I temi della campagna elettorale: la Flat Tax

La campagna elettorale in corso vedrà al centro del dibattito politico il tema dell’imposizione fiscale. Nel linguaggio comune e nella comunicazione politica si usa indicare le tasse e le imposte come se fossero dei sinonimi. In realtà, le tasse sono il corrispettivo che il contribuente deve pagare a fronte di un servizio richiesto alla Pubblica amministrazione. Pago le tasse universitarie perché ne richiedo l’iscrizione per il conseguimento del diploma di laurea. Le imposte sono, invece, un prelevamento coattivo della ricchezza prodotta dal cittadino-contribuente ogni anno. L’articolo 53 della Costituzione recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. In sostanza, deve pagare più imposte il contribuente che produce più reddito imponibile.

Con la Flat Tax all’aumentare del reddito corrisponde il pagamento di maggiori imposte, in quanto si calcola sull’entità del reddito prodotto. Le imposte pagate dal contribuente hanno lo scopo di sostenere le spese generali della Stato e quindi nessuno può sottrarsi a contribuire per sostenere le spese di funzionamento di una nazione. Chi non paga le imposte è soggetto, giustamente, a sanzioni di natura amministrativa nei casi meno gravi e penali nei casi più gravi di evasione fiscale. Per nessun contribuente le “imposte sono belle”. Chi ha studiato o semplicemente letto un testo di Scienze delle finanze sa che “l’effetto dell’imposta è l’evasione”. Pertanto, una quota di evasione fiscale è universamente riconosciuta come fisiologica. Diventa evasione patologica quando supera determinati livelli. L’Italia è considerata tra i Paesi che hanno un tasso di evasione patologica. Sottrarre reddito imponibile è un danno per l’intera collettività che è costretta a pagare più imposte a causa dell’evasione.

Ma qual è la motivazione della presunta più alta evasione fiscale del contribuente italiano? La causa è, a mio avviso, una elevata e in molti casi insostenibile pressione tributaria. Il carico fiscale sui contribuenti italiani è passato dal 39 per cento del Pil del 2005 al 43,5 per cento del Pil nel 2021. Lo scostamento tra il 2020 (carico fiscale del 42,8 per cento) e il 2021 è stato di un più 0,7 per cento. Il Prodotto interno lordo dell’Italia nel 2021 è stato di 1.781.221 miliardi di euro. L’imposizione fiscale non può crescere all’infinito, perché l’eccessivo prelievo è di fatto un incentivo alla evasione o alla elusione fiscale. Il prelievo, nel 2021, da parte dell’erario dello Stato è ammontato a 774.831 miliardi di euro.

Secondo i detrattori della Flat Tax, l’applicazione per tutti i contribuenti di una imposizione con una percentuale fissa sulla ricchezza prodotta è insostenibile per le casse dello Stato. In verità, già esiste la tassazione ad aliquota unica sul reddito delle società di capitale (24 per cento) e sui lavoratori autonomi e professionisti che esprimono un volume d’affari entro i 65mila euro (15 per cento). Anche l’Irap è ad aliquota fissa, anche se differisce da Regione a Regione. È un errore statistico affermare che poco più dell’uno per cento dichiara redditi personali di oltre 100mila euro. Spesso, per evitare la progressività degli scaglioni sul reddito – fino al 43 per cento – delle persone fisiche, il contribuente preferisce operare con una società di capitali che ha una imposizione fiscale più bassa. Chi contesta la possibilità di applicazione di un’unica aliquota fiscale valevole erga omnes non conosce la teoria di Arthur Laffer, economista statunitense (“l’aumento dell’imposizione fiscale può causare anche la diminuzione delle entrate fiscali”). L’applicazione delle teorie di Laffer determinò lo straordinario successo in campo economico del presidente, eletto per due mandati, Ronald Reagan.

La messa in pratica di una tassazione unica a tutti i redditi prodotti potrebbe comportare, nel breve termine, una contrazione delle entrate fiscale che potrebbero essere facilmente compensate con una corrispondente riduzione delle innumerevoli agevolazioni fiscali e provvidenze pubbliche che sono a favore di alcuni contribuenti a danno di altri. La riduzione del carico fiscale libererebbe risorse per il contribuente che si tradurrebbero in un incremento dei consumi, con beneficio per l’economia in generale e per le entrate tributarie. Senza considerare che è non solo possibile, ma doveroso, operare una riduzione delle spese pubbliche improduttive. Non è possibile operare una revisione della spesa di oltre 800 miliardi di euro? Viva la Flat Tax!