La guerra rivoluzionaria dell’Istituto Pollio

martedì 21 febbraio 2023


“La guerra rivoluzionaria” è un libro stampato da Volpe Editore nel 1965. È stato il risultato di un lavoro collettivo di ben ventidue studiosi, politici e militari coordinati da Enrico De Boccard che ne ha curato l’introduzione. L’Istituto Pollio fu il centro culturale che lo ha ispirato e sostenuto. Si tratta di un testo che appartiene ad una lunga scia di opere dedicate alla polemologia, con particolare attenzione alla guerra senza regole, definita sinteticamente “rivoluzionaria”. L’interessante opera evidenzia prestiti dal pensiero militare di Mao, di Vo Nguyen Giap la cui capacità fu sottovalutata, con il disastro militare francese a Dien Bien Phu, dalle strategie guerrigliere del Che Guevara in Sudamerica, per citare i nomi più conosciuti. Ben pochi pensavano che un gruppo di straccioni vietnamiti, con poche armi, apparentemente disorganizzati, che vivevano dentro caverne sotterranee mangiando carne di topo, potessero demolire i francesi prima e la titanica macchina militare Usa poi.

Questo libro nasce come compendio dottrinale e come risposta operativa all’atmosfera conflittuale generatasi con la cosiddetta “strategia della tensione” iniziata nella metà degli anni Sessanta, all’interno di un Paese dove esisteva il Partito Comunista Italiano, cioè il più numeroso partito comunista fuori dal blocco sovietico, con consensi crescenti a danno della platea elettorale della Democrazia Cristiana, totalmente allineata alle linee guida atlantiche.

Sulla scia della dottrina dei blocchi contrapposti, frutto della elaborazione della Dottrina Truman (1945-1950), esplodono in rapida successione conflitti in Colombia, Venezuela, Cuba, Angola, Indocina, Vietnam. La guerra nelle Filippine del 1908 aveva provocato crimini di guerra ai danni di nove milioni di morti e di profughi, ma fu un’esperienza che gli Usa utilizzarono successivamente su altre aree mondiali. La successione proseguirà con la pesante presenza americana in Asia.

L’istituto Pollio, sostenitore del primo congresso, era una struttura privata ideata e costituita sul modello del ben rodato sistema di espansione Usa mediante la creazione di un “soft power” fondato sulla creazione di un vasto numero di enti ed istituzioni universitarie, enti benefici recanti i nomi più suggestivi, tutti destinatari di miliardi di dollari di sostegno. Ebbene, non va dimenticato che l’Italia è stata il terreno di coltura della operatività Usa costituita dal doppio pilastro dell’uso della deterrenza militare e della presa di possesso del territorio-bersaglio invadendolo con una marea di strutture soft power.

L’Istituto ebbe tra i suoi fondatori esponenti italiani fra i militari, tecnologi della sovversione, del conflitto sociale, della guerra psicologica, studenti, politici. Fu la camera di compensazione fra organismi militari italiani ed esponenti dei servizi atlantici, francesi e germanici. L’Istituto fu chiuso poco dopo il Convegno tenutosi il 3, il 4 e il 5 maggio 1965 presso l’Hotel Parco dei Principi a Roma, ufficialmente per “mancanza di fondi”. Una ipotesi poco credibile dal momento che i soldi provenivano – senza alcun limite – dalla Difesa nazionale, sempre sotto l’occhiuto e benevolo “padrinato” nordamericano.

Ciò che accomuna la diversità degli interventi è il linguaggio diretto e spesso duro sui temi della cosiddetta “salvezza nazionale”. I contenuti sono ispirati dalla fretta di agire per evitare di avere un Paese crollato e in mano alla macelleria del blocco comunista. Il senso d’urgenza e lo scopo di incutere terrore e timore non offuscano tuttavia la lucidità impressionante con la quale gli autori illustrano dettagliatamente i passaggi organizzativi e distruttivi di una guerra spietata, veloce, dove tutti sospettano di tutti. Non si è trattato di un convegno di pazzi scatenati. Direi il contrario! Erano studiosi che sapevano quello che dicevano e non dicevano quello che non sapevano. I contributi dei partecipanti ispirarono le linee guida del Prd (Piano di Rinascita Nazionale elaborato da Licio Gelli sotto dettatura di Eugenio Cefis, referente della Cia in Italia e colui che fece assassinare Enrico Mattei, e molti altri esponenti dell’imprenditoria, dell’esercito e della cultura italiana.

Un’opera che, meglio di moltissime pubblicazioni coeve e successive, descrive il clima di follia paranoica che guidava le scelte di sicurezza nazionale nel nostro Paese che è stato il crocevia e l’area di scontro fra interessi mondiali. Fatte le debite differenze, il mutamento degli scenari mondiali e la successione di governi di diverso colore, questa opera collettiva fa riflettere sul fatto che la situazione di pesante subalternità geopolitica italiana non è cambiata affatto.

Un documento e una testimonianza da leggere con attenzione scaricando il testo qui: https://eholgersson.wordpress.com/2017/09/01/la-guerra-rivoluzionaria-il-convegno-pollio-atti-completi/


di Manlio Lo Presti