Da “In nome del Papa Re” alla riforma Cartabia

In nome del Papa Re” è un film del 1977; tempi nei quali il cinema, figuriamoci la politica, traevano ispirazione da ciò che avveniva nelle piazze e non sui social degli influencer. Una scena mi ha sempre colpito; quella il cui Luigi Magni fa esclamare ad un magistrale Nino Manfredi/Cardinal Colombo: “È finito tutto perché sono arrivati i piemontesi o sono arrivati i piemontesi perché è finito tutto?”.

Ci ho ripensato in questi giorni, dinanzi all’indecoroso balletto che i partiti stanno mettendo in circa la Riforma Cartabia. Pare che nei palazzi del Potere (ed in quelli di Giustizia perché, non giriamoci attorno, da lì provengono molti dei “pizzini” inviati al premier ed alla sua guardasigilli) non si sia ancora compreso che Mario Draghi è lì perché un intero sistema è collassato.

Spero, pertanto, che il “curriculum ambulante”, come lo ha definito qualcuno, porti la riforma in Parlamento così come è fregandosene di veti, capricci e ricatti vari ed avariati; sia quel che sia. Sarebbe una strategia win-win.

O il Governo ottiene la fiducia e si smaschera il bluff di molti senza-mestiere terrorizzati dall’idea di doversi finalmente cercare un lavoro, o si dimostra agli italiani che razza di cialtroni hanno in molti casi eletto. Come in quell’ormai antico film i bersaglieri stanno già a Porta Pia anche se qualcuno pare non accorgersene.