Produzione in calo, chiacchiere in aumento

Mentre il teatrino della politica si occupa delle misteriose alchimie che si celano dietro al “nuovo” Senato, l’Istat ha divulgato un dato piuttosto inquietante sulla produzione industriale di maggio, scesa dell’1,8 per cento rispetto al 2013. Ciò, innescando un altro tracollo a Piazzaffari e un repentino rialzo dello spread sui Btp (buoni del tesoro) decennali, è risultato in netta controtendenza rispetto alle positive previsioni del Governo.

Comincia dunque a delinearsi quanto ci siamo permessi di sottolineare su queste pagine dal momento in cui si è resa manifesta la linea strategica del premier Matteo Renzi. Ossia un Paese in preda ad un evidente e inesorabile avvitamento dal quale è impensabile poterne uscire con i generici appelli, fin qui lanciati a piene mani dal giovane leader fiorentino, all’ottimismo della ragione e ad uno scatto di rinnovata fiducia. Proprio perché ci troviamo di fronte ad un declino sistemico, quindi di natura profonda e strutturale, se non si mandano concreti segnali nella direzione di un vero cambiamento, gli autorevoli incoraggiamenti e i richiami al logoro stellone italiano espressi dal premier e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan lasciano veramente il tempo che trovano.

Occorre ben altro, a cominciare da un deciso allentamento di una pressione fiscale oppressiva oltre ogni immaginazione, che pure l’attuale Esecutivo si è premurato di inasprire, come testimoniano le strette sul mattone, sui risparmi e persino sui telefonini e computer. E sotto questo aspetto – mentre si profila all’orizzonte un’ulteriore sciabolata tributaria su sigarette e carburanti – è sembrata del tutto surreale l’altisonante dichiarazione d’intenti pronunciata dallo stesso Padoan, intervenendo all’assemblea annuale dell’Abi (Associazione bancaria italiana). “La pressione fiscale deve essere ridimensionata, non c’è dubbio”, ha dichiarato il ministro di fronte ai banchieri italiani. Parole vuote, inutili e, se mi è consentito, quasi offensive rispetto al popolo dei tartassati, soprattutto quelli legati al mondo delle piccole e medie imprese ai quali era stato promesso un miracolo e si ritrovano a operare dentro un inferno fiscale ancor più aspro.

Non c’è dubbio, caro ministro Padoan, che questa moltitudine di invisibili da qui in avanti non potrà accontentarsi delle chiacchiere e degli annunci. Prima o poi il “cammello” bisognerà farlo vedere.