Perché no all’obbligo vaccinale

Premetto che sono vaccinato: l’ho fatto, quando ancora non si parlava di obblighi e lasciapassare, per libera scelta personale, dopo essermi informato e documentato. I leader dei due maggiori partiti del centrodestra si sono espressi contro ogni forma di imposizione. Trovo che non abbiano torto. Né mi sembrano radicali no-vax.

Per cominciare, bisogna correggere alcuni (non rari) malintesi: il Sars-Cov-2 non è un virus a Dna ma a Rna. La differenza non è ininfluente: questi ultimi mutano molto più velocemente adattandosi, spesso, più efficientemente alla risposta immunitaria dell’ospite, naturale o indotta da vaccini, con un meccanismo chiamato di selezione evolutiva. Sulla “vaccine induced selection” esiste moltissima, qualificata, letteratura (confronta Evidence of escape of Sars-Cov-2 variant B.1.351ndr, la cosiddetta Variante sudafricanafrom natural and vaccine-induced sera, Oxford 4/2021).

The survival of the fittest” è il meccanismo darwiniano che seleziona il ceppo che meglio si adatta a sopravvivere e diffondersi. Come insegnava il Premio Nobel, Joshua Lederberg, l’ideale per un virus sarebbe essere completamente asintomatico per l’ospite di cui ha bisogno per sopravvivere. O diventarlo. L’Ebola ha fatto poca strada proprio per la sua letalità.

E no, i virus non spariscono. Tra i virus umani solo il vaiolo è stato eradicato con la vaccinazione (ma non in corso di pandemia). Lo stesso virus della Spagnola, H1N1, che 100 anni fa ammazzava un centinaio di milioni di persone, riappare come un fiume carsico, di tanto in tanto, con nuove, meno mortali varianti. Anche la polio si ripresenta con saltuari focolai nonostante “il gregge sia immune”. Ma il punto non è questo.

La questione centrale, almeno a mio avviso, è se sia giusto imporre obblighi vaccinali. Prima di rispondere bisogna chiedersi come mai si sia diffusa così ampia sfiducia verso la narrativa ufficiale del Covid-19. Ecco, allora, una breve raccolta di affermazioni e smentite spesso originate dalla stessa fonte esperta:

A) in Italia il virus non circola

B) le riaperture provocheranno migliaia di morti;

A) il virus origina da un salto di specie

B) non implausibile la fuga del virus manipolato da laboratorio cinese (la Cina, messa alle corde dall’intelligence sanitaria Usa, lo avrebbe, a denti stretti, ammesso);

A) il vaccino protegge da malattia ma non da rischio di contagiare altri

B) il vaccino protegge dai quadri gravi ma non dalla possibilità di ammalarsi comunque;

A) il guarito da Covid-19 può recidivare quindi deve vaccinarsi

B) anche il vaccinato può ammalarsi;

A) la seconda dose deve seguire di non oltre “x” giorni la prima dose

B) distanziare di più giorni le dosi aumenta la loro efficacia;

A) la seconda dose deve essere dello stesso preparato della prima

B) la seconda dose con diverso preparato fornisce maggiore protezione;

A) i vaccini a Rna non hanno effetti avversi a carico del cuore

B) i vaccini a Rna possono provocare problemi cardiocircolatori;

A) bisogna stare in casa per evitare la circolazione del virus

B) la circolazione del virus stando all’aperto è bassa;

A) meglio vaccinare più persone con la prima dose che meno persone con due dosi

B) solo due dosi proteggono dal contagio ma non è sicuro neanche questo;

A) la risposta anticorpale diminuisce nel tempo ma resta la memoria cellulare

B) le varianti potrebbero “bucare” la difesa degli anticorpi indotta dagli attuali vaccini;

A) nell’estate 2020 quasi azzerati decessi e ricoveri: merito del lockdown

B) nell’estate 2021 quasi azzerati decessi e ricoveri: merito del vaccino;

A) caldo e sole non hanno influenza sul virus

B) il Covid-19 come altri virus respiratori è sensibile a Uva e Uvb;

A) in età pediatrica il rapporto rischi-benefici non è a favore del vaccino

B) per diminuire la circolazione del virus bisognerebbe vaccinare, come in Israele, anche i bambini;

A) ripresa dei contagi in autunno 2020: colpa della Movida

B) ripresa dei contagi in autunno 2021: sarà colpa di chi? Dei bambini no vax?

A questo punto la fede pubblica sembrerebbe fatalmente compromessa e lo scetticismo sempre più dilagante: si può pretendere di imporre una scelta basata su fallaci premesse e illusorie promesse? Si può accettare il dogma dell’infallibilità scientifica della narrativa fin qui propagandata? O del fideistico invito a fidarsi, ciecamente, degli scienziati in un campo ancora largamente inesplorato? Non erano, forse, scienziati quelli che, ad inizio anno, sostenevano che con due mesi di duro lockdown si sarebbe sconfitto il virus (un membro del Comitato tecnico-scientifico, mica un blogger) o, ancor peggio, non erano scienziati quelli che si son fatti sfuggire il virus dal laboratorio di Wuhan?

Il pubblico, frastornato da inutili restrizioni e contraddittorie affermazioni e parole d’ordine e dall’imposizione di consensi (dis)informati con vaste zone d’ombra e di dubbio, deve accettare, supinamente e senza contraddittorio, che siano altri a decidere quale livello di rischio sia giusto imporgli?

I due leader e la maggioranza degli elettori del centrodestra credono che i cittadini abbiano il diritto di essere liberi di scegliere, di essere informati con onesto realismo, di valutare da soli i rischi e i benefici che sono disposti ad affrontare, convinti invece che costretti.

Infine, appare esperimento raccapricciante la pretesa di vaccinare in età pediatrica – paragonando questi vaccini alle più collaudate profilassi prescolari – quando le autorizzazioni europee e nazionali, concesse in via emergenziale, riconoscono che non sono note o prevedibili le reazioni avverse nel lungo periodo (e come potrebbe essere diversamente, data la brevità della ricerca?). Per un cittadino senior la prospettiva di conseguenze avverse dopo 20 o più anni non dovrebbe spaventare. Possiamo affermare la stessa cosa per un bimbo che ha tutta la vita davanti a sé? E a fronte di quali benefici per un soggetto che, nella sostanziale totalità dei casi, supererebbe indenne la malattia?

In conclusione, i governanti e le autorità sanitarie dovrebbero avere il coraggio e l’onestà di ammettere che del Covid1-9 e della sua evoluzione si sa ancora ben poco, che è controproducente la caccia per “stanare i no vax” e che il vaccino non ha proprietà taumaturgiche: può proteggere, in discreta misura, dalle forme più gravi, i più fragili ma non impedisce mutazioni e varianti e potrebbe non essere sufficiente a riportare il virus al più gestibile livello endemico.

Perché, negli anni che saranno necessari prima che ciò accada, serviranno cocktail di altri farmaci e, soprattutto, migliore assistenza domiciliare dei malati. L’unica cosa, quest’ultima, per la quale finora si sono spese poche parole e ancor meno risorse.