La storia “capovolta” del xx secolo italiano

Anita. Un nome, un destino. 1922-2022: il secolo lungo di Maurizio Grandi, con commenti di Augusto Grandi, edito da La Torre, nasce da alcuni brani del diario della madre degli autori.

Anita Toselli, di nobile stirpe piemontese ma cresciuta nella Sardegna più isolana e “isolata”, fu figlia d’un medico anarchico e socialista, andato in “esilio” in condotta con pazienti poverissimi. Ciò per ragioni ideali. Rientrò nel Piemonte “sabaudo” in seguito al trapasso del padre. Dopo il quantomeno discutibile referendum del 2 giugno 1946, restò romanticamente fedele al suo Re: Umberto II. Sposò un altro esempio di attaccamento, Cesare Grandi, cugino del più noto Dino. Costui, visse un ruolo opposto rispetto a quello del parente, col celebre ordine del giorno del Gran Consiglio, del 25 luglio 1943. Combatté per un fascismo riscopertosi socialista e repubblicano.

Oncologo illustre, tornata la pace, con una propria clinica e centro di ricerca, ingaggiò una guerra, se possibile ancora più dura, contro le speculazioni, sulla salute umana, da parte delle multinazionali del farmaco. Rifiutò, per i prodotti delle sue ricerche d’avanguardia, il sistema, e il mercato, dei brevetti. Il figlio Maurizio, oggi, continua la battaglia, con la sua attenzione a una farmaciaetnica”, frutto d’una ricerca su esperienze lontane dall’Europa “civile”.

Per un lettore estraneo a quelle dinamiche affettive, il testo è di fondamentale interesse. Quelle vicende sono incorniciate da una generale ricostruzione dell’ambiente socio-politico in cui si svolsero. Al principio, v’è una completa e compiuta ricostruzione, di Augusto Grandi, del “secolo lungo” del Millenovecento, dagli albori fino a oggi. Sintetica premessa sviluppata nelle pagine successive. In esse, si articola un racconto decisamente altro rispetto alla vulgata “antifascista”. Non vado oltre. Penso alla lettura utile soprattutto per un lettore della destra liberale, quale chi mi osserva su queste colonne. Egli, infatti, è liberale in quanto ritiene il dubbio, con la libertà di dubitare, il metodo ideale di pensiero. Poi troppo spesso, però, legge quella storia secondo proprio la vulgata “antifascista”, sulla quale qualche perplessità non è male sorga.

(*) Maurizio Grandi, “Anita. Un nome, un destino. 1922-2022: il secolo lungo”, La Torre, 15 euro