Le esplosioni distruggono, non riaprono

Protestare è legittimo. Se vuole anche essere ragionevole, occorre non solo dire che si vuole riaprire, come ciascuno di noi desidera, ma indicare quali misure adottare per evitare che costi delle vite. Se la protesta pretende di dirigersi dove non è autorizzata ad arrivare, passa dalla parte del torto. Si urla libertà, ma si opera negando quella di altri. Se per sostenere delle riaperture si lanciano fumogeni ed esplosivi verso le forze dell’ordine, allora non è aprire che si desidera, ma distruggere. Ed è questo il punto: i sacrifici sono stati lunghi e duri, la voragine che hanno aperto sarà dolorosa da superare, pensare di approfittarne soffiando sul fuoco del dolore non è solo da irresponsabili, ma da eversori.

Se evitando quel che agevola il virus, ovvero roba come quella che s’è vista a Roma, se evitando condotte che violano le norme, come s’è visto a Roma, se si protesta perché la campagna di vaccinazione è ancora troppo lenta, si ha non solo ragione ma si sostiene quel che serve a tornare il più presto possibile a una passabile normalità. Posto che non esiste nessuno, non solo in Italia ma nel mondo, che gode delle chiusure, che faccia di quelle un programma di vita e di governo, per sostenere le aperture occorre porre le condizioni, perché questo non sia pagato in salute collettiva e quote aggiuntive di morti cercate.

Un esagitato, che strologava di Costituzione in quella manifestazione romana, proclamava: “Fateci riaprire, se moriamo sono ca..i nostri”. Posto che mi dispiacerebbe perdere anche lui, mi spiacerebbe ancora di più che la sua irragionevole posizione costasse la vita a chi non ha nessuna voglia e intenzione di giocarsela. Perché questa è la partita: si può benissimo riaprire tutto e subito, ma per farlo si deve stabilire quante vite in più si è disposti a pagare. E no, questa libertà non è riconosciuta né riconoscibile a nessuno.

Nell’area coinvolta dalla ricercata gazzarra ci sono numerose attività commerciali, fra le quali bar e ristoranti, che non hanno smesso di fare le consegne a domicilio o fuori dai loro locali. La loro libertà di lavorare, nel solo modo possibile, è stata oltraggiata da quanti pretendono di rappresentarne il lungo e doloroso periodo di perdite. Questo è quel che è successo. E no, non è consentito né consentibile.

(*) Tratto da Formiche.net