Le certezze future del comparto delle infrastrutture

L’Ufficio studi della Camera in collaborazione con l’Anac e con il Cresme riporta un dato davvero entusiasmante: lo Stato destina sempre più risorse finanziarie (ci sono disponibili 255,1 miliardi paria al 71 per cento del Piano delle opere strategiche e prioritarie, pari ad un valore globale di 357 miliardi di euro; un Piano ridefinito dal ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile Enrico Giovannini ed è in corso una accelerazione nella realizzazione del Piano stesso (i lavori in corso passano da 53,6 a 64,5 miliardi).

Questi dati, riportati come un successo dell’operato del Governo attuale ed in parte dei Governi che si sono succeduti da Graziano Delrio alla Paola De Micheli, sono solo banali constatazioni di un passato lontano nel tempo, di un passato che risale addirittura al 2001 quando fu redatta ed approvata la Legge 443 (Legge Obiettivo); quella legge conteneva una Delibera del Cipe approvata il 21 dicembre del 2021 al cui interno era presente il Programma delle infrastrutture strategiche.

Quel programma è sopravvissuto praticamente per oltre venti anni e oggi quello che leggiamo come documento del ministro Giovannini, per oltre il 97 per cento, è lo stesso e, cosa davvero interessante, il Pnrr lo ha praticamente ritenuto riferimento chiave per la definizione delle priorità. In merito poi all’avanzamento dei lavori in corso, passati da 53,6 miliardi di euro a 64,5 miliardi di euro, è opportuno ricordare che il primo dato, quello relativo a 53,6 miliardi di euro risale al 2014 e quindi in 8 anni l’incremento annuale non ha superato la soglia di 1,5 miliardi, cioè un dato che ancora una volta denuncia la imperdonabile stasi di chi ha direttamente o indirettamente gestito il comparto delle infrastrutture in questi ultimi otto anni.

Inoltre sempre sui dati forniti dall’Ufficio studi della Camera sono sorti alcuni approfondimenti mediatici in cui si evidenziano alcune sorprese quali il fatto che l’aumento dell’importo delle opere strategiche sia venuto dall’inserimento degli interventi del Pnrr; invece il Pnrr ha aggiunto solo 9,4 miliardi, invece l’aumento sostanziale è venuta dal Governo Draghi infatti, sempre secondo questi approfondimenti mediatici, l’aumento di 42,4 miliardi arriva dagli allegati infrastrutture del Def del 2021 e 2022 firmate dal ministro Giovannini. Ripeto queste aggiunte nel Def sono senza dubbio interessanti ma stiamo sempre parlando di proposte e non di assegnazioni disponibili e nel migliore dei casi per alcune opere siamo in presenza solo di adeguamento dei valori e non di nuove opere. Tuttavia mi dispiace continuare a disturbare un diffuso convincimento sul merito e sulla concretezza di chi ha invece finora solo raccontato un quadro di coperture che, come dirò dopo, rimane purtroppo solo “un quadro”.

Io devo dare atto alla buona fede ed all’impegno di ministri come Delrio, come la De Micheli, come l’attuale ministro Giovannini; infatti hanno sempre cercato di invocare il quadro delle priorità come il riferimento portante del loro mandato e lo hanno fatto anche ribadendo l’elenco, senza mai precisare però che stavano confermando ed apprezzando una linea strategica definita nel dicembre del 2001; tuttavia non importa; penso sia più utile constatare che per 22 anni nessuno abbia potuto incrinare un simile action plan. Senza dubbio dei tentativi ci sono stati con quello del ministro Delrio attraverso il project review o quello del ministro Danilo Toninelli attraverso il riesame delle scelte progettuali attraverso l’analisi costi benefici; entrambe simili tentativi, perché concettualmente indifendibili, sono rimasti banali masturbazioni che hanno solo ritardato l’avanzamento di opere essenziali presenti sempre nel richiamato Piano delle infrastrutture strategiche del 2001.

Mi chiedo però perché il servizio studi della Camera ed il Cresme abbiano ritenuto opportuno fornire in questi giorni simili dati; anche perché si tratta di dati che nulla, dico nulla, raccontano sull’unico dato che forse sarebbe stato opportuno fornire e cioè quello relativo su: quale sia lo stato di avanzamento delle opere, quali e quanti siano i cantieri aperti sia all’interno delle opere inserite nel Pnrr e nel Pnc, sia di quelle presenti nel Fondo di sviluppo e coesione 2014-2020 e 2021-2027. Purtroppo tale dato, in questa fase ormai pre-elettorale, avrebbe denunciato apertamente che questo unico indicatore della concretezza era praticamente gravemente deludente; in realtà era legato solo ad opere, previste sempre dalla Legge Obiettivo, e, come detto prima cantierate per un valore non superiore a 11 miliardi in otto anni. Voglio inoltre ricordare che, anche se siamo in campagna elettorale per cui è utile e comodo fornire bilanci positivi e certezze sul futuro, ogni volta che si regalano certezze sulle coperture finanziarie non si tiene conto del Decreto legislativo 93/2016 che all’articolo 2, come ho ricordato tante volte, recita:

“1) Le leggi pluriennali di spesa in conto capitale quantificano la spesa complessiva e le quote di competenza attribuite a ciascun anno interessato. Ai sensi dell’articolo 23, comma 1-ter, con la legge di bilancio le suddette quote sono rimodulate in relazione a quanto previsto nel piano finanziario dei pagamenti. In apposito allegato al disegno di legge di bilancio è data apposita evidenza delle rimodulazioni proposte. 2) Le amministrazioni centrali dello Stato possono assumere impegni nei limiti dell’intera somma indicata dalle leggi di cui al comma 1. I relativi pagamenti devono, comunque, essere contenuti nei limiti delle autorizzazioni annuali di bilancio”.

Per cui le reali coperture trovano certezza di erogazione solo nella Legge di bilancio annuale. Concludo quindi ricordando che le campagne elettorali, nel migliore dei casi, durano 60 giorni. Invece quello che si è fatto o la credibilità su ciò che si farà ha un respiro temporale più ampio e fortunatamente alcuni italiani dispongono ancora di una buona memoria storica.

(*) Tratto da Le Stanze di Ercole