Le risorse del Cashback alle imprese in difficoltà

È guerra sul Cashback di Stato, ma nonostante le polemiche che si rincorrono da mesi la misura voluta dal governo Conte II, per incentivare i pagamenti digitali, per ora resiste. Il Cashback è entrato in vigore il primo gennaio 2021 e terminerà il 30 giugno del 2022, per una durata complessiva di tre semestri. Prevede rimborsi del 10 per cento su tutti i pagamenti elettronici, con un minimo di 50 pagamenti effettuati, un rimborso massimo di 15 euro a pagamento, e un rimborso totale di 150 euro a semestre. Dunque, chi ottiene il massimo del Cashback si vedrà rimborsare 450 euro nel giro di un anno e mezzo. Sono in molti, però, a sostenere che in questa fase emergenziale caratterizzata da proteste di piazza, anche di autonomi e piccoli imprenditori, il provvedimento andrebbe sospeso per destinare le risorse, a esso dedicate, in favore delle attività commerciali più colpite dalle misure anti-Covid.

Mercoledì Fratelli d’Italia ha presentato in Senato una mozione, che andava proprio in questa direzione, ma con 114 voti contrari, 20 a favore e 89 astensioni, è stata bocciata. Il tema però era, e resta, troppo spinoso per potersi concludere con un nulla di fatto. Per disinnescare l’offensiva dell’unica forza di opposizione in Parlamento, la maggioranza ha presentato a sua volta un ordine del giorno, passato in Aula, che “impegna il governo ad approfondire il monitoraggio del programma” di rimborso sugli acquisti con pagamenti elettronici “anche al fine di adottare eventuali provvedimenti correttivi”. In sostanza, un atto che prevede, genericamente, di correggere le criticità emerse in questi primi mesi di avvio della misura. Un rilancio lungo con palla in tribuna, che fa tirare un sospiro di sollievo ai Cinque Stelle che vedono nel Cashback un provvedimento simbolo della loro gestione.

A seguire con attenzione il dibattito parlamentare, tutte quelle categorie economiche direttamente toccate da provvedimenti come il Cashback e che, da più di un anno, fanno i conti con la crisi. “Il Cashback è una misura che penalizza le imprese e mette a rischio l’occupazione in un settore, quello del Cash in transit, già gravemente colpito dalla pandemia”, ha commentato alle agenzie di stampa Antonio Staino, presidente di Assovalori, l’associazione professionale che raggruppa le aziende che si occupano del trasporto valori. Da mesi Assovalori sostiene l’importanza di ragionare sulla ripartenza dell’economia venendo incontro, e non sfavorendo, chi fa impresa in Italia. “Con misure come il Cashback – ha sottolineato Staino– abbiamo assistito a una demonizzazione dell’uso del denaro contante che ha danneggiato il trasporto valori e la sua filiera, un settore che nel nostro Paese dà lavoro a oltre diecimila addetti, a vantaggio delle società, tutte straniere, della moneta di plastica ed elettronica”.

Dunque, non si tratta tanto di prendere una posizione politica, ma della necessità di rilanciare le attività che operano in un settore economico rilevante. Allo stato attuale, ne è convinto Staino, le aziende del Cash in transit per ripartire chiedono al governo di attuare politiche finalizzate a “una riduzione concreta degli oneri fiscali e previdenziali” e “a forti misure di sostegno al reddito per i lavoratori”.