Il montanelliano sott’odio

Più invecchia, più il fu redattor giovine del Giornale di Montanelli smania per l’eredità di Indro. Aveva dieci anni l’odierno montanelliano sott’odio quando nacque Il Giornale, nel ’74. Eppure se ne considera custode delle memorie. Sennonché, appena il Vecchio ebbe tra le mani Il Fatto Quotidiano, chiese ai suoi stimati amici, Giuseppe Prezzolini e Leo Longanesi, cosa pensassero di quel foglio stampato in raccapricciante rosso venato di nero. Prezzolini sospese il giudizio, storcendo appena la bocca. Longanesi, che Indro giudicava campione di buon gusto, specialmente editoriale, tossì ricordando a Indro che l’eredità di Montanelli era soltanto Montanelli stesso. Nessuno poteva rivendicarla. Chi tentava di accaparrarsela era un gradasso vanesio. E pure un abusivo, intellettualmente e politicamente.

Marco Travaglio, pretendendo un’eredità senz’averne diritto né per testamento né per legge, appare quel ch’è, un innamorato che ha sbagliato l’amore in cui si identifica. Nonostante i suoi brillanti successi, la tenera età gl’impedisce di ricordare chi collaborava con Il Giornale e di meditare cosa vi scrivesse. Il meglio degl’intellettuali del liberalismo classico trovò ascolto nel Direttore che diede loro voce e tribuna, irreperibili nella stampa d’epoca dove erano di sinistra pure gli strilloni. Montanelli insorse e fermò la deriva italiana cattocomunista, anche a costo dell’apparente rinnegamento delle sue idee (“Turatevi il naso e votate Dc”!). Travaglio la asseconda, quella stessa deriva riveduta e corretta, compiacendosi di lasciarsi accreditare come il guru del sinistrismo moralizzatore, un ruolo e un compito che Montanelli dimostrò di aborrire con la sua vita.

Montanelli, come tutte le persone di carattere netto, era difficilmente catalogabile. Conservatore, anarchico, liberale, umanitario, sì anche. Ma soprattutto un patriota di stampo risorgimentale (suo humus familiare e culturale), che si identificava nella Destra Storica. E questo è un punto fermo incontestabile. Quanto al resto, cento sfumature! Travaglio, essendo diverso da Montanelli sotto ogni riguardo e smaniando impudicamente di assomigliargli, all’evidenza mostra di essere afflitto dal transfert giornalistico. Si tratta di questo: nella psicanalisi, per quanto pseudo scienza, capita di frequente che l’analizzato trasferisca sull’analizzatore i sentimenti che ha provato per un’altra persona oppure per l’analista stesso, che gli fa il controtransfert. Steso sul lettino del celebre professor Marcolino Travaglietti di tendenze freudiane-junghiane-lacaniane, il giornalista Marco Travaglio trasferisce all’analista il devastante amore nutrito per Montanelli, amore che l’analista gli restituisce con integrale controtransfert. Lo scambio tra transfert e controtransfert, Freud dixit, chiude il cerchio dell’identificazione professionale: Travaglio è Montanelli, Montanelli è Travaglio.

La psicanalisi compie il miracolo. La quaglia vola all’altezza dell’aquila; il moralisteggiante reazionario, del conservatore moralista; il rozzo gusto editoriale, dell’eleganza bodoniana.