I nuovi sciamani: gli scienziati anti-Covid

Nel continuo, assordante, defatigante clamore mediatico dovuto alla persistente presenza televisiva in tutte le ore del giorno – e della notte – di virologi, infettivologi, immunologi, biologi, perfino pediatri (sapevate che Franco Locatelli è un pediatra?), a volte si dimentica che tutti costoro sono accomunati da un dato indefettibile, che è quello dell’esser tutti scienziati. D’accordo che la medicina non è una scienza esatta, ma neppure la microbiologia lo è, senza tuttavia tralasciare di esser considerata scienza a tutti gli effetti, anzi. Ebbene, essendo costoro scienziati, sarebbe normale attendersi che essi da scienziati parlassero e come scienziati si comportassero, fedeli alla metodologia della ricerca scientifica.

Invece, no. Costoro spesso assumono un tono da predicatore evangelico del settimo giorno, di sapore fastidiosamente paternalistico, come fossero i detentori esclusivi di un sapere che, invece, rimarrà sempre precluso per i comuni mortali. Si comportano, insomma, non come scienziati, ma come autentici e nuovi sciamani i quali, come è noto agli antropologi, usano del potere loro concesso dalle forze naturali convenientemente utilizzate, ma guardandosi bene dal comunicarlo ad altri e dal diffonderlo, dovendo esser visti come i detentori assoluti di quel potere imperscrutabile e di quelle forze loro asservite.

Essi parlano e straparlano dagli schermi televisivi, contraddicendosi l’uno con l’altro senza alcuna difficoltà, dando mostra di averci anche preso gusto. Forse nell’intento, naturalmente inconfessato, di formarsi ciascuno una propria tifoseria pronta a contendere rumorosamente con quella del collega. Del quale, senza preoccupazione alcuna, si sconfessano apertamente le conclusioni. Sicché, ridicolmente, nelle case degli italiani, ormai in buon numero irretiti da questo andazzo, non ci si accapiglia più per il tifo calcistico o per il partito di appartenenza, ma per lo scienziato preferito. Chi preferisce la nonna? Locatelli o Giorgio Palù? E il papà? E la mamma?

Insomma, una situazione comica se guardata da un certo punto di vista, ma terribilmente seria e pericolosa se guardata da altro punto di vista. Sotto questo ultimo aspetto, infatti, la constatazione che costoro si comportano come sciamani e non come scienziati induce a conclusioni assai negative per il nostro vivere civile. In proposito, va detto che l’epistemologia contemporanea – come ben sanno i veri scienziati – si è molto preoccupata allo scopo di definire le caratteristiche proprie di quella che Karl Popper, con felice intuizione, chiama “logica della scoperta scientifica”, concludendo che la ricerca scientifica procede correttamente per via di esperimenti pratici, che possono confermare oppure falsificare la teoria che di volta in volta si tratti di provare.

Altri studiosi hanno naturalmente arricchito, o parzialmente modificato, il paradigma popperiano, ma il succo del discorso rimane il seguente: la verità scientifica è oggettiva, a tutti comunicabile, accertabile in via sperimentale, riproducibile all’infinito proprio attraverso l’esperimento. E dunque eguale per tutti. La verità scientifica non contiene perciò nulla, ma proprio nulla che chieda atti di fede o di affidamento, basandosi su prove oggettive e sperimentali. Ne viene che quando codesti scienziati dagli schermi televisivi chiedono ripetutamente – al modo appunto degli sciamani centroafricani – atti di fede e genuflessioni agli inebetiti (perché non se lo aspettano) spettatori, irridendoli spazientiti se invece nessuno si genufletta o dimostri la propria fede, in ciò spalleggiati da conduttori televisivi tanto accondiscendenti quanto inconsapevoli, essi non sono soltanto in errore: sono cattivi scienziati.

In altre parole, non sono io il loro giudice e neppure lo sono gli spettatori: il Tribunale che ne condanna il comportamento è quello stesso della scienza. Si consideri, infatti, che oggi nessuno sa con sufficiente certezza se il vaccino dia una copertura di tre mesi, sei mesi o un anno, se il soggetto vaccinato sia contagioso ed entro che limiti, se il vaccino copra dalle varianti del virus, se il soggetto vaccinato possa ammalarsi di nuovo, se i vaccini siano la causa delle morti avvenute oppure no. Se essi producano effetti secondari negativi e quali.

Cosa avrebbero dovuto allora fare e dire questi signori se fossero stati veri scienziati? Avrebbero dovuto semplicemente dire in pubblico la verità senza alcun infingimento: confessare le loro scarse conoscenze in tutta umiltà non avrebbe in alcun modo ferito la loro identità di scienziati. Anzi, l’avrebbe oltremodo potenziata, proprio perché tutti avrebbero convenuto sulla loro serietà scientifica. In particolare, avrebbero dovuto rivelare che i vaccini non sono stati adeguatamente sperimentati per semplice mancanza di tempo, certo non loro imputabile. E che perciò se ne sa ancora troppo poco. Questo avrebbe detto un vero scienziato, finendo per conquistare alla sua causa anche i più riottosi, consapevoli della veridicità delle sue affermazioni.

Invece, ci hanno trattato come pecore da condurre al pascolo, fingendo di sapere ciò che non sanno e perciò, per un verso, contraddicendosi l’un l’altro, per altro verso, chiedendo a getto continuo atti di fede. In tal modo, non solo hanno generato somma confusione e disorientamento – finendo col portare acqua al mulino dei “no vax” – ma si son fatti condannare senza appello dal Tribunale della scienza. Da bravi sciamani.