L’effetto Covid sui modelli di business aziendali

L’Italia è stata, tra i Paesi Ue, quella che ha forse maggiormente subito gli effetti della pandemia dallo scorso marzo 2020 e vi sono forti perplessità sui tempi previsti per un ritorno a una condizione di normalità. Le imprese hanno reagito sospendendo le loro attività, abbassando i livelli di produttività oppure riconvertendosi in settori maggiormente remunerativi. Esse ricorrono sempre di più di più alle vendite a credito e devono affrontare difficoltà a livello di flusso di cassa e di ritardo nei pagamenti dei fornitori. Si stima una riduzione del tessuto produttivo pari all’11,3 per cento (fonte Sole 24 ore). Si cominciano ad adottare indicatori ritagliati su una situazione di difficile gestione. Il margine operativo lordo usato per comparare le aziende di un medesimo settore (Ebitda) viene oggi aggiornato con gli effetti del Coronavirus (Ebitdac).

Parlare di fare Business as usual (intendendo un ritorno alle modalità di fare business secondo le procedure pre-Covid) diventerà un concetto impraticabile. Si parla allora sempre più di “nuova normalità”, che prevede l’adozione di un paradigma lavorativo che superi le rigidità del lavoro da remoto (forzatamente previsto per ridurre i livelli di contagio) per un metodo che sia realmente stabile, snello e agile. Il modello di business aziendale rappresenta il modo attraverso il quale una organizzazione cerca di creare valore per essa stessa e per i soggetti qualificati con i quali interagisce (clienti, fornitori, dipendenti per esempio) detti anche stakeholder. Lo si può intendere come un triangolo composto da alcune variabili: i consumatori, il valore proposto (il prodotto/servizio) e la catena del valore (in quale modo viene proposto il prodotto/servizio).

In base a questo modello, le aziende dovranno quindi pianificare, nel lungo termine, l’attivazione di piattaforme che consentano l’interazione remota del personale e che sia in grado di raggiungere un livello di produttività compatibile, se non più alto, di quello mantenuto attraverso le postazioni organizzate in ufficio. Le leve sulle quali si farà sicuramente affidamento saranno: la digitalizzazione e la capacità di innovazione; una maggiore capitalizzazione per acquisire massa critica e fare investimenti di lungo termine; creare nuovi modelli operativi e organizzativi snelli ed efficienti per una crescita sostenibile; attuare strategie per incrementare il welfare aziendale del proprio personale; espandere il proprio mercato di riferimento oltre i confini nazionali e diversificare il prodotto/servizio.

Contestualmente alla revisione del modello di business, si accompagna poi l’evoluzione del modello operativo con la rivisitazione della modalità attraverso la quale vengono svolte le attività quotidiane, sia in relazione ai processi interni sia nei confronti di terzi. La capacità di innovare è, di fatto, una necessità. Coinvolgerà il rapporto dei processi interni ma anche quello di raccordo con i clienti e i fornitori. Inoltre, i processi di digitalizzazione consentono anche alle imprese più grandi di beneficiare di una certa flessibilità di azione, che altresì sarebbe prerogativa esclusivamente delle piccole e medie imprese.

Il Covid-19 ha avuto anche l’effetto di favorire tra le imprese italiane l’innovazione che incorpora internamente gli stimoli provenienti dall’esterno (come le università e i centri di ricerca) mentre sono meno diffusi i processi che prevedono lo sviluppo esterno di processi nati internamente (mediante piattaforme di collaborazione). La contrazione dei consumi, la ridotta mobilità dei consumatori e l’incertezza generale degli ultimi due anni hanno favorito un nuovo modello di business, quello on demand, basato sull’accesso al servizio in luogo della proprietà di un bene. In effetti la crisi del prodotto fine a se stesso è emersa già negli ultimi anni. È nata la necessità di dare un valore aggiunto rispetto a quello fornito dai propri concorrenti senza fare leva esclusiva sul prezzo. L’Internet applicata agli oggetti del quotidiano, l’intelligenza artificiale e l’acquisizione dei dati per profilare i gusti degli utenti consentiranno un modello di business su richiesta sempre più aderente alle necessità dei clienti.

In questa visione di radicali cambiamenti sono incluse le agevolazioni alle imprese predisposte dal Governo italiano per sostenere la produttività e incentivare meccanismi virtuosi per accelerare i processi che consentano alle imprese di affrontare le sfide future. Si citano a questo proposito i decreti “Cura Italia”, “Liquidità”, “Rilancio”, “Agosto” per arrivare ai provvedimenti inclusi negli altri decreti cosiddetti “Ristori”. Da ultimo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza con il quale si darà concreta attuazione al programma Next Generation Eu e che vede tra le sue componenti proprio elementi chiave quale la digitalizzazione, l’innovazione, la competitività e la cultura.

(*) Dottore Commercialista e Phd in economia e socio Aidr