La raccolta degli scritti filosofici di Marsilio Ficino

Recentemente è apparso in libreria un libro notevole, pubblicato dall’editore Einaudi nella collana i Millenni, che raccoglie una ampia e vasta parte degli scritti filosofici di cui è stato autore, nella Firenze rinascimentale, Marsilio Ficino. Nella introduzione al libro, un viero evento per la nostra cultura, Raphael Ebgi, eminente studioso del pensiero filosofico, osserva che Ficino era considerato un pensatore simile ad Orfeo, poiché se questi era ritornato dal suo viaggio stringendo fantasmi, il filosofo umanista aveva recuperato dal passato un grande universo composto da demoni, sogni e presagi, fino a quel momento ignorato e misconosciuto. Per Raphael Ebgi, l’analisi dei questi scritti, risultato mirabile delle traduzioni dei dialoghi di Platone, compito assegnato da Cosimo dei Medici a Marsilio Ficino, mostra che possiede un indubbio fondamento la tesi che propugna una linea di continuità culturale tra il Platonismo e la civiltà cristiana. Marsilio Ficino individua, in questi scritti, l’aurea catene dei sapienti, che ha inizio con la speculazione intellettuale di Zoroastro, e che risaliva, attraverso l’opera filosofica di Mercurio Trismegisto, il più saggio degli Egizi, all’opera filosofica di Platone.

Quattro sono le scuole filosofiche di cui parla Marsilio Ficino, l’accademia di Platone, quella dei peripatetici, che si riferisce al magistero di Aristotele, quella de cinici e, infine, quella degli scettici. Per Ficino la filosofia consente alla mente umana di scoprire e rivelare la importanza della bellezza. Per lo studioso Kristeller la riflessione filosofica di Ficino segna una discontinuità nella tradizione degli studi e della civiltà umanistica, poiché dischiude un nuovo orizzonte speculativo che si ha con la rinascita della tradizione metafisica. Ficino, in più parti dei suoi scritti, non nasconde la sua insofferenza e il suo disprezzo per la lingua e le modalità argomentative dei retori, giacché è convinto che il linguaggio filosofico, potente, rigoroso ed efficace, possiede la peculiare caratteristica di afferrare la essenza di ogni cosa. Per pensatori quali Mercurio Trismegisto, Democrito, Pirrone, Avicenna ed Origine, la perfetta beatitudine non deriva dalla forza della intuizione ma dall’intimo piacere che trae origine, nella mente umana, dalla possibilità di contemplare la verità e la divinità. Infatti, commentando i grandi dialoghi di Platone, Fedro, Timeo, Gorgia, La Repubblica, Ficino delinea una sottile e profonda distinzione tra l’anima attiva e quella contemplativa. La prima delibera in merito alle azioni da intraprendere oppure a quelle che conviene evitare, la seconda, invece, mira al raggiungimento della contemplazione della verità. Platone, come anche Pitagora, Empedocle, ed Eraclito, ritiene che la nostra anima, prima di cadere nel corpo, dimorasse nel regno e nelle regioni celesti, dove in preda alla perfetta felicità godeva della contemplazione della verità e della divinità.

Durante la vita terrena, breve e piene di sofferenze, immersa sovente nella tenebra, per intravvedere e mantenere un legame con la dimensione eterna e divina, per Platone, definito sommo da Ficino, possiamo fare leva su due virtù: l’una che pertiene alla condotta morale, e si riferisce alla giustizia, l’altra alla ricerca del vero, che riguarda la possibilità di attingere la sapienza mediante l’esercizio del libero pensiero e la curiosità intellettuale. Usando una immagine poetica bellissima, Ficino ricorda che una volta recuperate le ali, grazie alla filosofia naturale e a quella morale, possiamo ristabilire un rapporto spirituale con le realtà celesti: la contemplazione della divinità e la gioia, di cui la mente gode, nel conoscere Dio. Per Ficino il piacere, la cui sede è nei sensi, deve essere considerato alla stregua di una passione insidiosa che si pone in netto contrasto con l’idea del bene. Infatti, i piaceri, che possono infiammare ed accendere i sensi, diffondono la tenebra nella mente, compromettono il giudizio morale, irretiscono in modo pericoloso le menti degli uomini, e possono gettare la natura umana nel limaccioso fango dei vizi e delle scelleratezze. Per Socrate esistono due idee che debbono guidare la nostra esistenza e la nostra vita: la prima, che tende al bene più grande ed alla virtù umana, in grado di favorire il raggiungimento della perfezione morale. La seconda idea, che attiene alla brama dei piaceri, e che non segue la ragione, ma comporta il predominio dei sensi, a causa del quale la mente umana è infiammata di uno smodato e incontrollabile desiderio di emozioni sempre più intense. Per Platone la caratteristica essenziale del bene tende alla utilità e alla salvaguardia del genere umano. Chi è schiavo del piacere fa attenzione soltanto al proprio desiderio e amor proprio.

Le virtù poste nell’anima umana, segno della presenza del divino nella condizione esistenziale di ogni uomo, favoriscono la liberazione della persona dalla schiavitù e dalla tirannia delle passioni. Per Platone l’anima costituisce la perfezione dell’uomo ed è parte essenziale della sostanza umana. Sia per Epicuro sia per Lucrezio, autore del De rerum natura, perché una persona possa avere una vita felice, devono ricorrere due condizioni fondamentali: l’indolenza del corpo ed il governo degli istinti e la tranquillità dell’anima. La sostanza di Dio coincide con tutte le cose. Dio è simile a tutte le cose, discerne ovunque ogni cosa con il suo sguardo, e deve essere considerato il primo principio di ogni ente naturale e segnato dalla caducità. Vi è nei commenti ai grandi dialoghi di Platone di Ficino la immagine del triplice ordine degli intelletti. In primo luogo quello divino, che è autonomo e quindi solo, poiché non si può trovare nulla di simile ad esso. L’intelletto della intelligenza, definito puro, perché separato dalla materia. L’intelletto umano, che definisce la natura di ogni persona vivente. In una splendida lettera indirizzata a Lorenzo dei Medici, Marsilio Ficino osserva che la legge naturale, che considera una scintilla che deriva dalla dimensione divina, si pone come fondamento della legge scritta su cui si basa la convivenza umana.

Esistono quattro tipologie di leggi, come emerge dai grandi dialoghi di Platone: Timeo, Fedro, Gorgia. La prima è quella divina, a cui di riferisce la provvidenza. La seconda è quella celeste, che designa il fato. La terza è quella del movimento, che Platone chiama natura. La quarta è quella umana, che riguarda il mondo del diritto. Nel nono libro della repubblica, grande testo di Platone, si trova una rappresentazione e descrizione delle parti che compongono l’anima umana: quella razionale, quella irascibile e quella concupiscibile. Nel dialogo il Fedone Platone mostra come il filosofo tendi a separare l’anima dal corpo. La disciplina morale consente di purificare l’animo dai demoni e dai pensieri aberranti. L’attività speculativa rende possibile liberare la mente dal dominio dei sensi e della immaginazione attraverso l’esercizio contemplativo e la ricerca della verità.

Nel libro di Marsilio Ficino vi è una ampia parte dedicata al testo di cui è autore Plotino, l’Enneide. Il mondo visibile, che ogni persona coglie e comprende mediante i cinque sensi, viene posto in relazione con quello divino e sovrasensibile, al di sopra del quale si pone l’Uno e l’anima universale che contiene la creazione. Nel libro vi è una parte di scritti, che riguardano le lettere inviate da Marsilio Ficino ai filosofi del suo tempo. Vi sono testi, scritti nella lingua volgare del quattrocento, in cui viene trattato in modo straordinario il tema dell’amore. Belli e indimenticabili gli scritti che riguardano il rapporto tra il bene ed il male e la differenza tra i sacrifici e la preghiera. Un libro colto e raffinato che ogni studioso di filosofia deve avere nella propria biblioteca.