Lo Stato di diritto e il possesso di armi

In seguito al caso di Voghera, con l’assessore leghista Massimo Adriatici che ha sparato e ucciso un trentanovenne marocchino durante una lite, si torna a parlare della diffusione delle armi e della necessità di controlli più stringenti. I sostenitori più agguerriti di queste restrizioni sulla vendita e il possesso di armi da fuoco – neanche a dirlo – sono i democratici, che proprio come i loro omonimi d’Oltreoceano sembrano essere davvero terrorizzati dall’idea che ciascun cittadino possa essere in possesso di una pistola o di un fucile da usare per la sua sicurezza personale.

Non possiamo rischiare il “Far West”, dicono costoro con la solita e irritante retorica, peraltro ignorando del tutto cosa fosse e come si vivesse veramente in quel contesto, al netto dei film di Sergio Leone. A questo proposito, consiglio vivamente ai piddini un ottimo libro di Guglielmo Piombini sull’argomento, intitolato “L’epopea libertaria del Far West”: magari impareranno qualcosa in più ed eviteranno di parlare a sproposito in futuro. In ogni caso, il Partito Democratico – come comunica il candidato sindaco di Roma, Roberto Gualtieri – sembrerebbe accarezzare l’ipotesi di rispolverare il ddl Verini, depositato nel 2019, proprio sulla diffusione delle armi e sul rilascio delle licenze per il relativo possesso delle stesse.

L’altra sera, durante il noto talk show di Rete 4, “Stasera Italia”, Gualtieri ha sostenuto la necessità di introdurre misure di controllo più severe sulla diffusione delle armi rispetto a quelle attualmente in vigore, dichiarando come, dal suo punto di vista e da quello del suo partito, il ddl Verini possa essere un ottimo punto di partenza. Siamo uno Stato di diritto – ha detto Gualtieri – e in uno Stato di diritto non si può pensare di andare in giro con la pistola nella fondina o di spararsi contro gli uni con gli altri per ogni minima sciocchezza.

Per ogni minima sciocchezza? Il marocchino rimasto ucciso (pluripregiudicato, con diversi provvedimenti d’espulsione a suo carico e ritenuto un soggetto pericoloso dalle autorità) avrebbe lanciato una bottiglia di vetro contro Adriatici – la cui “colpa” era quella di non averlo salutato passandogli davanti – e alla minaccia dell’assessore di chiamare la Polizia gli si sarebbe avventato contro. A quel punto, l’assessore avrebbe estratto la pistola e il colpo sarebbe partito accidentalmente in seguito a una spinta.

Si fa sempre più strada l’ipotesi della legittima difesa, che se venisse riconosciuta scagionerebbe il politico, attualmente agli arresti domiciliari. Non si tratta, quindi, di una minuzia: aggredire qualcuno a bottigliate, o anche solo a pugni, non è affatto una sciocchezza, per quanto lo strano concetto di sicurezza e di ordine pubblico delle sinistre potrebbe indurre a pensare una cosa del genere. Per loro, il problema è solo la mafia: la criminalità comune, il teppismo, le bande di molestatori e la delinquenza urbana sono quisquilie. Ma la verità è che se qualcuno viene assalito in quel modo ha tutte le ragioni per sentirsi in pericolo e, dunque, ha il diritto di difendersi con ogni mezzo a sua disposizione in quel momento.

In secondo luogo, vivere in uno Stato di diritto non implica che i cittadini debbano essere disarmati: semmai il contrario. Lo Stato, proprio perché rispettoso della libertà dei cittadini, deve riconoscere il loro diritto di portare armi e di usarle per la loro sicurezza: niente a che vedere con la “giustizia fai da te”. Si tratta solo di potersi difendere, se le circostanze lo richiedono. Ma soprattutto, lo Stato di diritto è tale se vi sono dei dispositivi normativi che vincolano l’agire dei pubblici poteri alle regole stabilite. Si tratta, dunque, di una garanzia a favore della cittadinanza: l’autorità non diventerà mai tirannica e non agirà mai in maniera arbitraria.

Sembrerà strano, ma una forte diffusione delle armi serve a integrare tale garanzia e a renderla effettiva. Le armi – come ci insegna il Costituzionalismo americano – servono ai cittadini non solo per difendere se stessi, la famiglia e la proprietà, ma anche per resistere nei confronti di una autorità pubblica che abusasse del suo potere; di uno Stato che diventasse tirannico; per far valere i propri diritti anche se a violarli fosse l’autorità costituita. Le armi, quindi, non solo non contraddicono l’esistenza dello Stato di diritto, ma ne rafforzano il principio: cittadini armati sono cittadini che possono insorgere contro uno Stato autoritario o che agisce in maniera arbitraria, e che in ogni momento possono ristabilire libertà, garanzie costituzionali e democrazia.

Chissà che non sia proprio questa la ragione che rende i socialismi di ogni genere così prevenuti rispetto all’ipotesi di una cittadinanza armata e capace di sparare. Ma cosa prevede, esattamente, il ddl Verini? Per citare alcune delle disposizioni contenute nella legge in questione: i possessori di armi dovrebbero superare dei controlli a cadenza mensile e ricevere ogni volta il benestare della Questura per continuare ad avere il porto d’armi e l’arma stessa; verrebbe introdotto un limite massimo alle armi detenibili (una per motivi di difesa e non più di tre per motivi sportivi); il termine per denunciare il possesso di un’arma dopo l’acquisto passerebbe dalle settantadue ore attuali a dodici ore (il che significherebbe complicare la cosa enormemente, anche per ragioni di tempistica); la verifica dei requisiti psicofisici e la dichiarazione d’idoneità diverrebbe di competenza di un “collegio” di medici pubblici dipendenti, di cui almeno uno psichiatra e un neurologo.

Insomma, possedere un’arma, con questa legge targata Partito Democratico, diventerebbe praticamente impossibile in questo Paese. Tuttavia, a mettere a rischio lo Stato di diritto non sono le armi e la libertà di possederle (e di usarle, se le circostanze lo impongono), ma l’ossessione dello Stato di controllare le vite dei cittadini: la mentalità socialista, per l’appunto. Per il resto, chi vuol procurare del male agli altri può farlo con gli strumenti più disparati e di uso comune. Dunque, che intenzioni abbiamo, cari piddini? Regolamentiamo anche il possesso di coltelli da cucina, martelli, asce e forbici (non meno pericolosi delle pistole e dei fucili, nelle mani di un malintenzionato)? Oppure, più semplicemente, lasciamo a ciascuno la libertà di difendersi e di procurarsi gli strumenti necessari per farlo?