La nemesi per la Procura più Procura di tutte: quella di Milano

Ci voleva la figuraccia nel processo (perso) Eni-Nigeria perché anche la Procura della Repubblica di Milano facesse i conti, innanzitutto, con se stessa e poi con la stampa un tempo amica. Ed è curioso, detto inter nos, che la resipiscenza sia nata e si sviluppi intorno al supercolosso mondiale come l’Eni che, ai tempi delle glorie borrelliane, la “sua” Procura non ebbe alcuna remora a colpire persino mortalmente ove si ricordi il suicidio di Gabriele Cagliari, suo presidente. Una vendetta post mortem, viene facile commentare, troppo facile se non fosse che lo spettacolo offerto dalla sconfitta storica di questa Procura narra della fine di una vicenda e dei suoi personaggi tutti destinati ad un inesorabile tramonto.

Qualcuno può anche dire e scrivere che si tratta di un “occaso malinconico” benché questo sia accompagnato se non addirittura provocato da cause per dir così locali, per taluni aspetti burocratiche e organizzative. Noi, leggendo in questi giorni gli accadimenti procuratizi, ritroviamo nomi antichi, d’antan, quando parlarne e scriverne suscitava pochi freni all’entusiasmo giustizialista acceso dal loro pm Antonio Di Pietro e la leggenda del Pool cominciava a diffondersi con le sue conseguenze non solo giudiziarie ma più propriamente politiche, lasciando in ombra errori e disattenzioni che proprio quella leggenda non poteva accettare ma che oggi, quasi casualmente, stanno emergendo intitolate, per ragioni ovvie, al Procuratore della Repubblica, Francesco Greco, già pupillo di Francesco Saverio Borrelli e membro, sia pure alle primissime armi, del Pool di Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo quest’ultimo non estraneo a questa vicenda, sia pure di sguincio. E comunque si vedrà.

No, non c’è nessuna malinconia nella ripetuta immagine riesumata in questi giorni dei cosiddetti (allora) quattro cavalieri dell’Apocalisse soprattutto perché la storia italiana ha fatto passi in avanti cambiando il Paese, la società, gli individui ma di queste profonde e irreversibili mutazioni non pochi addetti alla giustizia, mettiamo parte della Procura ambrosiana, non hanno fatto i conti. E, infatti, la lite fra due Procure e due procuratori la dice lunga non soltanto sulla mancata comprensione dei fatti e dei cambiamenti ma dell’inevitabile scivolamento verso la normalità. Si potrebbe anche scrivere la marginalità di un potere che la stessa politica di oggi, a parte lo scaglione giustizialista pentastellato, ritiene necessario in merito a una riforma che, lo speriamo di cuore, sia in grado di dare (e di dire) a ciascuno il suo.

Naturalmente questo è un augurio ma soprattutto una necessità della quale si stanno rendendo conto, ma senza ombra di autocritica, quei media che fecero del Pool gli eroi senza macchia e senza paura e ne esaltarono il potere sperando, alcuni di loro, che sarebbe stata una vittoria politica (e di sinistra) quella della magistratura che annientava la Prima Repubblica, non immaginando che avrebbe vinto proprio quel Silvio Berlusconi che detestavano allo stesso modo di Bettino Craxi e che oggi, trent’anni dopo, è vivo e vegeto e fa politica dando saggi consigli a Mario Draghi, non solo a proposito della riforma della giustizia.

Nessuna malinconia ma, semmai, la presa d’atto che l’impietosa Dea Nemesi attende tutti e che, in quanto tale, non fa sconti anche per chi si pensava al di sopra, in alto, in una sorta di trono all’ombra della foto storica, dal quale predicare e, soprattutto, condannare. Missione dei giudici si dice che è invece quella di perseguire i reati e chi li compie. Un momento non facile per Francesco Greco, a un anno dalla pensione, tanto più se si è chiamati a rendere conto politicamente di una sconfitta processuale catastrofica come il processo Eni e delle scelte istruttorie del suo aggiunto Fabio De Pasquale (nel mirino di questi, a suo tempo, Berlusconi e Felice Confalonieri, tanto per fare un esempio di “continuità indagatrice”) e per questo indagato a Brescia e sottoposto all’azione disciplinare. Quando si dice la nemesi.