Un futuro cupo per l’Europa

L’anno scorso la Russia ha fornito il quaranta per cento del gas usato nell’Unione europea. Ma dal 31 agosto di quest’anno ha interrotto le forniture e gli attuali prezzi del gas nel Vecchio Continente sono aumentati di circa dieci volte rispetto al loro listino medio dell’ultimo decennio. L’Europa e gli Stati Uniti hanno accusato Vladimir Putin di “armare” l’energia. Francamente, non riusciamo a capire la logica di ciò che passa per la mente dei leader occidentali. Per loro va benissimo sanzionare la Russia e confiscare i beni dei russi, ma poi si lamentano se la Russia smette di fornire gas all’Europa.

Putin taglierà tutto il gas all’Europa perché può facilmente venderlo altrove. E allora? Questa realtà ha implicazioni di ampia portata, perché significa lo smantellamento della sicurezza energetica europea. Con i prezzi del gas alle stelle, il tentativo dell’Unione europea di limitare i prezzi per i consumatori fallirà. Con l’inflazione già in corso, la crisi energetica porterà non solo al congelamento delle case in inverno, ma anche alla povertà su larga scala in Europa. L’energia è tutto. È sempre stato così. Se prendiamo qualsiasi Paese che nel passato è riuscito a ridurre la povertà e ad aumentare il tenore di vita, al centro di questo progresso c’è sempre l’energia. Più l’energia è a buon mercato, maggiore è il progresso. Ovviamente è vero anche il contrario. Il Continente europeo, il luogo di nascita della civiltà occidentale, la nostra civiltà, sta diventando molto più povero rapidamente. Forse è questo a cui si riferiva il presidente francese Emmanuel Macron quando di recente ha parlato della “fine dell’abbondanza”.

Migliaia di persone stanno chiedendo ai loro governi di prevenire il disastro imminente. Ma i leader europei non hanno piani del genere, a esclusione della Gran Bretagna, che ha il petrolio del Mare del Nord. I Paesi europei hanno ridotto la produzione di combustibili fossili per perseguire l’agenda dell’energia verde. Sono loro ad aver optato, senza alcuna preparazione, per le tecnologie Swb che significa solare, eolico e batteria e che non possono essere potenziate nei momenti di maggior bisogno. Non lo sapevano che questo li avrebbe resi sempre più dipendenti dalla Russia? Se l’energia è vita e la mancanza di energia è morte, allora lo smantellamento della sicurezza energetica da parte dell’Europa equivale al suicidio della sua civiltà.

Eppure, la leadership dell’Ue conosceva perfettamente le drastiche conseguenze di queste decisioni. E ora sta dicendo ai suoi cittadini che devono pagare il prezzo del razionamento energetico per difendere l’ordine mondiale “liberale”. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, usando con poca accortezza la retorica pandemica del Covid-19, ha dichiarato che il consumo di elettricità in Europa deve essere ridotto durante le ore di punta per “appiattire la curva”. Piuttosto che ammettere che lei e le politiche dei suoi colleghi globalisti sono responsabili della crisi, von der Leyen invece scarica le loro responsabilità sui cittadini europei che questo inverno dovranno vivere da poveri e al freddo gelido.

Siamo di fronte all’esempio classico dell’irresponsabilità politica: il Governo europeo che ha creato questa crisi energetica chiede ora che il popolo soffra a causa della cattiva gestione dell’Esecutivo stesso. E questo sarebbe l’ordine liberale europeo da salvare? Quando i cittadini non possono più pagare le bollette, quando le imprese crollano e il Governo esaurisce i bonus-elemosina, l’economia è destinata a fallire e l’agitazione sociale è garantita. Gli Stati Uniti e i loro burattini europei hanno inviato miliardi in Ucraina, (un canale di riciclaggio per riempire le tasche al Partito Democratico americano e al Partito dei Servitori del Popolo ucraino pro-guerra) senza porre fine alle aggressioni della Russia. Continuando a perseguire politiche di distruzione dell’economia in nome della lotta al cambiamento climatico e in nome del patriottismo, l’Europa si è assicurata un futuro davvero molto cupo. Di conseguenza, anche le prospettive per la moneta comune sono fosche.

Putin sta già strategicamente allineando il suo mercato alternativo per il carburante all’Asia in preparazione al taglio dell’Europa: in guerra si fornisce forse energia al nemico? Così si stanno verificando gli stessi presupposti che nel 1941 portarono a Pearl Harbor. Durante l’Amministrazione di Franklin Delano Roosevelt, i Neo-conservatori fecero esattamente quello che stanno facendo oggi. Odiavano i giapponesi, come oggi odiano i russi. Nel 1938 imposero pesanti sanzioni commerciali al Giappone seguite dalla chiusura del Canale di Panama, cercando di isolare il Giappone che, all’epoca, importava ferro e rame dagli Stati Uniti. Tre anni dopo, gli Usa fecero lo stesso. Proprio come quanto hanno messo in atto oggi con le riserve russe: sequestrarono tutti i beni giapponesi negli Stati Uniti come rappresaglia per l’occupazione dell’Indocina francese (che però non metteva a rischio la sicurezza nazionale americana). Seguì l’embargo delle esportazioni petrolifere provenienti dagli Stati Uniti e, infine, il divieto di ottenere petrolio da altre fonti. Fu l’ultima goccia per i giapponesi, che si impadronirono del sud-est asiatico per garantirsi le risorse energetiche. Per impedire alla Marina americana di ostacolare l’accesso al carburante nel sud-est asiatico, i giapponesi attaccarono Pearl Harbor.

I politici hanno lavorato alacremente per creare i presupposti di una guerra con la Russia, tutti mascherati dal loro vero obiettivo di controllare il pianeta. Quando la crisi energetica sarà inevitabile per la persona media e il tenore di vita collasserà, i politici punteranno il dito contro la Russia e la Cina. E allora saranno guai per il mondo intero.