Risparmio energetico: il piano Ue

“C’è l’orizzonte a breve, con l’inverno da affrontare. Poi c’è il medio periodo, con la necessità di attrezzarci con un piano per non trovarci mai più in questa situazione”.

Annalisa Sassi, presidente di Confindustria Emilia-Romagna, in un’intervista al Corriere della Sera parla della questione del caro bollette, segnalando che le soluzioni come aumentare l’estrazione del gas nei sistemi già presenti e girare “3-4 miliardi di metri cubi di metano così estratti alle imprese energivore a prezzi calmierati”, oltre a fornire energia prodotta dalle rinnovabili “a costi diciamo intorno ai 120 euro a megawattora”, sono decisamente strade percorribili. Ma c’è un però: “Quanto tempo serve perché tutto ciò diventi realtà?”.

Una domanda non casuale, che peraltro si incastra nel puzzle del Piano sul risparmio energetico formulato dall’Unione europea. La proposta della Commissione Ue, come evidenziato in una bozza, parlerebbe di una diminuzione obbligatoria dei consumi di elettricità sulla scorta di un traguardo mensile. Ai vari Stati, a onor del vero, verrebbe lasciata la discrezionalità di segnalare quando realizzare il taglio. Nello specifico, il target obbligatorio dovrebbe scaturire dalla “selezione di una media di 3-4 ore di picco” individuate per ogni giorno feriale. Nella bozza, inoltre, si è parlato pure di un limite obbligatorio ai ricavi degli operatori che producono energia diversa dal gas. Un limite che, in pratica, si applicherebbe ai ricavi megawatt/ora di elettricità prodotta. Allo stesso tempo, il surplus dei ricavi legati dall’applicazione del cap dovrebbe essere girato a imprese e cittadini che sono esposti “a prezzi elevati dell’energia elettrica”. Gli Stati, a quel punto, dovranno stabilire le misure di redistribuzione più consone.

Tra le altre cose, c’è in previsione l’obbligo di incoraggiare i contratti di acquisto a lungo termine (contratti tra grandi consumatori e produttori di energia, che stabiliscono, per esempio, i termini commerciali e operativi della transazione, e sono molto interessanti per quelle aziende che intendono cautelarsi dalle fluttuazioni del prezzo dell’energia), in modo da far circolare liquidità nel mercato delle fonti rinnovabili. Ciascun Paese avrà la possibilità di una condivisione dell’extra-gettito e dell’estensione alle Pmi dei prezzi regolati. Gli Stati, in più, potrebbero essere obbligati a inserire per l’industria fossile un contributo di solidarietà temporaneo ed eccezionale “sulla base dell’utile imponibile realizzato nell’anno fiscale 2022”. È atteso, quindi, l’ok della Commissione al pacchetto delle misure. Da capire, infine, se all’interno del novero delle proposte ci sarà pure quella relativa al tetto sul prezzo del gas russo.