Nucleare: ma tutto questo Letta non lo sa. O se ne frega?

La diatriba di questi giorni sul nucleare dimostra che certi ambientalistiprogressisti”, “amici del popolo” ed “europeisti”, e che hanno un capo nel segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, sono quegli stessi che si oppongono al progresso tecnico, che provocano – certo senza saperlo! – gli aumenti delle bollette della luce e del gas e che stanno per favorire – certo senza volerlo – la disoccupazione di massa in Italia.

La decisione di fine anno della Commissione dell’Unione europea di proporre il nucleare (e il gas) tra le tecnologie da usare e da incentivare nella transizione ecologica alla decarbonizzazione ha diviso le forze politiche italiane della maggioranza di Governo. Immediatamente si sono schierate quelle di centrodestra a favore, mentre Pd e Cinque Stelle si sono schierate contro.

Il segretario del Pd, Enrico Letta, non ha perso l’occasione per affermare la sua leadership nel centrosinistra e prendere la testa degli oppositori al documento dell’Ue, come un cane che voglia marcare il suo territorio. “Non ci piace la bozza di tassonomia verde che la Commissione Ue sta facendo circolare. Linclusione del nucleare è per noi radicalmente sbagliata. E il gas non è il futuro, è solo da considerare in una logica di pura transizione verso le vere energie rinnovabili” ha “twittato” Letta, il progressista. Nella sua foga, Letta forse non si è accorto di star prendendo una posizione reazionaria, antipopolare ed antieuropeista. Sembra non sapere che non è certo un progressista chi si oppone al progresso tecnico e scientifico, agitando paure e terrori verso il nucleare che, con le nuove tecnologie, non hanno più ragione di esistere. Né sembra sapere che non lo è certamente nemmeno chi ripropone un ritorno ad un fantomatico passato dell’“Eden verde” tutto sole e vento. Di solito questi personaggi sono chiamati reazionari! Specie se nel frattempo gli esperti e gli scienziati stanno avvertendo che le fonti rinnovabili di energia (fotovoltaico ed eolico) non possono essere sufficienti e risultano estremamente costosi, se si contano anche gli incentivi statali erogati. Chi paga? Le prossime generazioni!

Ma forse Letta non si è accorto – che distratto! – che da qualche anno non si sta parlando in Europa delle grandi centrali nucleari di vecchio tipo, ma di quelle di “quarta generazione” e, cioè, dei cosiddetti Smr (Small modular reactor). Forse non sa che gli Smr sono piccoli reattori molto più sicuri dei vecchi, che producono molte meno scorie radioattive e che – secondo recenti calcoli dell’Enea – sono molto più economici dei vecchi. Vogliamo credere che non sappia nemmeno che essendo costruiti “a moduli” assemblabili possono essere costruiti e montati molto velocemente e sono facilmente trasportabili e rimovibili, riducendo anche i tempi e i costi di dismissione e sostituzione. Forse non sa che, come ogni tecnologia nucleare, i reattori Smr non emettono anidride carbonica? E che è questa la ragione per cui la Commissione dell’Unione europea saggiamente li ha inseriti nella sua “tassonomia”?

E allora – se lo sa – perché si oppone? Non vogliamo credere che – come ha insinuato l’esperto vero di sinistra, Umberto Minopoli – abbia pensato: “Se lo dice Matteo Salvini, io dico il contrario”. Non sarebbe serio! E Letta è una persona seria! Certamente Letta sa, però, che su quei reattori di ultima generazione stanno puntando diversi Paesi avanzati, tra cui gli Usa, la Gran Bretagna e la Francia, nostro diretto concorrente in molte produzioni. E sa anche che se il Governo lo ascoltasse, l’Italia rischierebbe di perdere competitività. E non può non sapere che persino la Germania ha superato le sue iniziali perplessità (dovute alla presenza dei Verdi antinucleari nel governo del nuovo cancelliere Olaf Scholz) annunciando che aderirà alla tassonomia dell’Ue. E che fa? Se ne frega?

È di questo parere persino Chicco Testa, un altro esperto, vero anche lui di sinistra, che lo ha preso in giro così con un tweet: “In un colpo solo hai messo in imbarazzo i tedeschi che avevano accettato il compromesso, fatto incazzare Macron che è il migliore alleato dell’Italia, fatto un autogol sul gas di cui abbiamo disperatamente bisogno. Complimenti! E intanto le bollette sono raddoppiate. Ma chissenefrega…”.

Ma quello che sorprende di più è che un uomo di sinistra e, quindi “amico del popolo” come Letta non sappia che proprio le lobby delle “rinnovabili”, di cui si fa paladino e capo, sono all’origine delle bollette esose che colpiscono ovviamente molto di più le famiglie meno abbienti. Vogliamo credere che a Letta sia sfuggita l’intervista del 13 novembre scorso al Corriere della Sera in cui il presidente dell’Eni, Claudio Descalzi, affermava che i recenti aumenti sono dovuti alle distorsioni del mercato create anche dall’obbligo imposto dalla politica alle imprese energetiche di investire nelle rinnovabili e che quegli aumenti perciò dureranno anni. Siamo certi che nessuno lo abbia informato che in quella stessa intervista lo stesso Descalzi chiedeva di lasciarlo investire, invece che sul solare e dall’eolico (per i quali l’Eni ha speso nel 2021, 2,4 miliardi di euro) su nuove tecnologie tra cui quelle nucleari.

Tuttavia, ci riesce difficile credere che Letta non abbia inteso dire che quegli aumenti nei costi energetici rischiano di provocare l’uscita dal mercato di molte piccole e medie industrie italiane consumatrici di energia elettrica, tanto che si prevede che possa provocare ben 500mila disoccupati in più. Questo Letta certamente lo sa. E che fa? Se ne frega? Non possiamo crederlo. Ma visto che Letta è un uomo di sinistra vorremmo informarlo che l’aumento delle bollette per le famiglie e per le imprese deve essere attribuito proprio alla lobby delle rinnovabili per la semplice ragione che sulle bollette pesano – come si sa – i cosiddetti “oneri di sistema”. Lo informiamo anche che questi oneri altro non sono se non una tassa con cui i consumatori di energia, specie le famiglie meno abbienti, ripagano lo Stato degli enormi incentivi che lo stesso Stato italiano eroga in gran parte (circa l’80 per cento) destinati a finanziare le installazioni di impianti solari ed eolici. Secondo l’ex presidente dell’Enel, Chicco Testa, questi incentivi finora sono costati negli anni passati ben 250 miliardi di euri e ogni anno ammontano attualmente alla considerevole cifra di circa 15 miliardi. Il solo fotovoltaico assorbe in incentivi oltre il 50 per cento della torta. Particolare rilevante è che quegli incentivi foraggiano soprattutto le industrie cinesi dei pannelli solari, leader indiscussi sul mercato mondiale.

Letta, poi, sa bene che il Governo Draghi ha speso nel 2020 la cifra di 7,8 miliardi per ridurre gli effetti dei rincari del gas sulle bollette, che senza quell’intervento sarebbero ulteriormente aumentate di circa il 55 per cento. E sa anche che quei miliardi di calmiere non potranno essere reiterati negli anni prossimi, anche perché vanno ad appesantire il già insostenibile debito pubblico e un giorno saranno pagati dai contribuenti e verosimilmente dalle prossime generazioni. Letta lo sa di certo e altrettanto certamente se ne frega. Secondo gli esperti basterebbe un sussidio pari al 10 per cento di quello attualmente goduto dal fotovoltaico per rendere i nuovi reattori nucleari Smr competitivi con il gas naturale. La differenza potrebbe essere facilmente colmata senza ulteriori oneri per i contribuenti, riducendo del solo 10 per cento gli esosi sussidi agli impianti solari. Ma non si può perché ci sono Letta e compagni. Essi forse sanno anche questo, ma se ne fregano.

In Italia, più che altrove, la presunta esosità del nucleare è l’effetto dell’immane distorsione del mercato a favore delle rinnovabili che è una conseguenza di scelte politiche assunte per le pressioni della lobby del signor Letta e compagni. Sappia o non sappia tutto questo, Letta continua a fare il paladino delle lobby degli ecologisti radicali anti-nucleari che agitano il pericolo di una catastrofe climatica (che non ci sarà, secondo gli scienziati più seri) e tuttavia continuano a gridare il loro “no al nucleare” (che è a zero emissioni di Co2) e continuano a sostenere l’impossibile e costosissima linea del “tutto rinnovabili”. Una linea irresponsabile che, tra l’altro, mette in grande imbarazzo il premier Mario Draghi, perché spacca la maggioranza su una questione strategica. Draghi dovrà decidere entro due mesi. E questo Letta non può non saperlo.

Comunque, gli italiani che pagano sempre più esose bollette e quelli che resteranno disoccupati dovrebbero essere messi in grado si sapere e di essere informati (molto di più e meglio di quanto abbiano fatto sinora leader del centrodestra e i grandi media) su chi sia la causa del disastro imminente. In prima fila rischia di essere messo il “progressista” e “amico del popolo”, l’“europeista” Letta, capo in testa del fronte dei reazionari italiani nemici del progresso tecnico e delle classi meno abbienti. E tutto per inseguire il consenso e domani il voto di quelli che il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha definito “ambientalisti radical chic”. E questo Letta lo sa e non se ne frega.