“L’instabile” nucleare iraniano

In una videoconferenza trasmessa sulla tv nazionale iraniana Irib sabato 10 aprile, il presidente della Repubblica islamica, Hassan Rouhani, ha inaugurato il nuovo impianto di assemblaggio delle centrifughe di Natanz, nell’Iran centrale, ordinando di testare tre nuove “centrifughe a cascata”. Poche ore dopo, domenica mattina, un “blackout” ha interessato l’impianto di Natanz. Queste nuove centrifughe offrono all’Iran la possibilità di arricchire l’uranio più velocemente ed in quantità maggiori in volumi, con un grado di “raffinatezza” molto elevato.

L’Oiea, l’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran, ha manifestato subito il sospetto che si potesse trattare di un sabotaggio. Behrouz Kamalvandi, portavoce dell’Oiea, tramite l’agenzia di stampa ufficiale Fars, ha dichiarato che l’incidente è avvenuto nel sito nucleare di Chahid-Ahmadi-Roshan, a Natanz, che è uno dei più importanti centri di programmazione nucleare iraniano. Ricordo che gli accordi sul nucleare iraniano, siglati a Vienna nel 2015 tra Iran e Stati Uniti, Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia più Germania, vietano la costruzione di nuove “centrifughe a cascata”, imponendo la limitazione dell’inutilizzo della maggior parte di quelle già esistenti. L’arricchimento dell’uranio è un passaggio necessario per la costruzione della bomba atomica. Tuttavia gli Sati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, nel 2018 hanno unilateralmente contestato gli accordi del 2015, ristabilendo le sanzioni revocate con il patto di Vienna. Per risposta, dal 2019, l’Iran si è svincolato dalla maggior parte degli impegni sottoscritti a Vienna, compreso quello di limitare le sue attività nucleari.

In un primo momento Kamalvandi ha parlato di incidente, e che a Chahid-Ahmadi-Roshan il “problema” è stato di natura elettrica, senza chiarire la causa. Domenica Ali Akbar Salehi, direttore dell’Oiea, ha invitato la comunità internazionale e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) a considerare “terrorismo antinucleare” il blackout, senza fornire dettagli sulla natura dell’attacco, che ha comunque definito “futile” alla luce del danno causato.

È stata poi data notizia di un ferito e forse di fuoriuscita di materiale radiativo, ed è stata aperta immediatamente una inchiesta. È noto che l’Iran sta operando a livello di diplomazia internazionale e su tutti i fronti, affinché le vengano revocare le sanzioni, e il blackout si è verificato il giorno dopo della Giornata nazionale (iraniana) della tecnologia nucleare (9 aprile); ciò ha fatto pensare all’ennesima infiltrazione dei servizi segreti stranieri e di sabotaggio, come dichiarato anche dal deputato Malek Shariati, portavoce del Comitato parlamentare per l’energia. L’affermazione di Shariati è stata suffragata domenica dal collega giornalista Amichai Stein, che lavora per l’emittente televisiva pubblica israeliana Kann, il quale ha twittato “si ritiene che il guasto nel circuito elettrico di Natanz possa essere il risultato di un’operazione informatica israeliana. Inoltre, secondo l’emittente pubblica israeliana che cita fonti dell’intelligence, si è trattato di un attacco informatico effettuato dal Mossad. Il canale 13 israeliano descrive una carica esplosiva collocata direttamente sul sito; il suo esperto militare, Alon Ben David, citando fonti Usa e occidentali, afferma che l'attacco “fa perdere all’Iran la sua capacità di arricchire l’uranio in questa struttura, che contiene circa 7mila centrifughe”.

Ricordo che a luglio un impianto di assemblaggio di centrifughe a Natanz, di alta tecnologia, è “saltato” a causa di una misteriosa esplosione; allora gli organi investigativi iraniani dissero che era stato un sabotaggio di origine “terroristica", ma, ad oggi, ancora non sono stati svelati né i dettagli dell’evento, né gli eventuali autori. Comunque, la Repubblica Islamica, tramite l’agenzia di stampa ufficiale, l’Irna, ha poi avvertito/minacciato Stati Uniti e Israele, di astenersi dal produrre qualsiasi azione ostile fatta con ogni strumento (servizi o altro) contro Teheran. Rouhani ha sempre negato di volersi dotare di bomba atomica, confermando l’uso civile del nucleare. Per contro Benjamin Netanyahu, che ha sempre sottolineato di essere indifferente agli accordi di Vienna, verso i quali nutre enormi dissensi in quanto non offrono sufficienti garanzie di sicurezza per Israele, accusa Teheran di cercare di acquisire segretamente armi atomiche.

Intanto, il Segretario alla difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin e il Governo israeliano, domenica 4 aprile, si erano incontrati per discutere del dossier nucleare iraniano. Tante coincidenze “nell’abbraccio” del Mossad e della Cia in un Iran dove i servizi segreti israeliani e non solo, “passeggiano” spesso tra le maglie dei Servizi di sicurezza iraniani.