cassa di risonanza. Il compito del musicoterapista è quello di sviluppare nel bambino la capacità di interagire con il mondo percepito come una vibrazione! Se tutto è vibrazione, la Cremaschi intuisce che il pianoforte è lo strumento per eccellenza. Molte volte, utilizzerà il piano superiore del pianoforte dove farà camminare e sdraiare i bambini per insegnare loro a percepirne le vibrazioni, suscitando conseguenti comportamenti di risposta. È un successo. La Cremaschi allarga il raggio di azione. Ad una bimba diventata donna fa imparare il violoncello. È uno strumento a corda, vibra e viene abbracciato mentre è usato. La psicoterapeuta fa improvvisazione musicale per modulare sul momento il messaggio sonoro legandolo alla velocità e capacità di percezione del bambino.

Suona prevalentemente toni gravi che emettono maggiore vibrazione. Dimostra che l’ascolto dei fenomeni del mondo non passa solamente dalle orecchie, ma l’intero corpo è un organo di percezione totale. Afferma che la prima orchestra, la prima sinfonia è il grembo materno. La biografia della professoressa è scarna ma densa di eventi importanti. Fonda l’Associazione pedagogia musicale e musicoterapia di cui è presidente. La Musicoterapia Umanistica della Cremaschi diventa un’apripista per la sua indubbia efficacia. È presidente di Fim (Federazione italiana musicoterapeuti) e direttrice del corso quadriennale di musicoterapia umanistica, autrice di diversi libri in tema di musica e di istruzione. Nell’ottobre 2015, la Fim – Federazione italiana musicoterapisti è regolamentata in base alla norma Uni 11592 sulle Arti terapie e i suoi professionisti sono certificati all’interno di questi parametri legislativi. Il metodo diventa notizia per il vasto pubblico quando il giornalista Domenico Iannacone intervista Giulia Mazzi una ragazza seguita dalla professoressa.

Nonostante la sua sordità totale Giulia Mazzi apprende grazie alla sua intelligenza luminosa e pronta, alla sua volontà ferrea di riuscire ad afferrare il mondo con altri mezzi. Il sodalizio fra le due Giulie dura decenni con frequentazioni assidue inframmezzate da distacchi. Eccellente il servizio giornalistico realizzato dal paziente, umano e bravissimo giornalista per la Rai nella puntata di “Che ci faccio qui” di lunedì 29 marzo 2021. Un filmato trascinante, che da speranza, che fa conoscere personalità di notevole spessore quasi sempre lontane dai radar del circo mediatico e acefalo, dove vince chi urla più forte. Durante la lunga conversazione con la Giulia Cremaschi, il giornalista le riconosce i meriti di un approccio pedagogico da lei inventato con mezzi poveri, artigianali spesso creati dal nulla. Lei lo guarda attentamente e con calma inflessibile sceglie le parole e seriosamente risponde che è stato merito dei bambini e che, anzi, lei ha avuto per sé più di quanto lei abbia fatto per loro. Lo spirito di una vita straordinaria ed appassionante è racchiuso nella estrema semplicità di questa risposta. Una lezione di umiltà, di perseveranza, di capacità, di sensibilità non comune, per chi è capace di percepirla.