Terziario: incubo inflazione e caro-energia

Materie prime, corsa dei prezzi, inflazione. E una proiezione per nulla rassicurante: sono circa 120mila le imprese del terziario a rischio chiusura da qui ai primi sei mesi del prossimo anno. In bilico 370mila posti di lavoro. L’analisi di Confcommercio, nell’ultima edizione dell’Osservatorio Energia, parla chiaro.

Diversi i settori più esposti. Tra questi il commercio al dettaglio – soprattutto la media e grande distribuzione alimentare, che a luglio registra un aumento consistente delle bollette di luce e gasalberghi, ristorazione, trasporti. Quest’ultimi, oltre al caro-carburanti, sono costretti a stoppare i mezzi a gas metano per il rialzo della materia prima.

“A risentire pesantemente della situazione – spiega il portale di Confcommercio – sono però anche i liberi professionisti, le agenzie di viaggio, le attività artistiche e sportive, i servizi di supporto alle imprese e il comparto dell’abbigliamento, nonostante una stagione di saldi marginalmente favorevole”. A chiudere il cerchio, la spesa in energia per le maglie del terziario: “Nel 2022 ammonterà a 33 miliardi di euro, il triplo rispetto al 2021 e più del doppio rispetto al 2019 (14,9 miliardi). È uno scenario purtroppo suscettibile di un ulteriore peggioramento senza interventi specifici e nuove misure di sostegno, che può portare a una forte frenata all’economia nella seconda parte dell’anno”.

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, commenta: “I costi dell’energia sono, ormai, da vera emergenza. Il nuovo Governo dovrà dare risposte immediate accelerando soprattutto su Recovery fund energetico europeo e fissazione di un tetto al prezzo del gas. È vitale tagliare drasticamente il costo dell’energia per tutte le imprese, anche quelle non “energivore” e “gasivore”. In caso contrario, si rischia di vanificare la ripresa economica di questi ultimi mesi”.