Nobel per l’Economia, una lezione per il Governo

Proprio mentre il Piano nazionale di ripresa e resilienza entra nel vivo, l’Accademia reale di Svezia ha assegnato il Premio Nobel per l’economia a David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens per i loro fondamentali contributi alla comprensione delle relazioni causali tra gli eventi. Potete leggere un approfondimento sui motivi del riconoscimento in un articolo scritto per Il Foglio, insieme a Simona Benedettini. Forse è una coincidenza, ma si tratta di un riconoscimento che dovrebbe far riflettere gli esponenti del Governo attuale e di quelli successivi, i quali saranno incaricati di spendere materialmente gli oltre 200 miliardi di euro rivenienti dal programma Next Generation Eu.

Facciamo un passo indietro. Nel 2019, il Nobel era andato a Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer per il loro lavoro con gli esperimenti di randomizzazione, nei quali un “trattamento” viene somministrato a un gruppo, mentre un altro gruppo con caratteristiche analoghe non lo riceve. In tal modo si possono isolare gli effetti del trattamento (per esempio un sussidio di disoccupazione) da altri elementi confondenti. Quest’anno, il premio va alle metodologie sviluppate da Card, Angrist e Imbens (assieme allo scomparso Alan Krueger) per comprendere gli effetti di una policy quando essa non può essere osservata in un ambiente controllato (pertanto si parla di esperimenti naturali). In pratica, i due Nobel presi assieme riconoscono la centralità della valutazione delle politiche pubbliche.

Cosa insegnano Card, Angrist e Imbens da un lato, e Banerjee, Duflo e Kremer dall’altro, ai nostri decisori politici? Purtroppo, l’Italia ha ben poca consuetudine con la policy evaluation. Troppo spesso, risorse ingenti e scelte regolatorie vengono avallate senza avere, né tentare, alcuna reale cognizione sui suoi effetti; e, in molti casi, senza neppure averne chiari (o comunque senza esplicitarne) gli obiettivi. In tal modo abbiamo sperperato nel passato miliardi di euro: lo hanno ben documentato, tra gli altri, Antonio Accetturo e Guido de Blasio nel caso degli aiuti al Mezzogiorno. Ecco: mai come oggi, di fronte alla più grande manovra espansiva dai tempi dell’adesione all’euro, è stato importante fare chiarezza su questi punti, a partire dalla raccolta e divulgazione dei dati relativi alle politiche stesse. Se non ora, quando?

(*) Direttore studi e ricerche Istituto Bruno Leoni