Non è l’avvocato che rende interminabili i processi

Adesso, tanto per cambiare sulle note dell’eterno giustizialismo all’italiana, si fa la faccia feroce contro gli avvocati come primari responsabili della interminabilità dei processi. Il nostro giornale, anche ieri, non ha fatto a meno di rilevare che solo nel nostro Paese il ruolo dei Pm ha raggiunto ineguagliabili vette di sacralità. Proprio come se dalla lo loro bocca uscisse oro colato.

E ha un bel daffare la ministra Marta Cartabia, che pure discende da quei sacri lombi, a mettere qualche freno alla quotidiana pioggia di “avvertimenti” ben sapendo che col vento che tira potrà portare a casa non molto dello spirito riformista che doveva animare questo suo tentativo di incidere realmente sulla situazione della nostra giustizia.

Intendiamoci, ogni parte in causa attacca e si difende come può ma il punto vero sta nella effettiva portata delle prese di posizione ovvero nel loro riscontro con la realtà che, come la durata dei processi, non può oggettivamente ignorare i compiti, si vorrebbe dire la mission, di accusa e di difesa.

A ciò non va disgiunto il quadro politico nel quale si fa sentire, eccome, una sorta di dependance del cosiddetto partito dei giudici che è il Movimento Cinque Stelle. E che, tramite un Giuseppe Conte in attesa di conferma come capo più o meno supremo, ha espressamente dichiarato come nei riguardi del testo della Cartabia e delle modifiche prevedibili in quella pioggia di emendamenti c’è un limite che il M5S non può oltrepassare. Limite fissato dall’ex ministro Alfonso Bonafede nella prescrizione, avvertendo anche lui: “Nessuno si azzardi a parlare di battaglia ideologica, ma non possiamo garantire che scompaiano nel nulla centinaia di migliaia di processi!”.

I pentastellati sono fatti così: ignoranti come sono della reale complessità di un problema come questo (e di tutti agli altri) sparano a casaccio le loro fatwa, forse rassegnati dal fatto di non essere più presi sul serio soprattutto sulla profezia della “scomparsa di migliaia di processi” che, ad essere buoni, è una boutade, a parte il fatto che se si parla di scomparsa la più probabile è la loro.

In queste ore, si fanno sempre più frequenti gli allarmi dei Pm antimafia con toni drammatici ma con cifre e dati di tutto rispetto, soprattutto perché la durata dei processi può incrociare gli stessi livelli di sicurezza della nazione e termini come improcedibilità preoccupano, se non inquadrati in norme e metodi rigorosi.

Ma, come si dice, in cauda venenum, allorquando spuntano fuori da due autorevolissimi giudici i severi rimproveri agli avvocati, perché ritenuti i principali “colpevoli” di questi ritardi. Un dettaglio che va oltre quanto detto sulla intera questione giustizia. Il fatto è che se l’allarme non può cadere nel vuoto, la riforma Cartabia, anche con l’avallo europeo, non ignora le necessità e le urgenze, spingendo per una approvazione finale cui non mancheranno apporti ora distanti ma fuori da qualsiasi accusa ridicola, ma che la dice lunga sul ruolo del diritto alla difesa che deve essere garantita a chiunque.