La Sicilia negli Usa, l’intervista a Cipolla

Tutti sanno che il primo gruppo regionale all’interno della comunità italiana negli Stati Uniti è quello siciliano. Il periodo di emigrazione di massa, quello che iniziò nel 1880 e terminò più o meno nei primi anni Venti del XX secolo, all’inizio non vide la Sicilia come regione predominante. Alcuni siciliani erano già emigrati a New Orleans (alla fine del XIX secolo, il 90% dei 30mila italiani che vivevano a New Orleans erano siciliani), o in California: il loro contributo, un contributo enorme, all’emigrazione italiana di massa negli Usa ebbe una profonda accelerazione a partire dal 1900. Molti si sistemarono in una specifica strada dell’originale Little Italy a Manhattan: camminando lungo Elizabeth Street a quel tempo era molto più facile sentire il dialetto siciliano che la lingua italiana o quella inglese. A quel tempo i siciliani furono molto discriminati: nel 1911 in Louisiana furono descritti come “non bianchi”. Col passare del tempo, alcune di queste cose sono un po’ cambiate, fino a quando il film “Il Padrino” (tratto da un romanzo di grande successo scritto dal siciliano Mario Puzo) non ha portato di nuovo la Sicilia sotto i riflettori, ancora una volta in un senso non propriamente piacevole. Oggi, milioni di italoamericani, decine di gruppi, diverse feste e sagre sono orgogliosi della loro origine siciliana e felici di celebrarla: scegliere uno di loro per parlare della propria “sicilianità” non è stato facile. Il professor Gaetano Cipolla (nella foto), presidente di “Arba Sicula”, è probabilmente la scelta perfetta. Lo ringraziamo molto per la sua generosità nel rispondere alle nostre domande.

Professor Cipolla, cos’è Arba Sicula e quali sono le vostre attività?

Arba Sicula è un’organizzazione no-profit fondata nel 1979 per lo studio, la conservazione e la promozione della lingua e della cultura siciliana. Abbiamo oltre 1900 membri in tutto il mondo e almeno un membro in ogni stato degli Usa, compresi Alaska e Hawaii. Il nostro sito web www.arbasicula.org spiega i nostri obiettivi e le nostre attività. Pubblichiamo un giornale intitolato “Arba Sicula” che contiene sezioni di poesia, prosa, arte, storia, cucina, cinema, recensioni di libri: tutto relativo alla Sicilia. La rivista è interamente bilingue (siciliano/inglese). Ogni pagina è tradotta in inglese. Di solito è di 160 pagine, a volte è più grande. Pubblichiamo anche una rivista di 20 pagine intitolata “Sicilia Parra”, due volte l’anno, che informa i nostri membri circa i nostri eventi. Negli ultimi 35 anni abbiamo organizzato centinaia di programmi (recital, concerti, gruppi di danza, eventi teatrali, conferenze e film) per le nostre comunità siciliane. Questi eventi, che si tengono alla St. John University, sono gratuiti per i nostri soci e i loro ospiti e di solito includono rinfreschi. Iscriversi costa 30 dollari l’anno per gli anziani e 35 dollari per i membri regolari. Da Oltreoceano il costo è di 40 dollari.

Dal momento in cui lei emigrò negli Stati Uniti negli anni ‘50, ha dedicato la sua vita alla conservazione e alla rappresentanza della lingua e della cultura siciliana negli Stati Uniti. Che cosa ha imparato a proposito dei siciliani d’America?

I siciliani che vivono negli Stati Uniti mantengono un legame emotivo con la loro isola e cercano di passarlo ai loro figli insieme con il loro amore. Fondamentalmente i siciliani cercano di creare un’altra Sicilia ovunque vadano. Creano negozi che portano il tipico cibo siciliano; pizzerie dove è possibile ordinare arancine, pasta chî sardi, capunata; panifici dove si può acquistare pane siciliano. Dal momento che qui l’emigrazione siciliana non è più possibile, coloro nati in Sicilia stanno diminuendo e con loro ne soffre anche la lingua siciliana. Tuttavia, la seconda e la terza e anche la quarta generazione sono interessate a coltivare e arricchire la loro conoscenza della Sicilia. Arba Sicula gestisce ogni anno un tour della Sicilia di grande successo, per i suoi membri e per gli altri che vogliono scoprire l’isola. Quest’anno (il nostro ventesimo anno) si svolge in due volte consecutive a causa del grande numero di persone che hanno interesse a parteciparvi. La Sicilia è il “segreto meglio custodito”, ma in realtà questo ormai si conosce e Arba Sicula ha avuto una parte importante in tutto ciò.

Se le chiediamo di citare alcuni importanti personaggi che hanno rappresentato e ancora oggi rappresentano oggi l’orgoglio di essere siciliani negli Stati Uniti, che nomi le vengono in mente?

Potrei citare centinaia di personalità di origine siciliana. Se si cerca su Google o Wikipedia “siciliani celebri” ne escono tantissimi. Frank Sinatra, Al Pacino, Frank Capra, Joe Di Maggio sono solo i primi che mi vengono in mente. Arba Sicula ha 7 giudici della Corte Suprema dello Stato di New York tra i suoi membri. L’uomo che ha inventato il Moon Rover era un nostro membro ed è venuto con noi in Sicilia in uno dei nostri tour.

C’è una storia di qualcuno non particolarmente conosciuto o famoso, che è utile per raccontare l'esperienza dei milioni di siciliani che sono venuti negli Stati Uniti in cerca di una nuova vita?

I siciliani costituiscono circa il 40% su 26-28 milioni di italoamericani. Ognuno avrebbe avuto una storia interessante da raccontare, simile ad altre eppure unica, relativa alle lotte e alle difficoltà che hanno dovuto superare per combattere contro la discriminazione, gli insulti, la violenza e la diffamazione, e diventare parte integrante della società americana. Tutti gli immigrati in America hanno dovuto affrontare momenti difficili, ma i siciliani sono stati colpiti da un trattamento molto più brutale, soprattutto durante i primi anni del loro arrivo. Fortunatamente le cose sono migliorate, ma c’è un sospetto persistente verso i siciliani, grazie ai media che sembrano ancora considerare i siciliani come sinonimo di criminalità organizzata, dei quali non fidarsi. Arba Sicula è stata fondata anche per presentare un’immagine più reale dei siciliani nel mondo. Il 25 aprile, ho tenuto una lezione a una conferenza sulla mafia al John Jay College of Criminal Justice, circa un maldestro tentativo da parte del National Defense Institute di insegnare il siciliano al loro personale militare e di polizia. Hanno creato un manuale pieno di stereotipi terribili contro i siciliani, presentandoli come gangster analfabeti che non sanno nemmeno parlare siciliano, ma un ibrido che ho definito sicul-inglese.

La mafia ha ovviamente danneggiato molto la percezione della Sicilia e dei suoi cittadini negli Stati Uniti. Joe Petrosino fu un vero eroe siciliano, che combatté la mano nera nella New York degli inizi del secolo scorso: ma la mafia lo uccise a Palermo nel 1909...

Certamente la mafia ha fatto molto male alla reputazione dei siciliani. Anche i media hanno fatto del loro meglio per ingigantire il problema. Io sostengo che la mafia sia un’aberrazione, una deviazione da ciò che è normale, fatta da un piccolo gruppo di individui che hanno rovinato le cose per tutti gli altri. La grande maggioranza dei siciliani è rispettosa della legge, lavora duro e onestamente, è molto affidabile e dedita all’istituzione familiare, e non merita di portare lo stigma della mafia. Abbiamo bisogno di combattere gli stereotipi, in ogni occasione. I siciliani deve imparare cosa sia la loro eredità, perché se la conoscessero meglio avrebbero una grande quantità di informazioni per contrastare gli stereotipi. Arba Sicula sta creando una impressionante libreria di volumi sulla lingua, la storia, le tradizioni, la poesia e l’arte della Sicilia, in modo da informare meglio i nostri membri. Ho creato due serie di libri per la casa editrice Legas. “Pueti d'Arba Sicula”/“Poeti di Arba Sicula” ha 13 volumi al suo attivo, e riguarda i migliori poeti che scrivono in siciliano. I libri sono sempre bilingue. Crediamo che i poeti siano i nostri migliori ambasciatori. La seconda serie si chiama “Sicilian Studies” e ad oggi contiene 27 volumi. Abbiamo anche dato sovvenzioni per aiutare scrittori della nostra terra a raccontare la storia dei siciliani, perché troppo spesso le nostre storie sono state raccontate da non siciliani.

C’è una differenza, secondo lei, tra gli italoamericani e i siciliani d’America?

I siciliani hanno 3000 anni di storia. Hanno sempre avuto una propria identità. Anche al tempo dei greci, essi hanno combattuto per affermare la loro identità di siciliani. Tutte le diverse dominazioni non hanno cambiato questo. Anche se sono italiani dal 1861, essi mantengono la loro identità culturale. Nel più ampio contesto americano, le differenze tra i siciliani e gli altri italiani si sono un po’ attenuate: ma se chiedete a un siciliano di dire ciò che egli è, la risposta sarà “Io sono siciliano”, di solito seguita da “e sono fiero di esserlo”. Io non conosco nessun altro italiano che volontariamente aggiunge questa informazione. Naturalmente, ciò che intendono è che non si identificano con gli stereotipi negativi relativi ai siciliani, ma li considerano falsi e calunniosi.

La Sicilia è la regione italiana da cui proviene il maggior numero di persone che sono emigrate in America. Oggi la Sicilia soffre di un diverso, opposto problema: migliaia di disperati fuggono dall’Africa e trovano a Lampedusa il porta d’ingresso in Europa, causando diverse difficoltà in una cittadina e in una regione che fanno il più possibile, ma chiaramente non sono nella condizione di soddisfare un tale grande numero di persone disperate. A volte accadono tragici incidenti, e purtroppo molte persone sono morte. Come siciliano che è emigrato, anche se non su una barca in queste condizioni disperate, qual è la sua sensazione su questo?

Si tratta di un triste stato di cose in Sicilia e in Italia, al momento. Guardo le trasmissioni Rai con sgomento e impotenza. Le condizioni economiche della Sicilia sono terribili. La disoccupazione è estremamente elevata, le infrastrutture sono scarse o inesistenti, ospedali, scuole, mezzi di trasporto sono in disperato bisogno di manutenzione. L’anno scorso per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia mi è stato chiesto da una rivista di rispondere alla domanda se la Sicilia stesse meglio adesso o prima di diventare italiana. La mia risposta è stata sì, meglio adesso, ma con molte riserve. L’Italia non ha investito in Sicilia o nel sud. Con una serie invidiabile di ricchezze naturali, artistiche e archeologiche che pochi altri luoghi al mondo possono vantare, il turismo non è quello che dovrebbe essere. Il divario tra Nord e Sud non si sta riducendo, in alcuni casi si sta espandendo. I problemi delle persone disperate che fuggono dal Nord Africa sono simili alla devastazione che causò l’emigrazione del 25% della popolazione siciliana tra il 1890 e il 1915. È uno spettacolo triste e deprimente. Recentemente ho visto un documentario su come ai siciliani è stato vietato di offrire un aiuto ai rifugiati per non essere accusati di favoreggiamento verso i clandestini che entrano nel Paese. E sono stato orgoglioso di vedere un pescatore siciliano sostenere invece la sua convinzione che in mare, se si può, si deve sempre aiutare le persone ed evitare che anneghino, anche a rischio di andare in prigione. Non so quale sia la soluzione. I siciliani sanno che l’ospitalità è un dovere sacro, e onorano i loro ospiti. Ma cosa possono fare se non hanno mezzi per nutrire anche se stessi? Non dovrebbe ricadere sulle loro spalle il peso del malcostume, dei malgoverni, dell’avidità e dell’ingiustizia che spingono le persone a fuggire dal loro Paese. Si tratta di un problema più ampio, che richiede l’attenzione di tutto il mondo.