Acquacoltura, a Sealogy le nuove dinamiche

Nel corso dell’evento fieristico dedicato alla blue economy, Sealogy, recentemente svoltosi presso Ferrara Fiere e Congressi, profonda attenzione è stata dedicata all’innovazione e alle nuove dinamiche politiche, economiche e geografiche legate all’acquacoltura. Un approfondimento e un momento importante per il mare, grazie anche alle iniziative legate al “Decennio delle scienze del mare per lo sviluppo sostenibile” che le Nazioni Unite hanno voluto per mobilitare la comunità scientifica, i governi, la società e i giovani sul tema della salute del mare, sulle sfide dei cambiamenti climatici e sulla necessità di soluzioni innovative per lo sviluppo sostenibile. Migliorare la sostenibilità delle economie del mare è un obiettivo anche della direttiva per la pianificazione dello spazio marittimo, che sta impegnando l’Italia e i paesi europei nella redazione dei piani di gestione. Gestire lo spazio marino è un tema attuale e di grande interesse a livello europeo e nazionale ed è soprattutto una sfida per le Regioni e i Comuni costieri che devono pianificare i diversi usi del mare per ridurre i conflitti e generare nuovi e innovativi benefici sociali ed economici.

Attualmente, l’acquacoltura rappresenta una componente importante delle politiche europee di Crescita blu e di transizione verde verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente. La strategia Farm to Fork lo ribadisce all’interno del Green Deal europeo. Secondo la Fao, l’acquacoltura giocherà un ruolo strategico per la sicurezza e la sostenibilità alimentare nei prossimi anni. Merita quindi tutta l’attenzione dei nostri decisori politici e della comunità scientifica. Sealogy ha rappresentato un’importante occasione per analizzare la progettualità che si va sviluppando attorno alle Zone Allocate per l’Acquacoltura in ambiente marino (Aza). Si è svolto un interessante approfondimento con Giuseppe Prioli della Cooperativa Mare dedicato alla pianificazione spaziale e territoriale delle aree allocate per l’acquacoltura. Attualmente, l’acquacoltura rappresenta uno dei punti cardine della strategia “dal produttore al consumatore”, per una produzione sana e sostenibile, e su di essa sono rivolte le speranze di colmare la mancanza di prodotti ittici derivante dalla riduzione dello sforzo di pesca. L’acquacoltura italiana produce 150mila tonnellate di prodotti ittici freschi per un valore complessivo di circa 506 milioni di euro. Solo la molluschicoltura contribuisce con oltre 100mila tonnellate all’anno, garantendo assieme alla piscicoltura estensiva in aree umide un’ampia gamma di servizi ecosistemici che vanno ben oltre il puro valore economico del settore.

L’obiettivo principale del progetto presentato a Sealogy, descritto da Giuseppe Prioli e dal Gruppo d’azione costiera Chioggia e Delta del Po, è quello di identificare le Aza all’interno dello spazio del Compartimento Marittimo di Chioggia per avere una pianificazione spaziale che vada ad inserire le attività di acquacoltura nel contesto delle attività costiere permettendo una pianificazione territoriale adeguata a identificare le aree allocate per l’acquacoltura. Tale processo concorrerà a sviluppare e qualificare le produzioni della molluschicoltura marina italiana che nel 2025 dovrà essere circa il doppio di quella attuale, puntando sulla diversificazione e la sostenibilità dell’intera filiera. D’altronde, il Green Deal assegna un ruolo chiave all’acquacoltura, riconoscendo le potenzialità del settore acquicolo dell’Unione europea, considerato tra i settori economici più innovativi, sostenibili, con elevato potenziale tecnologico e possibilità di rispondere alle sfide del cambiamento climatico.