Allarme per il pane a 6 euro al chilo, balza il prezzo del grano

Sarà anche vero che per volere energia bisogna dare di gas ma qui il quadro è a tinte fosche. Ed è un dipinto realista, non pessimista. La minaccia da parte di Vladimir Putin di tagliare le esportazioni di cereali ucraini e russi verso il Vecchio Continente ha fatto scattare in avanti il prezzo del grano (3,3 per cento su valori massimi) in quasi due mesi “per le preoccupazioni internazionali sulle spedizioni dal Mar Nero che hanno alimentato le speculazioni”. Così la Coldiretti ha sintetizzato una sua analisi, osservando le quotazioni che mercoledì hanno chiuso a 8,44 dollari per bushel (27,2 chili) al Chigago Board of Trade “per poi rimbalzare sul mercato asiatico”. Il tutto è avvenuto mentre il presidente Unipan-Confcommercio, Mimmo Filosa, portavoce delle organizzazioni di categoria, durante la commissione Agricoltura della Regione Campania (dove erano presenti con le associazioni dei panificatori), ha sottolineato: “A causa del caro energia, con bollette quintuplicate che rendono insostenibili i costi di gestione, le aziende si trovano di fronte all’alternativa di aumentare il prezzo del pane fino a 5-6 euro al chilo, un prezzo insopportabile per i consumatori in una regione a basso reddito come la Campania, oppure cessare l’attività”. Non solo: “Senza interventi immediati di ristoro alle imprese la sospensione dell’attività, che mette a rischio oltre 30mila posti di lavoro, sarà una scelta obbligata”.

Un po’ più su, in Liguria, le associazioni dei consumatori Assoutenti, Adiconsum, Adoc, Casa del Consumatore, Codacons, Federconsumatori, Lega Consumatori, Sportello del Consumatore hanno deciso di proclamare per il 21 settembre uno “Sciopero della spesa”. Un modo, questo, per protestare contro il caro-vita che attanaglia le famiglie della regione. Tra l’altro, poco meno di una settimana fa, è giunto il grido d’allarme dei Gruppi Granarolo e Lactalis. Ovvero: il rischio di vedere il prezzo del latte a due euro al litro. La crescita dei listini, nel dettaglio, ha investito la quasi totalità delle voci di costo che fanno parte della filiera del latte. Quindi l’alimentazione animale “che ha reso necessario un aumento quasi del 50 per cento del prezzo del latte riconosciuto agli allevatori”, il “packaging (carta e plastica sono in aumento costante da mesi)” e “ulteriori componenti di produzione impiegati nella produzione di latticini”. Con la nota dolente, a chiusura del cerchio, rappresentata “dall’incremento dei costi energetici che nelle ultime settimane sono aumentati a tal punto da rendere difficile trasferirli sul mercato”.

E mentre la politica starebbe studiando soluzioni che mitigare i disagi annessi e connessi alla problematica, i comparti del settore hanno accusato il colpo. E il peggio potrebbe ancora arrivare. Per Coldiretti “la minaccia di Putin di interrompere le spedizioni verso l’Europa farebbe mancare all’Italia quasi 1,2 milioni di chilogrammi di grano per la panificazione e di mais per l’alimentazione degli animali importati annualmente da Russia e Ucraina, aggravando una situazione che vede il nostro Paese dipendente dalle importazioni straniere per il 64 per cento del frumento tenero che serve per pane, biscotti, dolci e del 47 per cento del granturco per l’alimentazione delle stalle, in un momento in cui peraltro i raccolti nazionali sono stati falcidiati dalla siccità. Una situazione che alimenta l’interesse sul mercato delle materie prime agricole della speculazione che – ha insistito Coldiretti – si sposta dai mercati finanziari ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto, a danno degli agricoltori e dei consumatori. La prova è che, nonostante il crollo dei raccolti fino al -30 per cento abbia limitato la disponibilità di prodotto in Italia, il grano viene in questo momento sottopagato agli agricoltori, costretti a produrre in perdita a causa dei rincari record che vanno dal +170 per cento dei concimi al +129 per cento per il gasolio”.

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ha notato: “Come per il gas anche e soprattutto nell’alimentare, l’Italia deve lavorare per ridurre la dipendenza dall’estero intervenendo nell’immediato sui costi energetici per salvare aziende e stalle. Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole e industriali con precisi obiettivi, qualitativi e quantitativi, e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali. Serve anche investire – ha terminato Prandini – per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento di risposta ai cambiamenti climatici”.

Insomma, è necessario fare i conti per fare di conto. Intanto, gli italiani hanno cominciato a mettere sempre meno cibo in tavola. Allo stesso tempo, sono mutati i comportamenti dei cittadini a causa del caro-bollette. Assoutenti, per voce del presidente, Furio Truzzi, ha letto i numeri registrati dall’Istat sulle vendite al dettaglio di luglio: “Il primo dato che balza all’occhio è la sensibile riduzione degli acquisti alimentari, che rispetto al 2021 diminuiscono in volume del -3,6 per cento. Questo significa che gli italiani, per far fronte alla crisi in atto, tagliano acquisti primari come il cibo, un segnale decisamente sconfortante. Ma soprattutto i numeri dell’Istat evidenziano come siano cambiate le abitudini delle famiglie, che puntano sempre più sul risparmio, dirottando gli acquisti verso i discount alimentari, le cui vendite a luglio aumentano del +12,3 per cento su base annua. Il caro-prezzi sta rivoluzionando le scelte delle famiglie, il Governo deve intervenire con una seria strategia, per difendere il potere d’acquisto dei cittadini e bloccare la crescita senza sosta dei listini al dettaglio”.

La rabbia è tanta. E, come detto, la manifestazione “Pane e cipolla” che si terrà il 21 settembre in piazza Eros Lanfranco, davanti alla prefettura, a Genova, è l’occasione per dare “un segnale forte alle nostre istituzioni e chiedere misure più incisive per salvare le tasche delle famiglie – hanno precisato gli organizzatori – la crescita abnorme delle bollette di luce e gas, l’inflazione alle stelle, i prezzi degli alimentari che registrano rincari record, la ripresa della corsa dei carburanti e il rialzo dei listini del materiale scolastico, trasformeranno i prossimi mesi nell’autunno nero dei cittadini, dissanguando le tasche delle famiglie e impoverendo una fetta di popolazione. Con la nostra protesta invitiamo i cittadini a rinunciare agli acquisti nella giornata del 21 settembre… portando con sé pane e cipolle per una cena dei “poveri”, a simboleggiare la crisi attuale delle famiglie e il rischio di non riuscire a mettere in tavola nei prossimi mesi il necessario a causa della grave situazione attuale”.