Il teologo del virus

Credo di non essermi mai trovato in sintonia con Claudio Borghi, deputato della Lega. Tuttavia, nello scontro a distanza con Roberto Burioni, l’uomo dei vaccini per antonomasia, credo che abbia ragione da vendere. Contestando l’apodittica affermazione che il virologo pesarese va propagandando da tempo, ossia che l’immunità dei guariti dal Covid-19 sarebbe inferiore a quella che si ottiene con i vaccini, Borghi ha citato alcuni studi che dimostrerebbero il contrario. Ma il virologo superstar non ammette di essere contraddetto e così risponde in un tweet: “Lei non ha capito. Non so quale sia il suo lavoro, il mio – da professore universitario – è quello di decidere se una persona sa o non sa la virologia, e se non la sa, bocciarla. Lei non la sa (non l’ha studiata) ed è bocciato. La scienza non è democratica. Studi e torni a settembre”.

Dunque, per Burioni la virologia è come una religione: o si sa o non si sa, e chiunque non accetti di bersi senza fiatare le sue pozioni virali è un eretico ignorante. A tale proposito vorrei segnalare al nostro genio incompreso che anche il professor Paolo Gasparini, membro esperto del Consiglio superiore di sanità, sostiene la stessa eresia di Borghi. Secondo quest’ultimo esperto, infatti, “i guariti sono immuni contro tutte le porzioni del virus a differenza dei vaccinati che sono stati immunizzati solamente contro la proteina Spike (una parte del virus)”. E come Gasparini tanti altri scienziati italiani ed esteri stanno da tempo ripetendo la medesima teoria.

Ma per Burioni non ci sono teorie nel suo campo. Egli ha da tempo scoperto il dogma assoluto: basta ripetere all’infinito la stessa cosa tutte le domeniche, nel salotto televisivo di Fabio Fazio, per renderla una verità rivelata da stampare a caratteri d’oro nel libro dei gonzi, che lo considerano un mito vivente della scienza.