I temi della campagna elettorale: la riforma del fisco

Quando un politico non ha argomenti per sostenere le proprie tesi, dichiara “che si deve combattere l’evasione fiscale”. I rappresentanti della sinistra, che vivono di politica, usano le imposte come strumento di redistribuzione della ricchezza. Non prendono neanche in considerazione il fatto che per redistribuire la ricchezza da qualcuno dev’essere prodotta. Un Paese che ha una imposizione fiscale complessiva del 43,5 per cento sul Prodotto interno lordo è una Nazione destinata a un declino irreversibile.

La normativa fiscale vigente in Italia rende il nostro sistema tributario tra i più complicati del mondo. È talmente complesso e astruso che, spesso, il contribuente più corretto che vuole ottemperare alle sue obbligazioni di natura tributaria non sa come regolarsi per evitare le pesanti sanzioni che vengono applicate anche nei confronti di coloro che agiscono in buona fede. Provate a leggere un decreto legge di natura fiscale. Le disposizioni sono scritte in “fiscalese” e sono quasi sempre di difficile interpretazione, non solo per il cittadino comune ma anche per chi opera nel settore della consulenza fiscale e societaria. Lo stesso decreto legge, che ha immediata applicazione, viene sempre convertito in legge con modifiche che rendono ancora più complicata la comprensione.

Gli adempimenti contabili e fiscali, ai quali sono soggetti i contribuenti italiani, sono ancora più confusi. Per ogni errore od omissione si applicano multe che spesso hanno dell’irrazionale. Non importa se lo sbaglio sia causato da una difficile interpretazione della norma civilistica o fiscale. Solo nel mese di agosto sono previsti oltre 200 adempimenti fiscali, senza considerare le scadenze del 2021 relative al pagamento delle rate sulla rottamazione ter e del saldo e stralcio. Le scadenze prevedono termini essenziali imperativi. La conseguenza dell’eventuale ritardo è sempre una sanzione, che fa lievitare ulteriormente il carico fiscale per il contribuente. È una vera e propria tortura, che fa perdere il sonno e l’equilibrio sia ai contribuenti sia ai consulenti fiscali.

Più che una riforma, le norme fiscali vigenti dovrebbero essere abrogate e integralmente riscritte. L’elaborazione di un nuovo Testo unico renderebbe il nostro Paese più attrattivo per gli investimenti esteri e faciliterebbe il compito delle imprese italiane. Gli imprenditori italiani sono ossessionati dagli adempimenti tributari, in luogo di impiegare le loro energie per le loro attività produttive sono costretti a spendere il loro tempo a seguire le scadenze fiscali e i relativi adempimenti sempre più cogenti e asfissianti. Occorre, altresì, sfoltire la giungla di agevolazioni e crediti d’imposta che privilegiano alcuni settori economici danneggiando altri comparti produttivi che non godono di provvidenze pubbliche. Solo per alcuni settori economici strategici come il primario (l’agricoltura, zootecnia e pesca) si possono mantenere agevolazioni di natura fiscale.

Per il settore energetico occorrono misure tampone nelle more di un ritorno alla normalità. L’eliminazione delle agevolazioni fiscali, che hanno come sottostante vere e proprie clientele politiche, si dovrebbero tradurre in una riduzione generalizzata dell’imposizione fiscale per tutti gli operatori economici. La libertà di un Paese si misura anche dal livello di imposizione fiscale!