Che cosa è la Burocrazia? Lavoro eterno. Nel senso che, i lavori pubblici non finiscono mai! Come l’impiego pubblico a vita, del resto. Per cui, in merito, si è creato il vuoto mito delle semplificazioni: una sorta di Mago Merlino che, con un colpo di bacchetta magica (una o più leggi che vanno a complicare e ad annodarsi regolarmente con quelle precedenti!), metta a posto cinquanta anni di malversazioni burocratiche. Oggi, qualsiasi opera pubblica diviene automaticamente una fabbrica di San Pietro. Ovvero, un pozzo nero in cui si sperperano a volontà le risorse fiscali dei contribuenti italiani. Il fatto è che, grazie alla assoluta circolarità delle responsabilità coinvolte, alla fine della giostra nessuno paga pegno: non un solo burocrate verrà licenziato o quanto meno sanzionato duramente nel suo portafoglio, per palese e colpevole spreco di denaro pubblico.

Ora, qui viene il bello. Malgrado i Governi Conte-II e Draghi-I ci abbiano già indebitati di nostro per almeno 150 miliardi di euro, sussidiando a pioggia famiglie e imprese flagellate dalla pandemia e dai ripetuti lockdown, compreso il balletto regionale a colori delle chiusure locali temperate, l’Europa ha pensato bene di farci un ulteriore regalo di (vero) indebitamento pubblico, coperto dalla foglia di fico di una regalia netta di, all’incirca, 40 miliardi di euro. Il che significa, alla fine del giroconto, che l’Italia avrà accumulato nel 2026 (e sempre che tutto vada nella giusta direzione!) qualcosa come 250 miliardi netti di nuovo indebitamento pubblico.

Ora, la commedia dell’Europa buona e generosa (malgrado che gli eurobond ancora non siano partiti, poiché manca la ratifica dei Parlamenti finlandese e polacco sul nuovo accordo NgEu, o Next generation Ue) potrebbe dare all’Italia grandissime delusioni dato che i progetti finanziabili e sub conditione devono essere cantierati e realizzati entro il 2026. Bruxelles sorveglierà con la dovuta attenzione e solerzia l’impiego delle risorse concesse, pronta a coinvolgere il Consiglio e a sospendere l’erogazione delle tranche di avanzamento, laddove si verificassero ritardi nell’esecuzione delle opere e nell’impiego dei fondi del NgEu. Quindi, c’è assai poco da stare allegri. Con l’elefantiasi burocratica che ci ritroviamo e la miriade di interessi dispersi sul territorio, facenti riferimento alle più disparate realtà degli Enti locali, nei quali si rileva la mancanza assoluta di rapide procedure standard e dei relativi indicatori di efficienza/efficacia della spesa per l’assegnazione di appalti pubblici, possiamo stare tranquilli che tutte le esaltazioni sulla straordinarietà del momento e del miracolo solidaristico europeo si autodistruggeranno alla prova concreta dei fatti. Soluzioni? Una, in particolare. Per le grandi opere, si potrebbe pensare a creare una Spa a partecipazione pubblica per la loro realizzazione, ponendola come branca operativa autonoma all'interno della esistente Protezione civile. La pandemia, del resto, non ha fatto danni pari a decine di terremoti come quello dell’Irpinia? Lo Stato conserverebbe la golden share affidando direttamente chiavi-in-mano alle più grandi società di costruzioni italiane ed europee la progettazione ed esecuzione delle opere nei tempi previsti.

In tal modo, i privati contraenti sarebbero tenuti a sottoscrivere contratti vincolanti con l’appaltante Pubblica amministrazione, per cui ogni mancato contributo non erogato dall’Ue per ritardi nell’esecuzione delle opere siano automaticamente compensati a spese del contraente. Questo eviterebbe, come è ben chiaro, di dover passare per le forche caudine dei tempi biblici relativi agli appalti somministrati da Pubbliche amministrazioni, incapaci di decidere, anche perché oberate da procedure lente e incredibilmente farraginose. L’altro aspetto che i generosi contributi tendono a mettere in secondo piano, se non a tacere del tutto, è quello dell’accertamento del merito all’interno del sistema scolastico superiore, dell’Università e della ricerca, in particolare. Si prevede una pioggia di miliardi per asili nido, ristrutturazioni scolastiche, upgrade digitale delle scuole e degli insegnamenti, assunzioni di nuovi docenti e burocrati, ma nemmeno una parola viene spesa sulle nuove metodologie per l’accertamento (scientifico) del merito individuale. Eppure, è proprio in questo ambito che può avvenire una rivoluzione epocale a bassissimo costo, ma ad altissimo impatto di innovazione. Per fare la differenza in termini socio-politici, sarebbe sufficiente, per una volta tanto, mettersi dalla parte dell’Utenza, cioè di chi è il vero e unico destinatario degli insegnamenti della formazione avanzata.

Per dare grande potere selettivo/meritocratico alla customer satisfaction di studenti medi superiori e universitari, si potrebbe utilmente agire su due fronti. Il primo, consiste nel condizionare l’abilitazione all’insegnamento sia nel tempo (nel senso che la verifica sul mantenimento delle skill inziali deve essere periodica, e quantomeno reiterata su base quinquennale), che nelle modalità d’esame. Un esempio fra tutti: condizionare la prova di abilitazione per la docenza allo svolgimento diretto in streaming di almeno tre lectio magistralis, scegliendo random la base degli studenti destinatari che abbiano già frequentato, o stiano finendo di frequentare, i corsi relativi. Gli uditori sono tenuti a esprimere anonimamente i loro giudizi di merito, contestualmente a un secondo campione random di pari (insegnanti della stessa materia). Il giudizio finale è rappresentato dalla media dei giudizi espressi dai due campioni random. Per gli insegnamenti universitari, invece, deve essere possibile portare sul pc degli studenti il meglio della formazione superiore somministrata nel resto del mondo.

Qui, le risorse del NgEu dovrebbero fornire un credito agevolato (indipendente dal censo e dal ceto del beneficiario) agli studenti che ne facciano richiesta, per l’acquisto package che comprendano testi avanzati, cicli di lezioni e seminari tenuti dai migliori docenti internazionali della materia. La student-card deve dare, inoltre, diritto ad acquistare a prezzi di mercato un supporto qualificato di insegnamenti accessori e fondamentali (compresa lìassistenza allo studio delle materie curriculari), precostituendo così un vero e proprio mercato del merito dei docenti. La burocrazia? Al macero, possibilmente.