Facciamo funzionare la macchina dello Stato

Altre volte ho precisato che a me non piace utilizzare la frase “io lo avevo detto”, per questo oggi dico: sono contento che dopo oltre un anno di ripetuti miei blog, di ripetuti miei articoli, spunti la ipotesi di una Commissione unica centralizzata per il rilascio di tutti i pareri e di tutte le autorizzazioni relative ai progetti che saranno inseriti nel Recovery Plan. Questa proposta viene avanzata da una Commissione insediata presso il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, al cui interno sono presenti rappresentanti del ministero della Funzione pubblica, dell’Anac, del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, una Commissione che sta predisponendo un documento di proposte per semplificare il Codice degli Appalti pubblici e le relative procedure autorizzative per i progetti infrastrutturali.

Finalmente si comincia a capire che il vero punto critico del folle itinerario, che trasforma una intuizione progettuale in un’opera compiuta, non è la fase legata alla gara ed all’affidamento dei lavori ma quella antecedente e, mentre per il Codice degli appalti occorre un provvedimento legislativo, sia per abrogarlo che per modificarlo, per la fase autorizzativa occorre invece buon senso, volontà dei Dicasteri direttamente ed indirettamente interessati, disponibilità a perdere ridicoli spazi decisionali, ridicoli ruoli e competenze ereditate da norme anacronistiche. Infatti, la nomina di 58 commissari proposta al Parlamento, già più di un mese fa ed ancora ferma, non modifica assolutamente la fase istruttoria e non credo che i 58 commissari siano disposti ad assumersi responsabilità, non recependo le varie approvazioni e i vari pareri dei Dicasteri competenti ed anche i “Commissari straordinari”, che il ministro Enrico Giovannini intende inserire in una seconda lista specifica per i progetti del Recovery Plan, non credo saranno in grado di ridimensionare l’articolazione per segmenti e per fasi proprio del processo autorizzativo.

Il Sole 24 Ore, anticipando la notizia sulla possibile istituzione della “Commissione unica”, ricorda che tale strumento è stato già utilizzato nella ricostruzione post terremoto dell’Aquila; in tale occasione prese corpo, in realtà, una Conferenza di servizi permanente, che valutò tutti i profili autorizzativi entro sessanta giorni. Tale procedura però non riuscì a superare quei vincoli temporali e procedurali legati alla Verifica di Impatto ambientale e lo stesso giornale precisa che solo con il decreto-legge 76/2020 (decreto Semplificazioni), cioè dopo 11 anni dall’evento sismico, si è eliminata la firma del ministro dell’Ambiente dal relativo parere; solo dopo 11 anni siamo diventati simili agli altri Paesi della Unione europea. Senza dubbio, però, sarà necessario lo stesso dare vita ad una riforma del complesso procedimento di Verifica di Impatto ambientale; una riforma che fu appena sfiorata dal richiamato decreto-legge Semplificazioni; ebbene, anche in questo caso è al lavoro una apposita Commissione interministeriale, che sta già riunendosi composta dai ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti compatibili, della Transizione ecologica e dei Beni culturali.

Non voglio assolutamente soffermarmi sul proliferare di Commissioni e sulla incapacità delle stesse di produrre in tempi certi soluzioni efficienti ed efficaci, non lo voglio fare perché anche a me verrebbe voglia di proporre una Commissione forse più utile ed in grado di porre fine, una volta per tutte, alla abitudine delle nostre Istituzioni a “non fare”. Vorrei in realtà proporre una Commissione che persegua le seguenti finalità e contenga le seguenti motivazioni:

- preso atto che tutte le opere indicate dalle Amministrazioni competenti sono presenti nel Programma delle infrastrutture strategiche previsto dalla legge 443/2001 (legge Obiettivo) ed inserite nella delibera del Cipe 121 del 2001;

- preso atto che per molte di tali opere la istruttoria è iniziata nel 2004 e si è addirittura conclusa nel 2013;

- preso atto che in più audizioni formali presso le Commissioni competenti della Camera e del Senato i vari ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Economia e delle Finanze hanno sempre ribadito la copertura finanziaria dei progetti già istruiti;

- preso atto che tutte le proposte indicate dalle Amministrazioni, Ferrovie dello Stato ed Anas sono state oggetto di approvazione da parte del Parlamento, in quanto già inserite nei relativi Contratti di Programma.

Sarà compito della Commissione verificare le motivazioni che hanno portato al blocco quasi totale di almeno l’80 per cento degli investimenti relativi al Programma delle Infrastrutture strategiche dal primo gennaio 2015 ad oggi. Questo bagno di trasparenza, sicuramente, non farà piacere ai ministri che si sono succeduti in tale arco temporale ma, almeno, capiremo davvero perché il Paese, ed in modo particolare le Regioni del Mezzogiorno, abbiano subito questo vero tradimento procedurale e questa sistematica illusione mediatica su impegni e su proposte sempre pronte, sempre coperte da risorse ma alla fine sempre da avviare “entro il prossimo anno”. Ciò che mi preoccupa – e mi dà fastidio – è che questa mia denuncia è vera e questa mia proposta non vedrà mai la luce perché fa paura.

Nutro, tuttavia, una speranza che questo giusto e motivato interrogativo lo sollevi la Unione europea nella fase istruttoria del nostro Recovery plan; in fondo già il direttore della Unione europea, Marc Lemaître, come più volte da me ricordato, nella riunione delle Regioni periferiche dell’Unione europea nel settembre del 2019, ebbe modo di anticipare la esigenza di un approfondimento sui ritardi del nostro Paese nella spesa delle risorse destinate alla infrastrutturazione organica soprattutto del Mezzogiorno.

(*) Tratto dalle Stanze di Ercole