Giuseppe Antonio Borgese racconta il fenomeno del fascismo in “Golia”

Il fascismo appartiene alla storia d’Italia e rimane la necessità storica e culturale di comprenderne le origini e le cause. A questo fine, bene ha fatto l’editore La Nave di Teseo a ripubblicare in una nuova edizione il libro di cui è autore Giuseppe Antonio Borgese intitolato Golia. Marcia del fascismo, un classico della letteratura italiana, da Leonardo Sciascia considerato uno di libri più importanti tra quelli dedicati al ventennio durante il quale il fascismo fu egemone in Italia.

L’autore di questo libro, la cui prima versione venne scritta in inglese nel periodo in cui viveva e insegnava in una prestigiosa università americana, nella introduzione a questo vasto e straordinario affresco storico, dà una definizione del fascismo come fenomeno psicologico, secondo la quale il fascismo fu dovuto al dominio della potenza in luogo e in sostituzione della giustizia intesa come ideale supremo. Ciò che colpisce in questo libro, che Renzo De Felice, biografo di Benito Mussolini, considerava fondamentale, è la premessa di carattere storico che precede la rappresentazione degli eventi politici che condussero, dopo il delitto Matteotti e il crollo del regime liberale, avvenuto nel 1925, alla nascita della dittatura instaurata dal regime guidato da Mussolini. Borgese, nel libro, osserva che ciò che la monarchia fece e tollerò con la marcia su Roma fu meno grave della catastrofe in cui fece precipitare l’Italia per la condivisione e approvazione della politica fascista. Nella parte storica del libro, e non è un caso che l’autore abbia scelto questo metodo espositivo, ricorda come l’Italia non fu opera di Re o Condottieri, poiché fu Dante, l’inventore del volgare e della lingua italiana, a dare vita alla identità italiana. In base alla legge universale, che deriva dall’impero romano, la civiltà umana ha una meta unitaria da perseguire, rappresentata dal perfezionamento dello spirito dell’uomo mediante la conoscenza e l’azione morale. Nel suo trattato scritto in Latino, la monarchia, questa idea di Dante trova una compiuta spiegazione ed esposizione. Gabriele D’Annunzio scrisse una biografia di Cola di Rienzo che nel 1347 come tribuno del popolo, inalberando gli ideali di giustizia, libertà e della pace, tentò di restaurare la Repubblica romana. Molto spazio nel libro, nella parte storica con cui Borgese tenta di individuare le cause dell’origine del fascismo risalendo al passato remoto, viene dato alla figura e all’opera di Niccolò Machiavelli, il celebre autore del libro intitolato Il Principe. Ricorda Borgese come per Machiavelli, il cui obiettivo era ricreare l’unità d’Italia dopo che per secoli era stata sottomessa al dominio straniero, l’attività politica è indipendente dalla morale e dalla religione, poiché la forza, l’astuzia e la potenza dominano il mondo, per questo grande pensatore. Mussolini in gioventù lesse il principe Machiavelli in modo assiduo e costante, come il libro di Friedrich Nietzsche Così parlò Zarathustra. Questa disperazione metafisica riempie le pagine del Principe, da Borgese considerato l’anti-vangelo. I fermenti patriottici che maturarono nei principati, in cui era divisa l’Italia, sono stati descritti da Stendhal, secondo Borgese, nel suo capolavoro La Certosa di Parma. Nella seconda parte del suo grande libro, Borgese si sofferma a descrivere gli ideali del risorgimento, la cui costellazione culturale fu composta da cinque scrittore e tre condottieri e uomini d’azione: Alfieri, Parini, Foscolo, Manzoni e Leopardi, tra gli intellettuali, Garibaldi, Mazzini, e Cavour tra i politici. La libertà e la indipendenza dai tiranni stranieri e interni furono le aspirazioni presenti nella tradizione letteraria e culturale italiana. Gli ideali politici e culturali non furono esclusivamente italiani e legati alle vicende politiche del risorgimento, visto che si ritrovano in scrittori stranieri quali Hugo, Shelley e Whitman.

Come Cavour, Bismarck, seguace di Niccolò Machiavelli, aveva prediletto il culto della forza e della passione, che aveva fatto delirare gli scrittori romantici dello Sturm und Drang, e condotto alla divinizzazione della nazione germanica secondo Fichte ed Hegel. A questo proposito, Borgese nota che D’Annunzio, dopo Dante, è lo scrittore che con i suoi insegnamenti e le sue opere letterarie ebbe una influenza notevole e decisiva sulla intera società italiana ed il mondo politico del nostro Paese. Fu definito comandante poiché non accettò e tollerò la posizione neutrale del nostro Paese rispetto alla Prima guerra mondiale. Poiché, pur essendo tra i Paesi vincitori della Prima guerra mondiale, in base al trattato di Londra l’Italia non ricevette la Dalmazia, Zara e Sebenico, assegnate alla Jugoslavia, D’Annunzio fu l’inventore della espressione della così detta vittoria mutilata, che alimentò il nazionalismo. Nel 1918, a guerra conclusa, Thomas Woodrow Wilson proclama i suoi nove punti del suo piano di pace, e l’Italia è inserita al nono posto, anche se la definizione delle sue frontiere rimarrà un problema irrisolto. Wilson fu il politico che perseguì l’ideale della unità del mondo e della nazione, perché l’umanità fosse libera dall’odio e dal rischio di ulteriori spargimenti di sangue. L’impresa di fiume, la città occupata da D’Annunzio con il suo seguito di ammiratori, nel libro è descritta con immagini letterarie di straordinaria forza poetica e narrativa. Nel 1920 D’Annunzio per quindici mesi fu il signore e il padrone indiscusso di Fiume, con le adunate dei seguici che il poeta arringava dal balcone del palazzo del governo, anticipando le adunate fasciste. Mussolini durante il breve periodo in cui visse in Svizzera, entrò in contatto con Vilfredo Pareto, autore della sociologia generale. In questa teoria vi è un pessimismo sarcastico, una inquieta amarezza ed indifferenza morale per il contenuto delle dottrine politiche, poiché per questo pensatore tutto era conseguenza del determinismo sociale. Per spiegare la conversione di Mussolini dal socialismo al nazionalismo, e la formazione del fascismo, dall’autore di questo libro considerato un fenomeno psicologico, bisogna tenere presente che il futuro dittatore si formò sui libri di Sorel, D’Annunzio, Pareto e Croce. Bello nel libro il ritratto di Benedetto Croce, in un primo momento sostenitore del fascismo, ed in seguito oppositore tollerato dal regime di Mussolini.

Per Croce lo Stato, in quanto esponente della filosofia idealistica, era la incarnazione dello spirito divino, mentre la nazione era la sintesi tra l’individuo e l’universale. Mussolini fonda Il Popolo d'Italia, sostiene il nazionalismo e mira a creare una sintesi tra Giulio Cesare e Lenin, fra l’impero autoritario e il sovversivismo sociale. Se il bolscevismo è stato violenza, tirannia, violazione del diritto di espressione e libero uso della proprietà privata, è evidente che il fascismo fu il bolscevismo destinato all’Italia, nota acutamente nel libro Giuseppe Borgese. Ricordando la frase di Gottfried Wilhelm von Leibniz secondo cui sono le passioni e non gli interessi economici a muovere gli uomini ed il genere umana, e respingendo la tesi che la causa del fascismo fosse economica, Borgese pone l’accento sulla circostanza che il consenso che la borghesia capitalistica diede al regime per oltre venti anni fu dovuto a una autentica passione politica. Gli avvenimenti che nel 1922 portarono all’avvento di Mussolini al potere e, dopo il delitto Matteotti, all’annientamento del regime liberale sono stati raccontati e descritti in modo straordinario da Emilio Lussu e da Gaetano Salvemini. Il decreto Facta che proclamava lo stadio d’assedio venne ritirato e il Re, Vittorio Emanuele III conferì a Benito Mussolini il compito di formare il governo. L’idea di Mussolini di ricreare l’impero romano da dove nasceva? L’Impero Romano, come emerge dalle opere di Virgilio e Tito Livio, si basa sul presupposto filosofico del sincretismo, volto a conciliare e unificare la civiltà ed il genere umano sotto una legge dotata di un carattere universale. Per capire l’avvento della dittatura fascista in Italia, per Borgese occorre considerare che l’esperienza della libertà in Italia, fino ai governi di Giovanni Giolitti, era stata troppo breve in confronto ai lunghi secoli di servitù e sottomissione allo straniero. Il Trattato di Versailles, approvato dopo la fine della Prima guerra mondiale, umiliò la Germania e favorì l’avvento del regime nazista.

Nel libro notevole e degna di nota appare l’analisi sulle ripercussioni che ebbe in Europa e nel mondo la crisi finanziaria del 1929, sicché, vista la debolezza dei sistemi democratici, l’idea fascista dilagò dappertutto senza incontrare oppositori. Nella parte finale del libro molto belle sono le pagine che rievocano la conquista della Etiopia avvenuta nel 1936, in seguito alla quale venne proclamato l’impero d’Italia, e quelle in cui è raccontata la guerra civile spagnola che vide contrapposti i fascisti agli antifascisti. Un libro che appartiene alla grande tradizione della letteratura italiana.

(*) Golia. Marcia del fascismo di Giuseppe Antonio Borgese (La Nave di Teseo, 2022), 672 pagine, 24 euro