Cresceremo solo quando torneremo alla normalità

I vari attori preposti alla gestione del Paese, e fra essi in prima posizione il presidente Mario Draghi, in più occasioni hanno parlato di ritorno alla normalità; una normalità caratterizzata da una serie di atti. Una Legge di Stabilità in cui per la voce investimenti non si faccia riferimento solo ai fondi del Recovery Fund come previsto nella Legge di Stabilità 2021, dove all’articolo 1 comma 1037 si dice: “Per l’attuazione del programma Next Generation Eu è istituito, nello stato di previsione del ministero dell’Economia e delle Finanze, quale anticipazione rispetto ai contributi provenienti dall’Unione europea, il Fondo di rotazione per l’attuazione del Next Generation Eu-Italia, con una dotazione di 32.766,6 milioni di euro per l’anno 2021, di 40.307,4 milioni di euro per l’anno 2022 e di 44.573 milioni di euro per l’anno 2023”.

Ma si ritorni a una voce mirata a uno stanziamento legato alla spesa sistematica di interventi non presenti all’interno del Recovery Plan, uno spazio gestionale, ben definito all’interno del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, del ministero degli Affari regionali, del ministero dello Sviluppo economico, del ministero del Sud e della Coesione territoriale, del ministero dell’Economia e delle Finanze, in cui si affrontino in modo organico due distinte finalità:

– la concreta attivazione della spesa relativa alle opere inserite nel Programma 2014-2020 del Fondo di Sviluppo e Coesione pari a circa 30 miliardi di euro. Un volano di risorse che si perde integralmente se non speso entro e non oltre il 31 dicembre del 2023;

– la definizione programmatica e l’avvio alla reale attivazione della spesa delle opere incluse nel Fondo di Sviluppo e Coesione 2021-2027. Un volano di risorse stimato pari a circa 52 miliardi di euro.

Sarebbe cioè opportuno, anche se i vari interventi non sono all’interno del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e quindi non supportati da procedure di snellimento adeguate, cercare in tutti i modi sia di non perdere parte dei 30 miliardi inclusi nel Programma 2014-2020, sia di attivare concretamente le varie opere presenti nei Pon (Programmi operativi nazionali) e nei Por (Programmi operativi regionali) del Programma 2021-2027 in modo da evitare quello che è successo per il Fondo 2014-2020 in cui dopo sei anni si sono spesi solo 3.800 milioni di euro; chiarire una volta per tutte il ruolo e la funzione dell’Anas, se debba rimanere all’interno del gruppo Ferrovie dello Stato o debba ritornare alla sua vecchia collocazione di Società autonoma, se possa essere considerata come soggetto pronto a partecipare a gare per la concessione di nuove reti autostradali, se per raggiungere una simile finalità non debba essere strutturata in due distinte società (Anas pubblica e Anas provata); ridefinire integralmente la gestione del trasporto pubblico locale nelle grandi aggregazioni urbane e verificare se non ricorrano le condizioni per affidare la gestione di tale offerta alla Società del Gruppo Ferrovie dello Stato “Sistemi Urbani”; assicurare adeguate risorse, aggiuntive a quelle definite nel Recovery Plan, per la offerta portuale, la reale esigenza almeno di sette impianti portuali sulla base di stime già note si attesta su un valore aggiuntivo a quello del Recovery Plan pari a 6 miliardi di euro.

In tale operazione sarà opportuno utilizzare quanto previsto dalla Legge 296/2006, articolo, 1 commi 990 e 991 che precisano:

comma 990: al fine del completamento del processo di autonomia finanziaria delle Autorità portuali, con decreto adottato di concerto tra il ministero dei Trasporti, il ministero dell’Economia e delle Finanze, il ministero delle Infrastrutture, è determinata, per i porti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle Autorità portuali, la quota dei tributi diversi dalle tasse e diritti portuali da devolvere a ciascuna Autorità portuale, al fine della realizzazione di opere e servizi previsti nei rispettivi piani regolatori portuali e piani operativi triennali con contestuale soppressione dei trasferimenti dello Stato a tal fine;

comma 991: è autorizzato un contributo di 10 milioni di euro per quindici anni a decorrere dall’anno 2007, a valere sulle risorse per la realizzazione delle opere strategiche di preminente interesse nazionale di cui alla legge 21 dicembre 2001, numero 443, e successive modificazioni, per la realizzazione di grandi infrastrutture portuali che risultino immediatamente cantierabili. Con il decreto di cui al comma 990, previa acquisizione dei corrispondenti piani finanziari presentati dalle competenti Autorità portuali e garantiti con idonee forme fideiussorie dai soggetti gestori che si impegnano altresì a farsi carico di una congrua parte dell’investimento, sono stabilite le modalità di attribuzione del contributo.

Inoltre, vengano definiti specifici interventi per collegare gli impianti aeroportuali con i nuclei urbani o attraverso reti ferroviarie ad alta velocità o reti metropolitane. Anche questa voce non è presente in modo chiaro tra le opere inserite nel Recovery Plan; infatti, nella voce “rigenerazione delle aree urbane” questi interventi essenziali non compaiono. Non essendo state inserite nel Pnrr in quanto opere stradali, prevedere, garantendone la copertura finanziaria, i seguenti interventi relativi alle reti viarie già presenti nel Contratto di Programma dell’Anas:

– completamento dell’asse autostradale Pedemontana lombarda;

– asse viario a grande capacità Fano-Grosseto;

– asse autostradale Orte-Mestre;

– collegamento tra Asse autostradale A12 Tirrenica e Tor de’ Cenci e realizzazione dell’asse autostradale Tor de’ Cenci-Latina-Cisterna-Valmontone;

– completamento dell’asse autostradale Cecina-Civitavecchia (A12);

– completamento della superstrada 106 Jonica;

– completamento dell’asse viario Palermo-Agrigento;

– completamento dell’asse viario Agrigento-Caltanissetta;

– realizzazione dell’asse autostradale Ragusa-Catania;

– avvio concreto ed organico di tutte le opere previste per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026.

Questo elenco potrebbe essere ancora più lungo e da solo testimonia quanto sia ricco di impegni e di interventi il programma che il Governo dovrà attuare, almeno per il comparto delle infrastrutture, per uscire da una difficile fase ricca di straordinarietà ma che da sola non riporta il Paese in ciò che invochiamo ormai da tanti anni e cioè nella normalità, quella normalità propria di un Paese industrialmente avanzato e che non può essere legato a lungo alla emergenza, al superamento di fasi congiunturali difficili.

Ci siamo ormai convinti che di emergenze e di interventi speciali non si cresce; dobbiamo con la massima urgenza convincerci che le opere che allo stato non sono nel Pnrr rappresentano la indispensabile complementarità alla misurabile “ricostruzione funzionale del Paese”. Questa impostazione, questa obbligata esigenza programmatica non l’abbiamo ancora trovata nel Nadef (Nota aggiuntiva al documento di economia e finanza), speriamo di trovarla nel redigendo disegno di Legge di Stabilità 2022.

(*) Tratto dalle Stanze di Ercole