L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito

Sovente in passato una parte della critica letteraria ha lamentato la incapacità degli scrittori italiani di raccontare e rappresentare le profonde fratture e contraddizioni economiche e sociali inscritte nel tessuto profondo del nostro Paese. A smentire questa posizione, sostenuta da una parte della critica letteraria italiana, vi è un libro, insignito di recente del Premio Campiello di questo anno, di cui è autrice Giulia Caminito, edito dalla Bompiani con il titolo poetico ed efficace L’acqua del lago non è mai dolce. Infatti, la narrazione si apre con una signora, vestita in modo elegante, che chiede di essere ricevuta da una dirigente del Comune di Roma, poiché è in attesa, da anni, di ricevere la assegnazione della casa popolare. La signora, abituata a lottare per ottenere il riconoscimento dei suoi diritti, è Antonia Colombo. Abita in un angusto semiinterrato, di pochi metri quadri, con il primo figlio Mariano, e la figlia Gaia. Antonia è una donna che, malgrado le difficoltà economiche ed esistenziali di fronte alle quali si trova, appare indomita, coraggiosa e determinata.

Fin dalle prime pagine del libro, e la voce narrante nel romanzo è quella di Gaia, la figlia di Antonia, vi è una descrizione della periferia romana, lontana dai fasti e dalle bellezze del centro storico, in cui i segni del degrado urbano sono molteplici e rendono malinconica e triste la vita di chi è costretto a viverci. Gaia, nel tentativo di cogliere la personalità di Antonia, afferma che sua madre ha le sue idee, costruite in modo incerto e casuale, per effetto delle quali coltiva una ossessione e una pervicace fissazione per ciò che le appare giusto e per i diritti che spettano ad ogni cittadino. Massimo, il padre di Gaia, è un operaio che ha subito un grave incidente sul luogo di lavoro, cadendo da una impalcatura in un cantiere, dove lavorava in nero e non era protetto da alcuna assicurazione, incidente che lo ha condannato alla paralisi per il resto della sua vita.

Gaia, quando osserva l’abitazione modesta, la evidente povertà della sua famiglia, la invalidità permanente del padre, pensa che la sua famiglia sia composta da persone che appartengono a quella parte di umanità che viene considerata alla stregua di un materiale di scarto, carte inutili ed insignificanti in un gioco di scarto. Dopo l’arresto della dirigente del Comune, che si era rifiutata di ascoltare Antonia, indagata per gli illeciti che ha commesso, alla famiglia di Gaia viene assegnata una abitazione, che si trova nell’elegante ed esclusivo quartiere di Corso Trieste a Roma. Gaia, i suoi fratelli, che amano trascorrere le ore libere nel cortile del palazzo di Corso Trieste, entrano in conflitto con gli inquilini, una coppia di tedeschi, sicché Antonia è obbligata a chiedere lo scambio della casa alla signora Mirella, proprietaria di un ampio appartamento situato ad Anguillara Sabazia, nei pressi del lago di Bracciano. Gaia, mentre avviene il trasloco, pensa in preda alla tristezza che la sua famiglia è costretta ad abitare case che qualcuno per gentilezza e generosità ci consente di possedere.

Per Gaia, il lago di Bracciano, i comuni che lo circondano, le leggende che sono sorte intorno ad esso, diventano l’orizzonte ed il confine quotidiano che danno linfa ai suoi sogni e alle sue aspettative. Esortata dalla madre, Gaia si impegna nello studio, dimostrando curiosità intellettuale, capacità di apprendimento, comprensione del valore della conoscenza e del sapere per dischiudersi infinite possibilità di riscatto ed ascesa sociale. A scuola, un esclusivo liceo classico, situato lungo la cassia, e frequentato dai giovani borghesi benestanti e provenienti da ricche famiglie, Gaia ottiene risultati lusinghieri. Inizia la sua lunga amicizia con Agata ed Ires. Carlotta, la giovane ragazza dai molti amori, in modo inspiegabile si toglie la vita, suicidandosi. Nel libro i momenti di dolore, dovuti al suicidio di Carlotta, alla conclusione della storia d’amore che Gaia aveva avuto con Andrea, sono descritti con una profondità di sguardo che pone in luce e fa emergere il tumulto delle emozioni e delle sensazioni di angoscia vissute dalla protagonista.

Mentre si allontana di notte da una festa in discoteca, Gaia cammina lungo gli argini del lago, muto e silenzioso testimone dei suoi dolori e della sua inconsolabile tristezza, e incontra l’amico Cristiano, con cui a fari spenti attraversa sul motorino le strade che si diramano intorno ad Anguillara Sabazia. Nel libro è notevole, visto che la storia narrata è ambientata negli anni 2000, il dialogo che avviene tra Antonia e su figlio Mariano, che nell’estate del 2001 ha preso la decisione di partecipare alle manifestazioni no global di Genova, dove sono riuniti i governanti del mondo, che sfocerà in un duro scontro con le forze dell’ordine. Mariano parla della necessità di opporre una resistenza al potere soverchiante dei banchieri e della finanza. In seguito, sarà allontanato dalla casa di sua madre, che non ne approva la condotta di vita e l’orientamento politico favorevole agli anarchici. Sono due episodi, gli unici nella narrazione, in cui vi è un riferimento alle vicende politiche che hanno segnato gli anni duemila. Gaia, mentre osserva il punto del lago che gli ha indicato Cristiano, al di sotto del quale vi sarebbero le statue del presepe alte e raffiguranti la natività di Cristo, pensa in preda al disincanto che tutta questa scena, se la si osserva da fuori, gronda banalità, come il suicidio di Carlotta, il sasso che ha gettato sul parabrezza della macchina di un ragazzo, le liti avvenute in discoteca, le lezioni di latino e greco, tutto le appare insensato e misero, e pensa che siamo animali futili e ogni cosa andrebbe buttata via.

Nel libro Gaia osserva che le persone si sposano nella chiesa, posta e collocata nella parte alta del borgo antico, adornata da affreschi e stucchi ed opere d’arte, mentre i funerali vengono celebrati nella parte bassa e concava del lago, in una chiesa moderna che ha le vetrate a forma di rombo e dove regna un’atmosfera in cui è netta la sensazione che la fede in Dio e nell’assoluto si sia consumata ed esaurita per sempre. Gaia, che ama studiare i testi di filosofia lungo gli argini del lago, lo scetticismo di Montaigne, il circolo ermeneutico, il processo a Galileo, oramai adulta, e affrancatasi e liberatasi dal vincolo affettivo della madre, che voleva estendere la sua autorità sulla sua vita di donna adulta, pensa che per tutta la sua vita, consacrata allo studio, non ha fatto altro che attendere la rivoluzione, slavine e reazioni a catene che portassero, alla fine, alla sua definitiva ascesa sociale.

La famiglia di Gaia, dopo i molti anni vissuti nel paese posto nei pressi del lago di Bracciano, è costretta a ritornare a vivere nella casa di Corso Trieste a Roma. È bella e commovente la lettera che Gaia scrive alla sua amica Ires, scomparsa in seguito al cancro da cui è stata colpita, che con immagini poetiche evoca il sogno di una vita che si è infranta troppo presto. In questa parte della narrazione vi è un riferimento alle radiazioni che pare abbiano provocato patologia gravi agli abitanti dei comuni che circondano il lago di Bracciano. Un libro che racconta la storia di formazione di una ragazza negli anni duemila, in cui a dominare è la comunicazione costante, dovuta alla rivoluzione tecnologica, e la solitudine perenne di una generazione, i cui sogni di riscatto non trovano realizzazione. Un libro notevole e dallo stile letterario gradevole e coinvolgente.

L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito, Bompiani 2021, pagine 304, 18 euro